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Governo Italiano

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Data:

03/04/2009


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Il Vertice del Sessantesimo anniversario della NATO che si apre oggi a Strasburgo consacrerà l’entrata nell’Alleanza di due paesi dei Balcani Occidentali, la Croazia e l’Albania.
Si conclude per questi due paesi un processo che l’Italia ha sostenuto attivamente. Salutiamo positivamente l’evento, ma ciò non ci autorizza ad essere soddisfatti. L’Italia ritiene che l’integrazione dei Balcani Occidentali nelle istituzioni euro-atlantiche stia andando troppo a rilento.
A dieci anni di distanza dalla guerra in Kossovo – l’ultima guerra balcanica, se si esclude il breve conflitto e meno intenso conflitto in "FYROM" (Former Yugoslav Republic of Macedonia) nell’estate del 2001 – l’annunciata piena integrazione dei Balcani in Europa resta un processo frammentato e dalle prospettive temporali ancora incerte, ostacolato da scetticismi ed incertezze in alcune capitali europee e da veti reciproci tra gli stessi paesi della regione che le stesse incertezze europee contribuiscono ad alimentare. In più vediamo vacillare l’impegno di alcuni partners a garantire il proprio contributo alla sicurezza di una regione dove avrebbe dovuto valere il principio «in together, out together».
Eppure l’integrazione dei Balcani nell’Ue doveva rappresentare una delle principali missioni dell’Europa, la rivelazione al resto del mondo che, dopo la nostra dimostrazione di impotenza agli inizi degli anni Novanta, «l’ora dell’ Europa» era finalmente arrivata. Noi crediamo sia venuto il momento per l’Europa di riflettere seriamente sulle proprie responsabilità verso la regione dei Balcani, verso le società di quei paesi presso le quali abbiamo suscitato grandi aspettative ancora insoddisfatte. L’Italia ritiene che il progetto di riunificazione dell’Europa, la creazione di un’Europa «whole and free» resterà incompiuto fino a quando i popoli della regione balcanica non entreranno a pieno titolo nella nostra famiglia europea.
Siamo consapevoli che l’adeguamento agli standards europei è un processo lungo e macchinoso, che agli stessi paesi dell’Europa centro -orientale, che pure non avevano sofferto il trauma delle guerre etniche, occorsero ben quindici anni (dal 1989 al 2004) per completare il processo ed entrare nell’Ue. Non chiediamo quindi di ammorbidire i criteri di adesione, che sono e devono essere eguali per tutti. Chiediamo piuttosto di rilanciare politicamente il «progetto Europa» per i Balcani, che ha perso vitalità negli ultimi anni, di conferire al processo di integrazione un maggior dinamismo, in modo che la prospettiva europea possa  essere percepita come reale dalle opinioni pubbliche e soprattutto dalle giovani generazioni di quei paesi. Come? Soprattutto in tre modi.
Innanzitutto promuovendo la liberalizzazione dei visti, a partire da paesi quali la Serbia e "FYROM" (Former Yugoslav Republic of Macedonia). La possibilità di conoscere l’Europa è in assoluto l’esigenza più avvertita dalle popolazioni di questi paesi. Se la agevoliamo, incoraggeremo anche il loro senso di appartenenza all’ Europa. Se viceversa continueremo a mantenere le porte chiuse alimenteremo sentimenti di frustrazione, risentimento, nazionalismo che si rifletterebbero negativamente sulla nostra sicurezza.
In secondo luogo, dobbiamo «smuovere le acque», dare segnali di movimento alla regione. Il Montenegro ha presentato domanda di adesione all’ Unione che ci attendiamo  il Consiglio dei Ministri dell’Ue possa quanto prima trasmettere alla Commissione che dovrà valutarne la fattibilità concreta. Dovremo accelerare i tempi per conferire lo status di «candidato» all’Unione europea ai paesi più impegnati nelle riforme, fra cui il Montenegro stesso e auspicabilmente la Serbia, il Montenegro stesso, e quanto prima anche agli altri paesi. Si tratta in altre parole di far avanzare questi paesi il più possibile almeno fino alla fase dell’avvio dei negoziati di adesione. E’ la linea che il governo italiano sta proponendo attivamente all’interno dell’ Unione nel tentativo, di cui già vediamo i primi risultati, di risvegliare l’attenzione dei nostri partners. Abbiamo introdotto la discussione sui Balcani all’ultima riunione informale dei Ministri degli esteri dell’Unione e faremo lo stesso alla riunione dei Ministri degli esteri Ue-Usa di domenica prossima a Praga.
Infine dobbiamo favorire il superamento dello stallo attuale per quanto riguarda la ripresa dei negoziati sui capitoli negoziali ancora aperti con la Croazia per poter concludere il negoziato di adesione l’anno prossimo. Il 2010 coinciderà con il decimo anniversario del «Vertice processo di Zagabria» che, dopo la drammatica vicenda del Kossovo, aveva sancito il comune impegno a favorire la prospettiva avviato, dopo il Kossovo, il processo di associazione di integrazione dei Balcani Occidentali nell’Ue. Sarebbe auspicabile poter celebrare questa ricorrenza con un nuovo Vertice Ue-Balcani in cui i tre processi - liberalizzazione dei visti, concessione dello status di candidato ai paesi della regione più virtuosi al Montenegro ed adesione della Croazia all’Ue - saranno giunti ad una positiva conclusione. Il governo italiano è fermamente impegnato in questa direzione ed auspica che lo stesso senso di responsabilità sia condiviso dagli altri partners europei.


Luogo:

Roma

Autore:

di Franco Frattini

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