Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

19/11/2008


Dettaglio intervista

Signor Ministro, circa l’attuale crisi finanziaria internazionale, fino a che livello ha avuto effetti sull’Italia e nei suoi rapporti con l’estero nel settore economico, finanziario e degli investimenti?
L’Italia è un paese europeo con un proprio sistema finanziario. Abbiamo collaborato con i paesi del G8, e al vertice tenutosi a Washington abbiamo ottenuto buoni risultati. In particolare riguardo l’Italia, i suoi peculiari sistemi economici ed industriali hanno evitato che la crisi producesse effetti particolarmente negativi nel Paese.

Dopo l’ultimo vertice di Bruxelles lei crede che gli europei possano realizzare una vera collaborazione con gli Usa per uscire dalla crisi?
Esiste una necessità comune che spinge tutti a collaborare per adottare regole condivise a livello internazionale. Per superare la crisi è necessario cooperare per trovar una soluzione che sia valida non soltanto nell’immediato, ma anche nel lungo periodo.

Lei è d’accordo con l’opinione secondo la quale la crisi finanziaria internazionale potrebbe ridisegnare i rapporti tra il sud e il nord del mondo, avvicinando quei Paesi che ne fanno parte?
Io sono d’accordo con questa tesi. Perciò bisogna adoperarsi in favore di una reale partnership ed una concreta cooperazione. Sono gli effetti prodotti dall’attuale crisi economica – finanziaria la mia vera preoccupazione, così come per tutti i paesi dell’Unione europea.
I Paesi dell’Africa sono le vere vittime. La crisi produrrà le conseguenze più gravi nei confronti dei Paesi più poveri del mondo, che già subiscono catastrofi ambientali e patiscono la fame.

Lei ha nominato l’Africa e la carestia. Non le sembra strano che tanti paesi europei che non hanno erogato 12 miliardi e trecento milioni di dollari in favore di chi vive nella povertà estrema, siano riusciti rapidamente a raccogliere un trilione di dollari per salvare le banche? Signor Ministro, le banche sono più importanti degli esseri umani minacciati dalla fame?
Assolutamente no. I leaders dei paesi occidentali hanno reagito in modo immediato per contenere gli effetti della crisi finanziaria che potrebbero condizionare l’economia reale nei paesi più ricchi del mondo con ricadute negative anche su quelli più poveri.

Al contrario del governo socialista precedente, Berlusconi ha rafforzato i rapporti con gli Usa. Lei crede che questi buoni rapporti possano cambiare dopo la crisi finanziaria cominciata proprio negli Stati Uniti?
Assolutamente no. Perché abbiamo analizzato gli errori che sono stati compiuti da singoli responsabili. L’amministrazione americana non c’entra.

La causa della crisi non è stata la politica di Bush?
«No, la causa della crisi non è la politica di Bush. Gli americani sono grandi amici dell’Italia e dell’Unione europea».

Il ritorno della Russia sulla scena  internazionale e l’emergere di potenze economiche quali Cina e India, come vengono considerati dall’Italia?
Per quanto riguarda la Russia, l’Italia favorisce la cooperazione tra Mosca e l’ Unione europea, ed ha sempre dato consigli utili per risolvere specifiche problematiche.

Parla del conflitto in Georgia?
Abbiamo dato consigli efficaci ed abbiamo chiesto ai russi di essere equilibrati.
L’Italia ha stabilito buoni rapporti con la Russia, ed assieme alla Francia abbiamo convinto i paesi dell’Unione europea a mantenere relazioni strategiche con Mosca.

Ma io ho citato tre paesi che potrebbero divenire potenze analoghe a quella statunitense che attualmente da sola domina il mondo.
Io credo che sia giunto il momento per un mondo multipolare. Però nessuno ha finora presentato un’idea concreta riguardo a come riformare l’attuale sistema. Se vogliamo cambiare è necessario procedere innanzitutto alla riforma di istituti o organi internazionali quali il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che se non funzionano fanno sì che siano poi gli  Stati Uniti ad intervenire.
Perciò dobbiamo impegnarci nelle riforme piuttosto che puntare il dito verso qualcuno.

Signor Ministro, lei quest’anno ha partecipato al quinto Forum per il Futuro tenutosi negli Emirati Arabi Uniti, come valuta le riforme attuate nel mondo arabo e quale è il ruolo della società civile?
Vi sono alcuni paesi che non sono soddisfatti dei risultati raggiunti. L’Italia è tra coloro che parlano chiaramente. E’ necessario garantire una maggiore partecipazione della società civile a tale esercizio, e far sì che il pubblico ed il privato vi prendano parte con più convinzione non solo per avanzare suggerimenti, ma anche per contribuire fattivamente all’individuazione di soluzioni.

