Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

23/03/2009


Dettaglio intervista

«Quelli di Pescara  saranno gli ultimi Giochi del Mediterraneo senza la nazionale israeliana. E, aggiungo, senza quella palestinese». Nè strappo, né tutto come prima. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha escogitato una strategia diversa. Capace, a suo giudizio, non solo di eliminare questa situazione «paradossale». Ma anche di fare da «apripista a una road-map della pace nel Medioriente».

Progetto senza dubbio ambizioso. Come pensa di riuscirci?
«Promuovendo un incontro pubblico ufficiale, durante la cerimonia inaugurale dei Giochi del Mediterraneo, nel quale il presidente del Comitato olimpico israeliano e quello del Comitato olimpico palestinese si dicano pronti a partecipare assieme alla prossima edizione».

Ma il problema non era l’esclusione, piuttosto che la mancata volontà di intervenire ai Giochi?
«Certo. Ma questo è un problema che non riusciamo a risolvere dall’alto. Dobbiamo trovare una soluzione che venga dalla base. Dagli atleti e dalle federazioni che dicano: siamo pronti a competere sul terreno sportivo invece che con le mitragliatrici».

E cosa otterrebbero?
«Che la logica delle armi cederebbe il passo alla logica dello sport, che è la logica della pace e dell’inclusione».

E a quel punto?
«A quel punto l’Italia dirà sì. E voglio vedere chi dirà no».

I Paesi arabi l’hanno detto finora a Israele. E Israele lo ha detto alla Palestina. Perché dovrebbero cambiare idea?
«Di fronte alle due delegazioni sportive che si presentano assieme metteremo con le spalle al muro la politica dei veti incrociati».

Ha già avuto modo di sondare se è un’ipotesi concreta o troppo ottimistica?
«Oggi stesso vedrò il commissario straordinario dei Giochi del Mediterraneo, Mario Pescante, e lo inviterò a promuovere questo incontro tra le due delegazioni all’inaugurazione per l’annuncio».

I radicali e quanti sabato hanno manifestato per includere Israele nei Giochi non speravano in un cambio di passo da un governo dichiaratamente amico di quel Paese?
«Noi siamo il Paese europeo più amico di Israele. E siamo anche quello che ha fatto il piano Marshall per la Palestina. Per questo non vogliamo perdere questa occasione per fare avvicinare i due popoli su un terreno di pace».

C’è chi fa differenza tra Israele che già è uno Stato e la Palestina che non lo è ancora. Lei?
«Non me ne importa niente. La Palestina deve diventare uno Stato. Credo che Israele abbia compreso che non ci sarà sicurezza senza uno Stato palestinese indipendente. I due Stati ancora non ci sono. I due popoli sì e noi qui li invitiamo a venire insieme a confrontarsi senza armi. E credo che questo possa fare da acceleratore per la pace».

Una soluzione regolamentare è fallita o non era percorribile?
«Non ci può essere. I Giochi del Mediterraneo, come tutte le manifestazioni sportive, hanno un regolamento deciso dal Cio che prevede per i nuovi ingressi una maggioranza dei due terzi. Israele non l’ha avuta nel passato e non l’avrebbe ora».

Nel Pdl c’era chi, come Fiamma Nirenstein, auspicava uno strappo del governo analogo al ritiro dalla conferenza dell’Onu di Durban sul razzismo. Perché non c’è stato?
«Perché Durban era un negoziato politico. Non possiamo mettere lo sport sotto il controllo politico. E stabilire il principio che quando c’è un problema lo risolvono i ministri degli esteri. Diverso è se gli atleti dicono, ai colleghi e non ai governi, eccoci. Siamo pronti a gareggiare».

Cicchitto definisce inaccettabile il no a Israele. E un’aggravante quello alla Palestina.
«E’ inaccettabile. Ma dobbiamo prendere atto che qualunque pressione politica si deve fermare di fronte al voto segreto nel quale Israele riceverebbe un altro no».

Su Facebook, sostenitori di Israele chiedevano il boicottaggio da parte dei Paesi non arabi.
«Ci fu il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca negli anni 80, ma, al pari dell’esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo, trovo che sia un caso limite. Della pace, così come dei diritti umani, si discute nelle sessioni politiche, non sui campi da gioco o nelle piscine».


Luogo:

Roma

Autore:

di Virginia Piccolillo

8794
 Valuta questo sito