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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

28/12/2008


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, Israele ha risposto ai lanci di missili e la strage annunciata c’è stata. E ora?
«Purtroppo è una tragedia grandissima innescata dall’irresponsabile azione di Hamas che ha violato la tregua lanciando centinaia di missili qassam contro Israele. L’escalation è in corso e la comunità internazionale ha fatto bene a chiedere l’immediato cessate il fuoco. Appello quindi ad Israele che, fermo restando il suo diritto a difendersi, eviti vittime innocenti. Soprattutto però c’è il richiamo ad Hamas che ha innescato questa situazione drammatica».

Teme un’iniziativa militare anche via terra?
«Io faccio fede alle parole del presidente israeliano che ha escluso un’invasione di Gaza».

Il padre francescano di Gerusalemme Pizzaballa, ha parlato di reazione eccessiva da parte di Israele. Condivide?
«Ma no, penso che quando accadono cose di questo tipo perdono tutti. Non c’è nessuno che vince. Tutto ciò è la conseguenza della violazione unilaterale della tregua da parte di Hamas. Ora ci appelliamo però anche agli israeliani perchè con azioni simili si provocano sofferenze di persone che sono le prime vittime dei terroristi. Occorre una grande alleanza contro Hamas. I palestinesi penso abbiano capito che il loro primo nemico sia Hamas che non si è fatto scrupolo di colpire palestinesi d esponenti di Fatah».

Vuol dire che Hamas è il primo problema per Abu Mazen?
«Ovviamente sì. Hamas è il responsabile della mancata riconciliazione palestinese. Sono loro a non riconoscere il ruolo del presidente Abu Mazen ed è per questo che tutta la comunità internazionale lo sostiene».

Non pensa che sul tono della reazione israeliana abbia pesato anche il clima da campagna elettorale che si respira in Israele?
«E’ evidente che ciò non aiuta, ma qui si tratta di una reazione avvenuta dopo che centinaia di missili sono caduti sui villaggi israeliani. lo inviterei qualcuno a recarsi in quei villaggi. E’ un inferno, come quello di Gaza d’altra parte. Sono però i terroristi di Hamas ad annidarsi tra le case e i civili. Si fanno scudo delle case e dei villaggi per sparare i loro missili, dimostrando la loro vigliaccheria».

Quindi Hamas non potrà mai essere un interlocutore?
«Hamas è nella lista delle organizzazioni terroristiche e ci resterà sino a quando userà la violenza e terrà nel suo statuto costitutivo la distruzione di Israele».

C’è da attendersi qualche novità da parte della nuova amministrazione americana?
«Non credo, perché legittimare Hamas significherebbe delegittimare Abu Mazen. Inoltre vorrebbe dire togliere dalle mani degli egiziani un’arma potentissima che loro stanno usando che è quella della riconciliazione nazionale che non si può fare in Palestina alle condizioni di Hamas, ma a quelle della comunità internazionale. Ovvero pari dignità e ruolo di Abu Mazen come presidente».

C’è spazio in queste ore per la diplomazia?
«Certo, le diplomazie debbono cercare di insistere su entrambe le parti. Il problema e che qui non ci sono due stati. C’è uno stato democratico che è quello israeliano che si sta difendendo anche purtroppo con atti che provocano la tragica morte di innocenti. Dall’altra parte c’è un’organizzazione che l’Europa considera terrorista».

Tra qualche giorno si avvia, con il nuovo anno, la presidenza italiana del G8. Quale ruolo avrà il nostro Paese?
«Noi pensiamo di tessere da subito un trama di azione per il Medio Oriente. Ne parlerò con Hillary Clinton appena sarà insediata nel suo incarico di Segretario di Stato proprio per mettere a punto l’agenda italiana. La nostra sarà un’azione importante, ma penso non vada disperso il filo del processo avviato ad Annapolis un anno fa. Occorre far rivivere quello spirito, mostrare che non è morto. Sono convinto che il presidente Obama potrà dare una conferma importante tornando ad occuparsi subito della pace in Medio Oriente».

Immagina una mediazione italiana?
«Un’iniziativa come presidenza del G8 ci sarà sicuramente. Nel governo abbiamo già riflettuto su questo e credo che il momento è quanto mai opportuno, anche se è evidente che per fare la pace ci vogliono interlocutori disponibili alla pace e Hamas non lo è ».

Ministro, gli sbarchi di clandestini sono ripresi. Che cosa accade?
«Abbiamo fatto un passo formale presso le autorità libiche che hanno risposto positivamente e hanno assicurato che dai primi giorni di gennaio si potranno mettere in pista i pattugliamenti congiunti. Ciò significa lavorare fortemente sulla prevenzione che è l’unica ricetta per fermare questo flusso che viene da porti libici. Il pattugliamento impedirà che gli immigrati partano, perchè quando arrivano a Lampedusa è ormai troppo tardi».

E quando sono in Italia la competenza è del ministro Maroni
«Ma noi lavoriamo a stretto contatto. La diplomazia ha lavorato per arrivare all’accordo firmato da Berlusconi, ora insieme lavoriamo per la sua attuazione. Ho avuto rassicurazione che, anche se l’intesa non è entrata in vigore, i pattugliamenti congiunti potranno partire».

E quelli arrivati?
«Saranno trattati come prevedono le leggi dello Stato che prevedono che gli immigrati clandestini vengano rimpatriati».


Luogo:

Roma

Autore:

Marco Conti

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