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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

10/03/2009


Dettaglio intervista

Il viaggio In Iran è solo rinviato. Con gli Stati Uniti c’è assoluta convergenza su tutte le questioni aperte e all’Europa vanno tirate le orecchie su Durban. Sul Tibet c’è «molta preoccupazione», ma con la Cina «bisogna adottare la strategia del dialogo e non la politica del dito puntato». Questi i punti-chiave dell’intervista che il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha rilasciato ieri al Riformista.

Ministro, cosa avrebbe detto agli iraniani se fosse partito oggi?
«Le ragioni della mia visita a Teheran, che è stata soltanto rinviata, sono tre. La prima è chiarire in modo diretto, al di là dei contatti telefonici che ho già avuto con Mottaki, le motivazioni dell’impegno della comunità internazionale per stabilizzare Afghanistan e Pakistan.
La seconda è chiedere all’Iran cosa è disponibile a fare per affrontare alcuni dei temi che riteniamo importanti, ad esempio se sono interessati a un dialogo con le aree tribali al confine. Dialogo che oggi è ufficialmente auspicato da Obama. Il terzo motivo sarà di chiedere piena trasparenza sul dossier nucleare, nel rispetto delle regole internazionali.
Sul nucleare l’Europa ha delle opinioni condivise dall’America e a cui l’Italia dà il suo pieno consenso.»

A quando allora la partenza?
«Avevo detto qualche tempo fa entro fine marzo. Marzo è appena cominciato.»

Quindi prima della riunione G8 a fine giugno?
«Certamente sì. Vede, la nostra lealtà assoluta agli Usa è stata dimostrata in molte occasioni. Non potevo andare a Teheran il giorno dopo accuse così pesanti nei confronti del presidente Obama e di Israele. Non avrei potuto trovarmi lì con l’imbarazzo di una controconferenza che voleva demolire i risultati di Sharm el Sheikh che l’Italia aveva co-sponsorizzato.»

Ma Hillary Clinton ha invitato lo stesso giorno l’Iran a Bruxelles il 31 marzo. Non è che la troika composta da Francia-Gran Bretagna e Germania si è messa di traverso?
«La troika non so chi sia. Io parlo di Europa. E nessuno dei colleghi europei ha avanzato alcun dubbio sull’impegno per coinvolgere l’Iran.»

Cosa succederà se Ahmadinejad si dovesse presentare alla conferenza G8 di giugno?
«La politica estera non si fa con i "se". Vedremo cosa succederà.»

L’Italia non parteciperà a «Durban II. La Francia sì. Ci siamo smarcati dall’Ue?
«La Francia non ha detto che andrà, ma ha detto invece che non condivide quello che fino ad oggi è accaduto. Ancora una volta, purtroppo, su Durban l’Europa non c’è. Io non sono disponibile a restare in silenzio quando si tratta di principi fondamentali della Carta europea e il rifiuto totale dell’antisemitismo lo è. Ho preso una decisione forte che sono pronto a ritirare se l’Europa rispetterà quei principi che ho voluto garantire.»

Ieri il generale McKiernan, a capo delle truppe americane e Nato in Afghanistan, ha detto che «nel sud non stiamo vincendo».
«Abbiamo avuto degli incontri recenti, sia con Holbrooke che con Riedel (che segue la "policy review" di Obama ndr). Gli Usa non ci chiederanno un drammatico aumento delle truppe. Chiederanno contributi mirati. Contano su di noi per quella strategia globale che parte dalla "afghanizzazione" delle istituzioni. Per l’addestramento delle forze armate e delle forze di polizia. Cose in cui noi abbiamo dato finora un contributo eccellente. Abbiamo già dato segnali importanti, portando le truppe fino a 2.800 unità.»

Oggi cade il 5Oesimo anniversario della rivolta in Tibet. Quale messaggio possiamo far arrivare alla Cina sul fronte dei diritti umani?
«Mi dicono che sono stati arrestati dei monaci. La cosa ci preoccupa molto. Vede, con la Cina ci sono Paesi che prediligono un approccio puramente commerciale. Ma è un errore guardare alla Cina solo ed unicamente come un interlocutore economico e non considerarla anche un interlocutore politico. Dobbiamo affrontare un ventaglio di questioni: dalla non proliferazione nucleare fino all’Africa, dove la Cina sta penetrando velocemente. In questo ventaglio di indicazioni rientra anche la questione dei diritti umani. Ma siamo convinti che sulla governance globale, la Cina non possa essere chiamata in causa solo quando conviene.»

La Clinton venerdì ha parlato delle «provocazioni» dell’amministrazione Bush a Mosca. Berlusconi l’aveva detto tempo fa. Sembra che il governo italiano sia più in sintonia con Obama di quanto lo sia stato con Bush.
«Per fortuna l’ha detto la Clinton, quando lo disse Berlusconi scoppiò subito la polemica! Scherzi a parte, siamo abituati a trovare con i governi americani una totale convergenza sulle varie tematiche. C’era con Bush e c’è oggi, pienamente, con l’amministrazione di Obama. Non è né bello, né generoso, fare paragoni scorretti con i predecessori.»


Luogo:

Roma

Autore:

di Anna Mazzone

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