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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

12/11/2008


Dettaglio intervista

«Erano parole di simpatia». Franco Frattini non può che rispondere così a una domanda sulla gaffe di Berlusconi su Barack Obama, anche perché il ministro degli Esteri con gli americani sta già lavorando al "dopo- abbronzatura". «lo vedo la frase pronunciata da Berlusconi così come il capo del governo italiano l’aveva immaginata, non come l’hanno vista i suoi detrattori. lo la sento come l’hanno percepita gli americani e lo stesso Obama, con cui Berlusconi ha parlato al telefono: un gesto di simpatia, non certo denigrazione o, peggio, razzismo. Berlusconi non si sogna neanche di pronunciare una frase offensiva: nel loro contatto telefonico personale c’è la prova che quella cosa è totalmente archiviata».

Sarà, anche se non è chiaro come il capo del governo italiano abbia davvero preso la vittoria di Obama. Voi come valutate il risultato delle elezioni Usa?

«Tra le ragioni che hanno portato alla vittoria di Obama innanzitutto la forte volontà degli elettori americani di avere risposte alla crisi economico-finanziaria. Da qui una decisa voglia di discontinuità rispetto all’Amministrazione Bush. Ha contato molto il fatto che Obama si sia presentato come portatore di un messaggio di rassicurazione alla classe media, l’elettorato cioè che ci sta rimettendo di più in questa crisi. E’ ingeneroso quello che ha detto Sarah Palin, cioè che i repubblicani hanno perso perché c’era Bush, perché gli americani si sarebbero chiesti "ma come si fa a continuare con il partito che ha fatto 10.000 miliardi di dollari di debito?". Il debito americano non è stato fatto per colpa di Bush, ma certo la crisi è esplosa nei mesi finali dell’amministrazione Bush. Obama poi ha lanciato parole chiave che sono piaciute. La sua stessa vita personale è un "messaggio" chiaro e positivo. L’altro messaggio vincente: l’America deve rafforzare e forse ripristinare una autorità morale, non soltanto politica, che era in crisi».

Obama sarà un presidente molto meno interventista di quel Bush che il precedente governo Berlusconi ha appoggiato.

«Qualcuno crede che Obama sia un presidente che si presenterà col ramoscello d’ulivo per risolvere i problemi del mondo, oppure che offrirà proposte socialisteggianti. La sinistra italiana ha percepito male le scelte di Obama. C’è stato un momento in cui i democratici americani erano uno dei pilastri dell’ "Ulivo mondiale" con Blair, la Francia socialista, l’Italia del primo Prodi. Il Partito democratico di allora non è Obama oggi. Obama rafforza la lotta al terrorismo, protegge gli interessi americani prima di ogni altra cosa, non dimentica le ragioni di Israele come lo accusano di essere pronto a fare, e dichiara che un Iran nucleare è un pericolo per l’umanità».

Su quali temi vede la collaborazione Italia-Usa?

«Un punto su cui l’Europa, e quindi Berlusconi, potrà fare la differenza è sui rapporti con la Russia. L’Italia nel dialogo con Mosca può costruire una parte della soluzione.
Un’amministrazione americana impegnata sull’Afghanistan più che in passato, proiettata verso l’Asia più di quanto abbia fatto Bush, non potrà permettersi una guerra fredda con la Federazione russa. Quindi non si potrà permettere di schierare lo scudo anti-missile in Polonia e Repubblica ceca perché non si può permettere i missili russi a Kaliningrad».

Washington dovrebbe cedere alle minacce dei russi?

«No, bisogna andare verso una prospettiva in cui Europa, Russia e America costruiscano insieme un nuovo ordine di sicurezza. Non vuol dire rimpiazzare la Nato come qualcuno ha pensato. America, Russia ed Europa devono costruire un’intesa che abbia una strategia condivisa sulla non-proliferazione nucleare, sulla nuova architettura di sicurezza in Pakistan-Afghanistan. Una collaborazione fondamentale perché il Quartetto davvero giochi positivamente per la pace in Medio Oriente. Per questo i missili non servono».

Vuol dire che suggerisce all’America di bloccare lo schieramento del sistema anti-balistico in Polonia e Repubblica ceca?

«Io consiglio di cambiare approccio: sbagliando, la Russia ha interpretato male lo scudo anti-missile americano, lo ha considerato un segnale di inimicizia. Dobbiamo ribaltare la situazione, perché quando Medvedev annuncia missili a Kaliningrad significa missili al centro della Lituania. La prudenza di Obama è indicativa. E aggiungo una cosa: dobbiamo riflettere con prudenza sull’allargamento della Nato a Ucraina e Georgia: il vertice di Bucarest ha preso delle decisioni, ma accelerare quelle decisioni sin dal prossimo dicembre sarebbe un altro segnale che non aiuterebbe nei rapporti con la Russia».


Luogo:

Roma

Autore:

di Vincenzo Nigro

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