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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

18/01/2009


Dettaglio intervista

II ministro degli Esteri, Franco Frattini, racconta che i quattro europei (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia) hanno pronta una dichiarazione comune da leggere oggi a Sharm el Sheikh da Mubarak. S’è sentito con il ministro egiziano Abul Gheit e poi con la Livni dagli Usa per concordare le mosse di oggi al vertice egiziano. Contribuiranno al piano di controllo della frontiera tra Egitto e Striscia di Gaza, imitando l’accordo firmato a Washington tra Israele e Usa.

Gli egiziani hanno rifiutato una missione internazionale sul loro territorio. Che tipo di contributo darete?
«Saranno fissate modalità tecniche per garantire l’obiettivo: quello di fermare l’approvvigionamento di armi e missili ad Hamas». In che senso "tecniche"? «Faremo uso di attrezzature tecnologiche, detectors, di esperti capaci di individuare i tunnel sotterranei che servono al contrabbando. Attorno al valico di Rafah, nei 14 chilometri del Philadelphia corridor, ci sono tante gallerie come dentro una fetta di gruviera».

C’è stato un controvertice arabo dove è stato invitato il nemico di Israele, l’iraniano Ahmadinejad.
«C’è gelosia nei confronti degli egiziani che guidano la mediazione. Alcuni paesi arabi li hanno messi nel mirino. Una certa fase di disgregazione all’interno della Lega araba è in atto. Né Mubarak né l’Arabia Saudita hanno voluto partecipare all’incontro di Doha dove è andato il presidente iraniano».

La tregua ormai è alle porte, no?
«Tutto lo lascia sperare. Israele si sente rassicurata dal fatto che Usa e Ue contribuiscono alla sua garanzia di sicurezza e alla strategia di prevenzione. E questo permette al piano egiziano di decollare. Non si poteva arrivare al cessate il fuoco senza prima aver bloccato il riarmo di Hamas».

Gli egiziani sostengono che i missili arrivano via mare e non dal loro confine.
«Vero. Ci sarà anche un piano di pattugliamento marittimo».

Ma oltre a bloccare le armi per Hamas bisogna far arrivare merci e viveri ai palestinesi di Gaza, no?
«Il piano studiato in Egitto, la cui mediazione è stata decisiva, tende a garantire le due cose».

Politicamente a cosa si mira?
«Intanto si cammina verso un unico Stato palestinese, Gaza non sarà mai una libera repubblica di Hamas».

Resta la formula di Oslo: "due popoli, due Stati", non tre.
«Assolutamente. Hamas non può essere un interlocutore politico. L’unità della Palestina è il pilastro. Per questo dico che le tesi di D’Alema erano sbagliate».


Il Pd vi accusa d’essere marginali in politica estera.
«Lascio rispondere i fatti. Confrontate quello che dissi in Parlamento il 30 dicembre. La nostra linea era: cessate il fuoco, controllo delle frontiere, apertura dei valichi e una forza di osservatori internazionali. E’ quello che si sta decidendo. E poi vorrei dire una cosa: speculare politicamente sul dolore dei palestinesi o degli israeliani che stanno nei villaggi non merita repliche politiche».


Perché Israele dichiara la tregua unilateralmente?
«Perché Hamas pone come condizione la legittimazione del suo ruolo politico, rifiutando di riconoscere quello di Abu Mazen. Hamas rifiuta anche di dichiarare una tregua permanente, come si è visto, e ne offre solo una di un anno, per non venir meno alla sua ragione sociale: cioè distruggere Israele».

D’Alema accusa la comunità internazionale di non aver aiutato veramente Abu Mazen, cioè i palestinesi "buoni" di Fatah.
«In passato è stato così, non sbaglia a dirlo. Ma sul piatto avrebbe dovuto anche esserci una maggiore intolleranza verso Hamas. Ed anche meno colonie illegali israeliane, come ha ammesso lo stesso Olmert. Queste due cose hanno contribuito ad indebolire Abu Mazen».

Dopo questa guerra, il risultato è che Israele non ha sconfitto Hamas ma ha costretto Usa e Ue, a muoversi per difenderla. Non è un paradosso?
«La guerra ha imposto a tutti noi di prendere più sul serio il problema del riarmo di Hamas. Israele lo aveva denunciato che migliaia di missili Kassam a media gittata venivano consegnati ai terroristi, ma poco era successo».


Luogo:

Roma

Autore:

Claudio Rizza

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