Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

27/02/2009


Dettaglio articolo
L’articolo di ieri del professor Romano Prodi contiene alcune interessanti riflessioni sulla risposta che finora l’Europa ha proposto per uscire dalla crisi.
Non vi è dubbio che la crisi abbia avuto, fra i suoi effetti, anche quello di evidenziare i limiti d’intervento dell’Unione Europea.

L’Unione non dispone di strumenti che le consentano di varare politiche economiche anticicliche, che restano di pertinenza degli Stati membri.
E non a caso, quando si è diffusa la consapevolezza che la crisi finanziaria avrebbe potuto tramutarsi in una grave recessione ed è emersa l’esigenza di agire a livello europeo, la Commissione non ha potuto far altro che presentare un "Piano di rilancio" (poi approvato dal Consiglio Europeo), che pone al centro le azioni nazionali. Gli Stati membri sono cioè chiamati a porre in essere tutte le misure necessarie a favorire il rilancio di consumi e investimenti, tenendo ovviamente conto delle specifiche situazioni di ciascuno.

Il bilancio comunitario è infatti di dimensioni limitate (1% del Pil dell’Unione), ma soprattutto è estremamente rigido nel suo utilizzo, poiché i tetti di spesa sono già definiti per grandi categorie per 7 anni e i margini di flessibilità per il cambio di destinazione delle risorse in caso di crisi estremamente limitati.
Fra le misure che la Commissione ha potuto proporre a livello europeo vi sono un maggior ruolo per la Banca Europea degli Investimenti e l’accelerazione della spesa dei Fondi Strutturali, ad esempio a favore del sostegno ai redditi e delle politiche sociali.

La proposta più significativa tuttavia è il ricorso a fondi non spesi sul bilancio comunitario (5 miliardi), a favore di investimenti in infrastrutture energetiche e per le aree rurali (banda larga). Il negoziato è in corso fra gli Stati membri e il forte auspicio dell’Italia è che sia possibile raggiungere al più presto un accordo.
Raggiungere un accordo anche per dare un segnale sulla volontà concreta dell’Unione di mettere rapidamente a disposizione risorse contro la crisi.
Se questa è la situazione in cui ci troviamo, concordo pienamente sul fatto che la crisi imponga un riesame complessivo degli strumenti a nostra disposizione, a cominciare da quelli europei. Non dobbiamo infatti dimenticare che, se l’enfasi è sulle misure fiscali degli Stati membri, forte è il rischio che questi siano tentati da ricette nazionali per l’uscita dalla crisi. E’ evidente tuttavia che si tratterebbe della soluzione sbagliata: da un lato, questi interventi avrebbero respiro corto, nel quadro di una crisi avente dimensioni globali, e sarebbero in ultima analisi inefficaci; dall’altro, potrebbero avere serie conseguenze per il mercato interno su cui si è fondata la costruzione del progetto europeo.

E’ quindi essenziale agire in modo concertato a livello europeo, garantendo che le azioni degli Stati membri si iscrivano nel quadro di regole comuni, che rappresenta oggi il maggior legato del processo di integrazione, così come si è sviluppato negli ultimi cinquant’anni, e il principale elemento di forza dell’Unione Europea.
Sin dalle prime battute della crisi, l’Italia non si è stancata di ribadire la necessità di agire in modo strettamente coordinato, combattendo i rischi di ritorno al protezionismo, sia all’interno del mercato comune che verso l’esterno. Questo sarà anche il senso della posizione che il Presidente del Consiglio andrà a presentare al Consiglio Europeo straordinario convocato dalla Presidenza ceca per domenica prossima e poi nei successivi appuntamenti, sia in ambito europeo che G-8 e G-20.
Condivido lo spirito bipartisan che ha animato il Ministro Tremonti allorché questi, in linea con quanto sostenuto da Romano Prodi, ha sottolineato che la solidarietà non può essere una parola vuota, ma al contrario deve diventare oggi il nostro strumento più importante, sulla cui base fondare un’azione concordata. Nella situazione attuale credo che i Paesi europei e le istituzioni comunitarie debbano essere pronte a considerare tutte le possibili opzioni, ivi inclusa la riforma del bilancio europeo, che includa sia la struttura delle spese che le modalità di utilizzo. In tale contesto anche l’ipotesi degli "eurobond" merita di essere approfondita, poiché l’esigenza fondamentale dell’Unione è in questo momento quella di reperire risorse per la crescita e gli investimenti, tanto per consentire all’Europa di uscire dalla recessione che per porre le basi per una crescita rafforzata e sostenibile dopo la crisi. Il nostro impegno sarà diretto a far sì che questi temi siano affrontati nel quadro del riesame del bilancio comunitario, che dovrà essere avviato dalla Commissione europea nei prossimi mesi.

Luogo:

Roma

Autore:

di Franco Frattini

8698
 Valuta questo sito