Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

28/11/2008


Dettaglio intervista

Tutti puntano l’indice oltre il confine indiano. Dal premier Singh, ai generali, al nostro ministro degli Esteri Franco Frattini. Pur non essendo l’India nuova ad attentati, anche sanguinosi, sembra che stavolta ci troviamo di fronte a qualcosa di profondamente diverso. Ne è convinta anche il sottosegretario agli Affari esteri Stefania Craxi, che nelle sue deleghe ha anche quella per le relazioni bilaterali con i Paesi dell’Asia.

Onorevole Craxi, come ha inquadrato la catena di attentati di Bombay?

Secondo le notizie più recenti, sembra evidente che l’attacco - o gli attacchi - non siano ascrivibili a elementi locali. Tale è la portata, tali gli obiettivi, tale l’organizzazione militare, da far pensare che non possa essere opera dei gruppi terroristi indigeni, o almeno non solo. C’è dietro a mio avviso una grande centrale del terrore, ma dire da dove provenga per adesso non si può, non abbiamo in mano gli elementi necessari per poter fornire un’indicazione precisa.

Perché questa convinzione?

Oltre ai fattori che ho citato, colpisce il fatto che i terroristi abbiano cercato di colpire gli stranieri, e in particolare gli occidentali, come risulta dalle testimonianze, e addirittura abbiano cercato inglesi e americani in particolare. E poi c’è la questione dell’attacco al centro ebraico.

Il generale indiano R.H. Hooda, che conduce le operazioni militari contro i terroristi, ha accusato senza mezzi termini Islamabad, sostenendo che «i terroristi provengono da oltre confine: probabilmente da Farikdot, in Pakistan». E il premier Singh ha annunciato che «ci accingiamo a comunicare formalmente ai nostri vicini che l’utilizzazione del loro territorio per lanciare attacchi contro di noi non sarà tollerata».

L’asse terrorista islamico si sta spostando dal Medio Oriente, in questo momento relativamente più tranquillo, verso il Sud est del pianeta. Per questo il prossimo G8 di giugno sarà dedicato in particolare all’Afghanistan e ai Paesi vicini, nel quali si stanno evidentemente sviluppando centrali del terrore indisturbate. Anche per queste ragioni è importante, anzi fondamentale, l’impegno delle nostre forze armate in Afghanistan, insieme con le altre missioni dei Paesi occidentali.

Come è intervenuta la Farnesina in questa crisi improvvisa?

Devo dire che l’Unità di crisi è intervenuta con la consueta rapidità ed efficienza, e in particolare il nostro console Fabio Rugge si è dato immediatamente da fare, so che almeno quaranta nostri connazionali hanno trovato rifugio a casa sua. La reazione italiana insomma è stata prontissima e di questo sono molto soddisfatta.

Come agirà nei prossimi mesi l’Italia di fronte a questo mutamento di strategia terrorista?

Posso affermare tranquillamente che agirà di concerto con gli altri Paesi occidentali impegnati nella lotta al terrorismo internazionale. Non si può affrontare in ambito locale, in questo caso indiano, il problema, non si può analizzare solo una tessera del mosaico totale, che per la sua complessità va affrontato nella sua interezza.
Anche perché il fatto che le centrali siano fuori dall’India è anche confortato dall’elemento che la sigla che ha rivendicato, "Deccan Mujaheddin", sia al suo esordio. Ma abbiamo visto che l’organizzazione è vasta e complessa e, purtroppo, molto efficiente: a quanto ho appreso, si tratta di persone votate alla morte che cercano di colpire indiscriminatamente americani e inglesi, e questo rafforza l’ipotesi della matrice islamica.


Luogo:

Roma

Autore:

di Antonio Pannullo

8417
 Valuta questo sito