Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio Intervista

Data:

04/04/2009


Dettaglio Intervista

Roma - Una legge per accogliere i detenuti di Guantanamo. Per di più con un regime che somiglia molto da vicino a quello che si applica ai collaboratori di giustizia: insomma, i pentiti di mafia. Franco Frattini lo spiega dopo una lunga premessa in cui dice che la fedeltà all’alleanza nord-atlantica non può essere messa in discussione; che anche l’Italia, come il resto d’Europa, deve fare la sua parte; che dopo avere chiesto a gran voce la chiusura di Guantanamo ora non possiamo tirarci indietro, e via così. Ma basta entrare un po’ più in argomento per scoprire che le cose non sono così semplici. Proprio ieri, giorno di apertura del primo vertice Nato con Barack Obama, la Francia ha dato la sua disponibilità ad accogliere un detenuto proveniente dal famigerato carcere americano di massima sicurezza.

E noi, ministro?
«La nostra risposta dipende da più fattori. Innanzitutto, la definizione di una posizione comune europea. Che ancora non c’è».

Come al solito. Però la Francia non ha aspettato.
«...poi la valutazione caso per caso. Non possiamo dire di sì a chiunque: occorre considerare con grande attenzione le posizioni di ognuno di quelli che ci venisse richiesto di accogliere. Il che ci porta al punto più complesso dell’intera vicenda».

 Sarebbe a dire?
«Che bisogna considerare il quadro normativo italiano. Molte di queste persone non sono state giudicate in via definitiva. Di alcune non si sa con certezza se sono affiliate ad Al Qaida. Potrebbe succedere da noi quello che è successo nel Regno Unito».

Cosa è successo?
«Che l’unico detenuto che hanno preso da Guantanamo, il giorno dopo essere arrivato lì ha fatto causa agli Stati Uniti per ottenere il risarcimento dei danni subiti in prigione. Si immagina una cosa simile in Italia?».

Come minimo verrebbe candidato alle Politiche. La Gran Bretagna come ha risolto?
«Che se lo tiene, ma non ne accetta più».

Allora facciamo venire da noi solo chi è stato condannato, così non sorgeranno equivoci.
«In quel caso, oltre alla sua posizione personale bisogna prestare attenzione anche al suo Paese di origine, perché se lì vige una legislazione particolarmente punitiva può darsi che quella persona corra dei rischi».

Come se ne esce?
«Con una legge ad hoc».

Una legge per accogliere i detenuti di Guantanamo?
«C’è un precedente. Riguarda tre palestinesi che nel 2002 parteciparono insieme ad altri duecento all’assalto della basilica della Natività a Betlemme».

Per Israele erano ricercati,  ma l’Italia li accolse e li protesse. E lo stesso fecero altri Paesi europei.
«Demmo loro un’identità protetta e li ospitammo in località segrete, dove si trovano tuttora. Ma fu necessaria una legge».

Insomma, un po’ come si fa per i collaboratori di giustizia.
«Qualcosa di simile, sì».

Per il resto, crede che l’Italia potrà accogliere le richieste americane?
«Sull’Afghanistan certamente sì. L’abbiamo già detto e non ci saranno ripensamenti. Ma vorrei precisare che anche su Guantanamo la posizione italiana è di grande disponibilità. Come ho detto, bisognerà valutare caso per caso, armonizzando la posizione di chi verrà da noi con le nostre leggi».

A proposito di vertici internazionali, dopo Londra i giornali italiani riportavano commenti agrodolci su Berlusconi.
«Per via delle pacche sulle spalle date da Berlusconi a Obama e Medvedev?».

Li avrà visti anche lei.
«Eppure io le dico che quel tipo di approccio funziona».

Sempre?
«Sempre. Non servirà a risolvere i conflitti internazionali, ma facilita molto le relazioni umane, le semplifica. E siccome siamo tutti uomini... Una banale telefonata per gli auguri di compleanno può servire a creare un clima familiare con un collega, che magari la prossima volta che ti incontra se ne ricorderà».

E perché da noi molti non lo capiscono?
«Perché la sinistra ha l’ossessione del politically correct. Ma io le dico che reagisce così solo chi non è capace di gesti di simpatia».

Il commento del suo predecessore D’Alema...
«Il mio predecessore sa solo essere acido. Lo è stato in questa occasione, come in passato. E lo sarà ancora in futuro».

Senta Frattini. Ci spiega la svolta "sociale" di Berlusconi nella gestione del G8?
«Da un lato c’è la constatazione che, nella situazione in cui ci troviamo, i vertici rigidi e chiusi, con poche potenze che decidono per tutti, non hanno più senso. Dall’altra, c’è anche l’obiettivo di togliere acqua al mare in cui nuotano i movimenti no global».

Berlusconi no-global? Questa è nuova.
«Direi piuttosto Berlusconi che punta ad un vertice “inclusivo", dove tutti gli attori possano avere voci in capitolo e i bisogni della gente comune siano al primo posto. Se poi questo toglierà argomenti all’estrema sinistra, meglio. Ha visto che per criticarlo, dopo il G20 di Londra, si sono dovuti attaccare al video con la regina Elisabetta?».

Un’ultima cosa, ministro. Si candiderà alle Europee?
«No. E penso che non dovrebbero candidarsi nemmeno i miei colleghi, sennò poi chi porta avanti il governo?».

La Russa, però, vuole candidarsi. Contro il parere di Berlusconi, dicono.
«E io sono d’accordo con Berlusconi. I leader come lui e Bossi è giusto che si candidino, perché sono le bandiere del centro destra. Ma La Russa ha un ministero di grande importanza da gestire. Se poi ha dei motivi che giustificano questa scelta, lo deve chiedere a lui».


Luogo:

Roma

Autore:

di Mario Prignano

8875
 Valuta questo sito