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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

06/01/2009


Dettaglio intervista

«Come, lei non è iscritto a Facebook? Voglio farle vedere una cosa». Sotto le volte altissime del suo studio alla Farnesina, Franco Frattini si alza dal divanetto dove avevamo appena iniziato la chiacchierata-intervista. Si avvicina alla scrivania, va al computer e clicca l’indirizzo di questo sito-cult dove ci si possono scambiare idee, intavolare discussioni, spedire filmati. Quello che lui ha ricevuto poco fa è agghiacciante. Mostra un miliziano palestinese che agguanta un ragazzino per lo zainetto e lo trascina di peso per una decina di metri, con quello che scalcia in tutte le direzioni finché viene depositato in un punto dal quale altri miliziani stanno sostenendo un conflitto a fuoco. Evidentemente lo useranno come scudo umano. «È un filmato palestinese. C’è la data, vede? 4 gennaio». Da non crederci. «Un altro filmato simile è stato cancellato da quelli di Facebook perché ritenuto "troppo raccapricciante"», ci informa Frattini mentre, incapaci di commentare, facciamo andare e riandare quella scena impressionante. «Alla persona che me l’ha spedita, Abraam Ivan Dabush, ho risposto che, in questa drammaticissima crisi, uno solo è il problema. Si chiama Hamas».

Però, ministro, i civili uccisi da Israele mica erano tutti messi lì da Hamas.

«No di certo. Per questo, mi auguro che gli amici israeliani accolgano l’invito che anche stamane (ieri, ndr) ho rivolto all’ambasciatore Gideon Meir. Quello cioè di bombardare i siti dove ritengono che si nascondano gli arsenali di Hamas, ma dopo avere avvisato gli occupanti».

Qualche giorno fa hanno fatto strage in una moschea.

«Magari perché sotto la moschea c’era un deposito di armi. Ma non c’è dubbio che avrebbero dovuto attendere la fine della preghiera. Detto questo, e ribadito che il problema è Hamas e solo Hamas, perché ha violato l’accordo terra-contro-pace, c’è un altro fattore che purtroppo va considerato».

Ovvero?

«Che le due voci in grado di condizionare la linea di Israele sono l’Unione europea e gli Stati Uniti, ma sono assenti entrambe. L’Unione europea perché, al solito, si è divisa in tre o quattro posizioni differenti. Gli Stati Uniti perché non hanno ancora un presidente a pieno regime. Quindi...»

Vuol dire che Israele non la ferma più nessuno?

«Vuol dire che dobbiamo insistere perché  Olmert (premier israeliano, ndr) accetti la sfida di tutelare di più i civili a Gaza. L’ambasciatore Meir mi ha garantito la creazione di un corridoio umanitario e la costruzione di un gasdotto per sopperire alla carenza di energia nella Striscia. Ma bisogna fare di più».

E l’Italia, poteva fare di più? Veltroni ha detto che lei non ha chiesto con convinzione il cessate il fuoco; che è «inadeguato» al suo ruolo.

«Quando mi hanno riferito quella dichiarazione mi sono detto: ma possibile che Veltroni non abbia visto i giornali? Che nessuno gli abbia detto che il cessate il fuoco noi lo abbiamo chiesto in Parlamento il 30 dicembre scorso e nella riunione dei ministri degli Esteri a Parigi? Poi ho saputo che quel giorno lui era in vacanza. Però, anche in vacanza, se uno vuole, può tenersi informato...»

Al di là di questo...

«Al di là di questo, in politica estera Veltroni si è rivelato più dipietrista di Di Pietro, perché lancia accuse gratuite, tra l’altro spaccando il suo partito su una materia delicatissima, che evidentemente non padroneggia. Se ascoltasse di più uno come Piero Fassino...»

Il suo ministro-ombra. Vi sentite spesso?

«Tutti i giorni. E devo dire che siamo molto in sintonia».

Veltroni è troppo sulle posizioni filo-Hamas di D’Alema?

«Guardi, io stimo D’Alema perché fornisce sempre una base razionale alle sue dichiarazioni, per quanto criticabili. Ma Veltroni, che parla senza nemmeno avere letto i giornali ...».

Ministro, da giorni si parla di un possibile attacco di Hezbollah dalla frontiera libanese, proprio dove c’è la nostra forza di interposizione.

«L’attacco da lì verso Israele non arriverà, per un motivo semplice. Perché se Hezbollah interverrà, diventerà chiaro che dietro tutto questo c’è l’Iran di Ahmadinejad. Il quale in questo momento sta godendo del fatto che l’attenzione puntata su Gaza gli consente di dedicarsi in tutta tranquillità al suo programma di riarmo nucleare».

Noi abbiamo dei soldati anche a Gaza.

«Si, dal 2005, nell’ambito di una piccola missione europea che si trova al valico di Rafah. Nel caso di un cessate il fuoco sarebbero naturalmente loro i primi a cui affidare il compito di farlo rispettare».


Luogo:

Roma

Autore:

di Mario Prignano

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