Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio notizia

Data:

05/01/2009


Dettaglio notizia

«Hamas ha fatto qualcosa di più grave che violare una semplice tregua, che lanciare dei razzi su Israele. Ha violato il principio "pace in cambio di territori" che è quello grazie al quale i palestinesi hanno riavuto Gaza da Sharon, quello che dovrebbe permettere la creazione dello Stato palestinese con la restituzione anche della Cisgiordania. Ma, appunto, in cambio della pace. Ecco perché secondo me Hamas non solo è un gruppo terroristico, ma è una organizzazione che mina profondamente il percorso per la giusta creazione di uno Stato palestinese».
Franco Frattini, ministro degli Esteri, parla della guerra a Gaza. Walter Veltroni lo ha definito «inadeguato» nelle sue reazioni all’operazione israeliana. «Ma mi dice piuttosto Veltroni se il Pd sta con il ministro ombra degli esteri Fassino, che alle Camere ha espresso una posizione politica equilibrata, o con D’Alema, che insiste a chiedere di trattare con i terroristi? Non so con quale credibilità parli chi il 30 dicembre era in vacanza e non alle Camere dove il governo riferiva di avere in cima alla lista delle sue richieste quella del cessate-il-fuoco. Noi oggi ripeteremo questo a israeliani e palestinesi, l’ambasciatore Ragaglini ripeterà i 4 punti che sono la posizione italiana dal 30 dicembre».

Anche dopo l’invasione di terra l’atteggiamento non cambia?
«Nella sostanza no, anche se c’è un appello più pressante a Israele affinché tuteli i civili a Gaza. Il primo punto è appunto quello di una tregua immediata. Poi la necessità di far partire immediatamente aiuti sanitari e umanitari per la popolazione palestinese di Gaza (l’Italia ha già stanziato un altro milione di euro). Terzo punto, chiediamo una condanna chiara di Hamas per i suoi attacchi a Israele e per aver fatto saltare la tregua. L’ultimo è quello sulla protezione dei civili, ancora più pressante in questa fase della guerra».

E’ sicuro che il governo italiano abbia posto l’enfasi necessaria perché davvero venga raggiunta una tregua?
«L’Italia ritiene di avere una posizione equilibrata: Israele ha il diritto di difendersi, ma ha il dovere di evitare vittime civili. Il diritto alla difesa di Israele ha il limite nell’obbligo di tutelare la vita di donne e bambini, dei più deboli che a Gaza sono in ostaggio di Hamas. Il messaggio più alto è quello del Papa: un cessate-il-fuoco va raggiunto il prima possibile, bisogna che Israele abbia il massimo riguardo della popolazione civile. Ma io ricordo sempre una cosa: all’inizio di dicembre Hamas non ha risposto alle suppliche di Israele perché la tregua venisse rispettata».

La Livni aveva assicurato che non ci sarebbe stata invasione di terra.
«Nei contatti diretti che abbiamo avuto con il presidente Peres e la collega Tzipi Livni ci hanno escluso l’interesse di Israele al ritorno ad occupare stabilmente Gaza.
La Livni poi non prevedeva l’operazione di terra, perché gli israeliani stavano valutando la possibilità di raggiungere gli obiettivi solo con l’operazione aerea. Sono entrati a Gaza perché estirpare le basi missilistiche e le altre installazioni terroristiche non è stato possibile solo con l’aeronautica».

Da oggi una miriade di inviati europei percorre il Medio Oriente: non rischiano di incrociarsi in maniera caotica?
«Se si riferisce alla divisione nella Ue, è vero, con la fine della presidenza francese tutto è più evidente: vedere da una parte la missione di Sarkozy, dall’altra quella dei ministri della trojka è una rappresentazione della divisione europea. E in queste condizioni il nostro peso politico crolla. Tra l’altro proprio adesso che l’Onu è bloccata da veti contrapposti, e che gli Usa sono in una fase di paralisi da transizione. Si sente la mancanza dell’America, ma credo sia sempre più vero che l’Europa o gli Usa da soli non hanno il potere necessario per cambiare le cose in Medio Oriente».

Tra le altre possibilità c’è quella che la Ue controlli la tregua?
«Si, l’idea di creare un meccanismo internazionale per monitorare la tregua è in discussione all’Onu e su molti altri tavoli. L’Europa ha la sua missione che controllava il valico di Rafah, ma questa sarebbe una missione diversa, ad un livello più alto e complesso. Intanto però speriamo di raggiungere al più presto la tregua».


Luogo:

Roma

Autore:

di Vincenzo Nigro

8523
 Valuta questo sito