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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

03/05/2009


Dettaglio intervista

«Non sono affatto pessimista, anzi. La missione è stata molto utile per ribadire la determinazione del governo italiano alla ricerca di una soluzione in tempi brevi e l’assoluta contrarietà a ogni ipotesi di uso della forza. Certo avrei preferito qualcosa di più concreto». Margherita Boniver è appena uscita dall’incontro con l’intero governo del Puntland. E cerca di avere un approccio costruttivo.

Quella che è emersa è una diversità di approccio: i somali vogliono la linea dura. Dopo tre settimane di trattativa non è una divisione da poco.
«E’ un contrasto più apparente che reale. In realtà quello che loro vorrebbero è una sorta di intervento dimostrativo. Elicotteri che passano sul Buccaneer, navi all’orizzonte e cose del genere. Ma per noi la priorità è la salvaguardia della vita degli ostaggi. Quindi abbiamo detto chiaramente che di blitz non se ne parla».

Ma avete escluso anche il  pagamento di un riscatto, allora come se ne esce?
«Trattando. Credo che dopo un mese e mezzo di sequestro i tasselli inizieranno ad andare al loro posto. Trattando con pazienza e continuando a fare pressione attraverso le autorità del Puntland, i clan e i consigli degli anziani di Lasqorey. I pirati non sono marziani, vivono qui. Questo è un paese nel quale il legame del clan conta molto. E quindi non potranno resistere oltre un certo limite».

Ci attendono ancora diverse settimane di attesa?
«Potrebbe essere anche una settimana soltanto. Magari meno. Vediamo. La mia presenza qui testimonia il livello di attenzione che l’Italia attribuisce a questo dossier. Le autorità del Puntland, a partire dal presidente  Farole, condannano senza mezzi termini la pirateria, che ribadiscono essere contro gli interessi dei somali non meno che contro la comunità internazionale e intendono collaborare pienamente con noi».

Chiedono anche di essere messi nelle condizioni di combattere loro stessi la pirateria. Con una guardia costiera e aiuti allo sviluppo, per dare lavoro, ad esempio, ai pescatori che l’hanno perso a causa delle incursioni dei pescherecci stranieri ad alta tecnologia che razziano queste acque.
«E’ nostro interesse far si che il problema sia risolto dal popolo somalo. Questo è possibile solo restaurando una forte autorità sia a livello centrale che periferico. E’ vero che il fenomeno della pesca illegale ha prodotto gravi danni alle comunità locali di pescatori e noi siamo determinati a fare in modo che questo saccheggio delle risorse somale finisca, ma non scarichiamo la responsabilità della pirateria solo sulla pesca illegale. Il problema è più ampio e investe la situazione dell’intero paese. Come mi ha detto oggi il presidente Farole, la crisi è immensamente più profonda di quanto non si possa capire leggendola dall’esterno. E ne sono pienamente conscia. Il governo del Puntland ci ha presentato oggi un memorandum con le sue richieste, che trasmetterò al Ministro Frattini. L’Italia è molto sensibile tra l’altro lo ha dimostrato nella conferenza dei Paesi donatori di Bruxelles, che è riuscita a trovare per la Somalia fondi di un terzo superiori alle previsioni, qualcosa come 213 milioni di dollari. Insomma, siamo al loro fianco e non da oggi».

 


Luogo:

GAROWE (Puntland, Somalia)

Autore:

di Alessandro Farruggia

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