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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

05/12/2008


Dettaglio intervista

Ad agosto la Russia che aggrediva la Georgia è stata il Gran Cattivo, da isolare e condannare internazionalmente. Ora, a quattro mesi di distanza, Nato, Europa e Mosca riaprono di nuovo le loro relazioni. "E’ una vittoria certamente italiana", dice al Foglio il ministro degli Esteri Franco Frattini, nel suo ufficio alla Farnesina. "L’Unione europea ha appena riaperto i canali di negoziato e la Nato ha deciso di scongelare il Consiglio Nato-Russia. E noi siamo stati i portabandiera del riavvicinamento fin dalla prima ora, anche sfidando l’impopolarità, anche nel momento più difficile, quello della crisi di agosto. Perché Mosca è un partner troppo importante per l’Europa e per l’Italia è un partner strategico". La definizione è impegnativa: Russia nostro partner strategico. Considerato soprattutto che l’Italia è da sessant’anni uno degli alleati più affidabili degli Stati Uniti, che seguono con ansia e disapprovazione le scelte in politica estera e interna del premier Vladimir Putin e del presidente Dmitri Medvedev. "Ma risponde a un interesse preciso dell’Italia. Noi possiamo essere un elemento di ponte tra il nostro primo alleato strategico, gli Stati Uniti d’America, e l’altro alleato strategico, la Russia, un paese che fino a vent’anni fa rappresentava la parte oscura del mondo. E’ chiaro che chi come Berlusconi ricorda le tragedie del blocco sovietico, e Praga e l’Ungheria, e poi riesce pure nel 2002 a realizzare l’accordo dì Pratica di Mare, con Mosca e Washington che danno il via a una collaborazione sulla Nato, non può nemmeno immaginare di tornare al clima che c’era durante la Guerra fredda". Pratica di Mare fu "il miracolo italiano" - tutto in politica estera - del secondo governo Berlusconi. Durante il vertice alle porte di Roma si arrivò persino a parlare di un ingresso della Russia nel Patto atlantico, ossia proprio dentro l’alleanza politica e militare fondata per sconfiggerla. Oggi è possibile arrampicarsi di nuovo fino a quei livelli di partnership e di collaborazione? "Si può, perché le condizioni ci sono, e l’ho visto al vertice Nato di Bruxelles, dove ho parlato fra gli altri anche con i critici più severi della Russia: il segretario di stato americano, Condoleezza Rice, e i miei colleghi di Polonia e Lituania.
Ma la questione non è soltanto se si possa tornare a quello spirito: è che si deve. Perché ci sono almeno tre grandi sfide su cui la Russia e l’intera comunità occidentale devono stare dalla stessa parte. La prima è l’Afghanistan, dove noi siamo presenti e che oggi è la madre di tutte le crisi, dal terrorismo internazionale all’instabilità regionale. Se la Russia non collabora pienamente, il successo sarà molto difficile. Il secondo grande tema è la non proliferazione delle armi nucleari. Dobbiamo rinegoziare il trattato di non proliferazione a partire dal 2010: senza Putin è impossibile. Terzo grande tema, la prospettiva del processo di pace in medio oriente. La Russia è uno dei quattro membri del Quartetto, come si fa a fare la pace in sua assenza? Anche soltanto per queste tre ragioni lo spirito di Pratica di Mare deve tornare in fretta. La ripresa dei rapporti questa settimana è una buona cosa". E su Putin, il ministro dice che c’è da ragionare obiettivamente. "Ha la volontà di ridare orgoglio al suo paese, e a me questa cosa piace. Ha la volontà di contrastare con forza la corruzione, gli oligarchi e gli speculatori, e a me questa cosa piace di nuovo. E poi il rispetto per il voto del popolo russo impone di riconoscerlo a livello di partner onesto. Dire quando sbaglia, ma riconoscerne i meriti". Sull’Afghanistan chiedono sempre all’Italia quanti soldati è disposta ad aggiungere al contingente, ma ci chiedono anche impegni diplomatici? "Nel 2009 ne abbiamo uno eccezionale. Stiamo preparando la conferenza internazionale sulla stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan, a giugno a Trieste. Con tutti i membri del G8, e la partecipazione cruciale di India, Cina, Arabia Saudita ed Emirati arabi, ovvero di tutti gli stati che possono intervenire sulla situazione laggiù. Più ovviamente, Pakistan e Afghanistan. Li ho già sentiti tutti e sono disposti a sedersi attorno allo stesso tavolo. Quasi tutti, con Hillary Clinton non posso fino alla data dell’insediamento, le farò soltanto una telefonata per augurarle buon lavoro. Trieste sarà un esercizio politico di primissimo piano". Il prossimo anno ci sarà anche la conferenza sul razzismo Durban II a Ginevra. Alla prima, nel 2001, Israele fu accusato di apartheid. "Se non avremo garanzie che non ci sarà una strumentalizzazione antisemita, non ci andremo".


Luogo:

Roma

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