Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

26/03/2009


Dettaglio intervista

In questi tempi di emergenza economica e finanziaria, di disoccupazione in aumento, protezionismi striscianti e incertezze diffuse gli interrogativi sul futuro dell’Europa a 27 si fanno pressanti. Ci sarà più o meno Europa in fondo al tunnel della crisi? E quale sarà il posto dell’Italia?
Di sicuro oggi si vede un’Europa intergovernativa che sgomita come un elefante in cristalleria: grandi Paesi contro medio-piccoli, Est contro Ovest, Nord contro Sud, mercatisti contro colbertisti, protezionisti contro liberisti, rigoristi contro lassisti, solidarietà con il contagocce. Con il rischio di disintegrare il mercato unico, attentare alla tenuta dell’euro, smontare la costruzione europea. Rimpiazzandone la governance attuale, troppo complessa e farraginosa quando le decisioni devono essere tempestive, magari con un direttorio a tre, formato da Francia, Germania e Gran Bretagna.
Senza l’Italia.
In questa intervista il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, esclude l’ipotesi con decisione. «L’Europa intergovernativa, dice, è un pericolo vero ma il direttorio a tre no. Semmai, se direttorio ci sarà, sarà a sei», anche con Italia, Spagna e Polonia. Per il nostro Paese, che in Europa dovrebbe imparare a fare sistema come tutti gli altri, c’è il ruolo di ponte con Balcani occidentali e Mediterraneo. ‘All’America di Obama l’Italia «offre pragmaticamente il proprio valore aggiunto senza volersi mettere in competizione con i partner Ue». E insiste sulla centralità strategica del rapporto Europa-Russia.

Negli ultimi mesi, soprattutto durante il semestre francese ma non solo, l’Europa intergovernativa, soprattutto l’iniziativa dei tre Grandi, si è fatta avanti di prepotenza, provocando non poche suscettibilità. O no?
L’Europa intergovernativa è un vero pericolo. Viviamo una crisi economica reale per combattere la quale i Governi hanno stanziato 400 miliardi, l’Europa soltanto 5. Gli stimoli nazionali varati sono pari al 3,3% del Pil, cioè a più del triplo di tutto il bilancio comunitario (1% del Pil). Sono numeri che parlano da soli, segnalano i limiti strutturali dell’Europa ma dicono che da questa crisi bisognerà uscire con più Europa, non con meno.

È realistico crederci?
Bisogna battersi per la riforma del bilancio europeo, accrescerne le risorse e modificarne le voci di spesa proprio per evitare lo squilibrio tra una gigantesca azione intergovernativa e la minuzia di quella Ue. Più si varano misure nazionali, più crescono la dimensione intergovernativa dell’Ue, il pericolo del protezionismo, di interventi strabici a favore delle produzioni nazionali. Con rischi evidenti per il mercato unico, e per il rispetto dei sacrosanti parametri di Maastricht.

Perfetto sulla carta. I tre Grandi però, sia pure a fasi alterne, più che all’aumento del bilancio Ue sembrano pensare alla scorciatoia del direttorio per governare l’Ue allargata a 27...
Non credo a un direttorio a tre. Perché l’asse franco-tedesco non regge più. E perché la Gran Bretagna, tra eurodubbi e euroscetticismo, non mi sembra il possibile terzo lato del triangolo.

Allora niente direttori nel futuro dell’Unione?
Al massimo vedo un direttorio a quattro con l’Italia, a cinque con la Spagna, a sei con la Polonia. Del resto quando Nicolas Sarkozy convocò i quattro Grandi sulla crisi economica provocò pericolosi malumori. Anche la trattativa con l’Iran in formato ridotto non ha condotto a nulla. Se la materia è importante, l’esame va fatto a 27, altrimenti l’Europa non c’è. E non pesa.

L’Italia è stata tra i fondatori dell’Europa, nata a 6 ma ora allargata a 27 Paesi. Cambia il nostro ruolo e come?
L’Unione allargata ci offre maggiori possibilità che in passato, anche in termini di espansione economica. Siamo il punto di riferimento dei Balcani occidentali. E dell’area del Mediterraneo insieme a Spagna e Francia. L’accordo con la Libia farà la differenza nella regione.

In questo modo non teme che l’Italia si marginalizzi rispetto al cuore della nuova Europa?
Sarebbe vero se i problemi con il mondo arabo fossero marginali per l’Europa. Ma non lo sono. È vero per la perifericità geografica, non politica. Il nostro compito nell’Ue è anche fare in modo che la politica mediterranea non sia penalizzata rispetto a quella verso l’Est.

L’Italia a Bruxelles non riesce a fare sistema e così pesa meno degli altri nelle istituzioni. Perché?
Un Paese è veramente grande se riesce a fare sistema facendo prevalere l’interesse nazionale. Quando la polizia spagnola sparò sugli immigrati a Ceuta e Melilla, all’Europarlamento il centrodestra chiese la condanna del Governo socialista di Zapatero. Ma il Partido popular si dissociò dicendo che mai avrebbe accettato la rappresentazione di un Governo spagnolo che spara agli immigrati. A Strasburgo invece gli italiani si schierano contro gli italiani con il ritornello del razzismo, della schedatura dei bambini rom o altro. Se si espone regolarmente l’Italia al ludibrio, la si indebolisce quando tratta con i partner. Non ho mai visto cose del genere in nessun altro Paese.

Che rapporti avrà l’Italia con l’Amministrazione Obama?
Abbiamo offerto agli Stati Uniti il nostro valore aggiunto. Non  vogliamo competere con gli altri partner europei.

Quale valore aggiunto?
Sul Medio Oriente, dove siamo amici di Israele e ci battiamo per il piano Marshall per la Palestina, siamo tra i grandi avvocati della Turchia, abbiamo un ruolo chiave in Libano, ottimi rapporti con Egitto e Libia. E poi sull’Iran per i contatti che abbiamo avuto e avremo. Su Afghanistan e Pakistan: con quest’ultimo abbiamo una cooperazione da oltre 50 anni, commerciale e ora anche energetica. E infine sulla Russia con la quale gli Usa rilanciano il dialogo.

Proprio per i nostri rapporti speciali con la Russia alcuni in Europa ci guardano con diffidenza...
Perché ci invidiano, vorrebbero essere al nostro posto. Putin non ha dimenticato che fu Berlusconi al vertice di Pratica di Mare ad aprire alla Russia le porte della Nato. È stata l’Italia, con Francia e Germania a fermare una nuova guerra fredda con Mosca dopo la Georgia. Molti Paesi non hanno consapevolezza dell’importanza strategica, dei rapporti con la Russia. La sicurezza del mondo si regola solo se Stati Uniti, Europa e Russia si siedono allo stesso tavolo.


Luogo:

Roma

Autore:

di Adriana Cerretelli

8815
 Valuta questo sito