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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

22/12/2008


Dettaglio intervista

Quali sono le priorità della cooperazione italiana con i Paesi del Mediterraneo? In che misura i tagli della legge Finanziaria rischiano di compromettere le nostre attività?
Il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, il rafforzamento istituzionale e la stabilizzazione politica: questi gli obiettivi fondamentali della Cooperazione italiana nel Mediterraneo. Intendiamo impegnarci al massimo per fare di questa regione una grande area di stabilità, di prosperità, di dialogo.
I vincoli di bilancio impongono certo, nell’immediato, una razionalizzazione.
Essi, tuttavia, costituiscono anche una sfida ed un’opportunità. Ci stiamo infatti adoperando per massimizzare, in termini di efficacia, i molteplici apporti dell’intero “Sistema Italia” allo sviluppo del Mediterraneo. Stiamo mobilitando tutti gli attori della Cooperazione in un’ottica strategica: i Governi dei Paesi beneficiari, le Organizzazioni Internazionali, la società civile, le ONG, le imprese, le autonomie locali.
Con tutti questi interlocutori stiamo elaborando – tengo a sottolineare - in un’ottica di sistema, le linee di programmazione della nostra attività di  cooperazione nel prossimo triennio.

L’agenda di Lisbona prevede che entro il 2010 il 60% della popolazione femminile sia attiva: quali misure sono previste per raggiungere tali obiettivi?
Nel nostro Paese purtroppo si registra ancora un ritardo rispetto all’obiettivo del 60% fissato dall’Agenda di Lisbona. Stiamo quindi cercando di colmare tale divario per metterci in linea con gli impegni presi nel 2000.
Le misure a sostegno dell’occupazione femminile puntano a migliorare la conciliazione tra vita professionale e vita familiare. La difficoltà a conciliare tali realtà rappresenta, infatti, uno dei maggiori ostacoli alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Lo sviluppo di servizi socio-educativi per la prima infanzia costituisce per questa ragione una componente essenziale della politica che il Governo intende adottare in questa direzione.
Abbiamo quindi sviluppato una serie di strategie con la doppia finalità di favorire, da un lato, il conseguimento degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona del 2002 (garantire entro il 2010 servizi di cura per almeno il 33% dei bambini al di sotto dei tre anni) e dall’altro di attenuare gli squilibri esistenti tra le diverse aree del Paese. A livello europeo, la Commissione  Europea ha presentato, in tema di conciliazione tra vita privata e vita professionale, un pacchetto di misure.
Sono convinto che l’innalzamento del tasso di occupazione femminile può essere anche favorito da interventi a rimuovere le distorsioni e i disincentivi di natura tributaria al lavoro, a combattere le discriminazioni garantendo le pari opportunità tra uomini e donne e a potenziare gli investimenti nella formazione femminile.
Noi riteniamo anche che sia prioritario attuare una strategia per rilanciare e sostenere l’imprenditoria femminile.

Come giudica le politiche dei Paesi del Mediterraneo nel sostenere l’integrazione femminile?
L’integrazione delle donne nel tessuto politico, economico e sociale costituisce una sfida globale che ci riguarda tutti, ed è una componente essenziale della strategia per realizzare obiettivi di stabilità e sviluppo nel Mediterraneo. Il rafforzamento del ruolo delle donne rappresenta infatti una dimensione importante del processo che, avviato nel 1995 con la Dichiarazione di Barcellona, ha ricevuto nuovo impulso dall’iniziativa di Unione  per il Mediterraneo, lanciata al Vertice di Parigi dello scorso luglio.
Ma bisogna tenere in conto della specifica situazione di ciascun Paese. Basti ad esempio ricordare che la Turchia ha preceduto altri Paesi europei come l’Italia nel riconoscimento del voto alle donne già negli anni ’30 e che la Tunisia ha adottato una Costituzione antesignana nel 1959. Altri Paesi come il Marocco hanno più di recente riformato la propria legislazione al fine di assicurare pari diritti e opportunità. La cooperazione euro-mediterranea, alla quale partecipa anche Israele, può favorire un avanzamento più rapido in questo settore.

La Presidenza della Fondazione Bellisario, Lella Golfo, in occasione del Seminario di Palermo, ha proposto l’Unione delle donne del Mediterraneo e la costituzione di un Osservatorio permanente mirato ad individuare, condividere e portare avanti iniziative sulle problematiche del lavoro e delle carriere femminili.
Come la giudica? In che misura l’Europa può sostenere questa iniziativa?
Io credo che si tratti di idee molto interessanti ed evolutive. A livello europeo, programmi specifici per favorire la partecipazione delle donne alla vita politica e produttiva fanno già parte dei programmi comunitari di cooperazione con Egitto, Marocco, Giordania, Tunisia, Libano e Territori Palestinesi. Spesso l’aiuto comunitario si orienta a sostegno di iniziative intraprese autonomamente dai Governi locali, come ad esempio la costituzione in Egitto, del “National Council of Women”, rafforzandole, e conferendo loro una diversa visibilità internazionale.
In questo contesto, io credo che le proposte della presidenza della Fondazione Bellisario, Lella Golfo, possano costituire un incentivo per le azioni intraprese a livello della società civile, poiché è evidente che i risultati delle iniziative comunitarie a sostegno delle pari opportunità non possono essere considerati risolutivi, e che permangono, in alcune società, delle situazioni di disagio femminile difficili da tollerare.

Le 18 delegazioni di Donne del Mediterraneo presenti al seminario si sono date appuntamento a Tunisi, con l’obiettivo di proseguire nel dialogo e di proporre progetti mirati al rilancio economico e industriale dei rispettivi Paesi. Pensa di poter contribuire a questa iniziativa?
Io credo che l’iniziativa sia particolarmente rilevante anche perché assegna una priorità al mondo dell’imprenditoria. Le piccole e medie imprese e il microcredito sono settori prioritari per sostenere la crescita del tessuto economico e sociale dei Paesi Mediterranei. E su questo terreno l’Italia ha molto da offrire in termini di esperienze, non solo produttive ma anche di valori sociali e civili.


Luogo:

Roma

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