Signor Ministro, lei ha citato i paesi del G8. Il Presidente francese Sarkozy ha accennato ad aprire il Gruppo ad un paese arabo. Ha idea di quale paese parlava?
Questa sarà la responsabilità dell’Italia. Posso dire che intendiamo invitare l’Egitto, perché è un Paese arabo che svolge un ruolo positivo ed efficace riguardo la crisi in Medio Oriente ed al tempo stesso è un paese africano. Altresì svolge un’azione di primo piano nell’ambito della Lega Araba come dimostra il ruolo ricoperto da Amre Moussa.

Il Forum per il Futuro rappresenta un ponte tra oriente e occidente per lo sviluppo del dialogo tra civiltà, diventato argomento principe negli ultimi anni. Lei, Ministro, crede che tale dialogo sia riuscito ad avvicinare le varie culture e religioni?
Io credo che tale dialogo abbia fornito un contributo positivo in questo senso. Ieri al termine del Forum abbiamo concordato di inserire una frase nel documento finale della riunione nella quale si sottolinea l’importanza del dialogo tra religioni e civiltà per l’interesse comune.

Signor Ministro lei trova possibile l’avvicinamento tra civiltà quando ci sono paesi che vivono sotto occupazione, quali la Palestina, l’Iraq e l’Afghanistan e quando l’Islam viene tacciato di essere la causa principale del terrorismo descritto in una maniera satirica nei mass media occidentali?
L’Islam non è la causa del terrorismo. E’ un errore politico grave condannare l’Islam.
Come italiano e come europeo, vedo che tanti musulmani sono liberi di osservare la propria religione in Italia e vengono rispettati. Ma purtroppo ci sono estremisti nel mondo islamico quanto in occidente. Ed il problema nasce proprio dal fatto che questi estremisti hanno interesse a fomentare le crisi che noi politici dobbiamo affrontare a livello internazionale per risolvere.

Signor Ministro questo conflitto tra estremisti è strumentale ad agende di  alcuni politici?
Purtroppo sì, è vero. Vi sono partiti politici che adottano strategie divisorie che alimentano i conflitti. Strategie che tutti noi dobbiamo contrastare per scongiurare le crisi.

Per la prima volta un Paese occupante chiede scusa al Paese occupato. Scuse che però appaiono un po’ strane perché non viene dato alcun risarcimento diretto. Si tratta di scuse formali grazie alle quali l’Italia mira ad aprire il mercato libico alle aziende italiane?
Il vero motivo della riconciliazione è di rafforzare l’amicizia tra Italia e Libia, attraverso una nuova fase di cooperazione che abbiamo condiviso. L’Italia intende offrire alla Libia circa cinque miliardi di dollari che, come è stato concordato, saranno impiegati nei settori di prioritario interesse libico.

Ministro, questo accordo con la Libia non ha causato problemi con i vostri vicini, soprattutto con la Francia?
Non lo so, ma abbiamo sentito il bisogno di farlo per motivi morali.

Circa il dossier immigrazione, il Presidente libico ha accusato molte volte i paesi del sud Europa di affogare i clandestini diretti verso le loro spiagge. Qual è la sua opinione?
In verità l’attività di vigilanza delle nostre coste ha consentito di salvare tanti clandestini, ai quali è necessario offrire opportunità di lavoro perché non vengano sfruttati sul mercato nero.

Signor Ministro, lei non vede una contraddizione tra l’invito dell’occidente alla globalizzazione e alla libera circolazione delle persone, mentre porte e confini restano chiusi ai giovani che sognano un futuro migliore?
In Europa vi sono leggi e regolamenti che devono essere rispettati da chiunque intenda svolgervi un’attività lavorativa.
La società internazionale deve concordare regole comuni, adeguate per organizzare l’immigrazione ed il rispetto dell’ambiente.
A quest’ultimo proposito, ad esempio, l’Italia ha approvato il protocollo di Kyoto che potrebbe dar vita ad un sistema internazionale adeguato per salvare l’ambiente, mentre Usa e Cina hanno votato contro. Quindi torno all’essenza del problema: vale a dire l’adozione di riforme per garantire giustizia e benessere.


Luogo:

Roma

8397
 Valuta questo sito