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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

09/04/2009


Dettaglio intervista

L’Unione europea è il primo partner commerciale per la Russia. La Russia, a sua volta, è il quinto partner commerciale dell’Ue, assorbendo il 4,4% delle esportazioni e contribuendo per il 7,6% alle importazioni comunitarie. Ma, soprattutto, la Russia è il secondo fornitore europeo di petrolio e assicura un quarto del fabbisogno di gas dell’intera Europa. Già questi pochi dati dimostrano quanto l’Unione europea sia legata a doppio filo, sul piano economico-commerciale, con la Russia. E quanto le relazioni con questo Paese debbano rivestire un ruolo centrale per gli equilibri europei, e non solo. «L’Italia e l’Unione europea – dichiara il ministro degli Esteri Franco Frattini – sono consapevoli dell’ineluttabilità di un rapporto di dialogo e collaborazione con la Russia, partner strategico per l’Europa e attore ineludibile per la gestione di molte questioni internazionali». Non è un caso se proprio Mosca sia stata scelta come destinazione della più complessa e articolata missione di sistema mai svolta finora in Italia: organizzata da ministero per lo Sviluppo economico, Ice, Confindustria e Abi e guidata dal presidente Berlusconi, a inizio aprile ha portato in Russia circa cinquecento tra aziende, associazioni, enti e banche. Tutti con l’obiettivo di rafforzare i rapporti istituzionali tra i due Paesi, solidificare le relazioni commerciali e avviare accordi bilaterali di partnership. «Occorre cogliere le opportunità che derivano dalle aspirazioni della Russia a diversificare l’economia – commenta il ministro Frattini – al di là del settore energetico ancora preminente, nell’ottica di una crescita sostenibile».

In questo momento di difficoltà economica globale, il mercato russo tiene, come dimostrano le cifre dell’interscambio commerciale. La Russia è e rimarrà un partner commerciale solido?
«Nel 2008 l’interscambio commerciale con la Russia ha raggiunto i 26,6 miliardi di euro, in aumento dell’11% rispetto al 2007, confermando il trend positivo degli ultimi anni. A questo risultato ha contribuito la dinamica espansiva sia delle nostre esportazioni, costituite soprattutto da macchinari, prodotti tessili, dell’abbigliamento e mobili, sia delle nostre importazioni, principalmente prodotti energetici. Dobbiamo tuttavia aspettarci che la crisi economica globale avrà effetti negativi sulle relazioni commerciali bilaterali. Allo stesso tempo, però, la crisi stessa, palesando i limiti dell’attuale struttura produttiva russa, ancora sbilanciata sul settore energetico, rappresenta per Mosca non solo una sfida, ma anche uno stimolo alla diversificazione industriale e all’apertura verso i mercati internazionali. Il nostro auspicio è che la crisi in atto induca la Russia a cercare di attrarre investimenti e know-how dall’estero, accelerando il piano di riforme economiche e amministrative e il percorso di integrazione nelle istituzioni economico-finanziarie internazionali».

Crede che la Russia entrerà a pieno titolo nel G8 economico e finanziario?
«L’Italia e l’Unione europea sono consapevoli dell’ineluttabilità di un rapporto di dialogo e collaborazione con la Russia, partner strategico per l’Europa e attore ineludibile per la gestione di molte questioni internazionali, non solo europee. Per questo l’Italia ha sostenuto con convinzione la ripresa, il 2 dicembre scorso, dei negoziati per il nuovo Accordo di partenerariato Ue-Russia. Le relazioni Ue-Rusia sono peraltro molto solide sul piano economico-commerciale e proprio in considerazione di questa marcata interdipendenza, l’Ue sostiene con forza l’ingresso della Russia nell’Omc».

In tema di energia, uno degli argomenti più dibattuti a livello europeo è il progetto del gasdotto South Strema. Cosa rappresenta strategicamente per l’Europa questa struttura?
«Nel 2007 Eni e Gazprom hanno concluso un’intesa per realizzare lo studio di fattibilità del progetto South Strema, che prevede la costruzione di una condotta per il trasporto del gas dalla Russia all’Europa occidentale attraverso il Mar Nero. Il South Strema rappresenta peraltro un ulteriore passo nell’attuazione dell’accordo strategico firmato nel 2006 tra Eni e Gazprom: la sua costruzione consentirebbe infatti a Eni di sfruttare appieno i giacimenti che ha recentemente acquistato in Siberia. La realizzazione del progetto costituisce una priorità strategica per i Paesi che saranno serviti dal gasdotto, contribuendo alla sicurezza energetica europea attraverso una diversificazione delle rotte di approvvigionamento. Nell’ambito dell’Unione europea, comunque, gli interessi in materia energetica tendono a differenziarsi sensibilmente da Paese a Paese, in considerazione del fabbisogno nazionale, della dipendenza dalle importazioni, della posizione geografica e, in alcuni casi, anche delle relazioni che ciascun partner intrattiene bilateralmente con la Russia».

Quali altri progetti europei nel settore energetico possono e devono essere sviluppati, con i fondi a disposizione?
«Un altro progetto nel settore energetico che sta molto a cuore all’Italia, è l’Interconnection Turkey-Greece-Italy, che è stato dichiarato nel 2006 di interesse europeo dall’Ue e che consentirebbe l’importazione in Italia, attraverso Turchia e Grecia, di gas proveniente dalla regione del Caspio e in particolare dall’Azerbaijan, senza passare dalla Russia. Consentendo la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento del gas, anche l’Itgi contribuirebbe ad accrescere la sicurezza energetica europea. Rispetto ad altri progetti di interesse europeo, come per esempio il Nabucco, l’Itgi presenta l’indubbio vantaggio di poter essere messo in opera in tempi brevi e senza dover superare particolari ostacoli. Auspichiamo quindi di poter presto concludere un’intesa con i Paesi interessati che consenta di accelerare la sua realizzazione».

L’Italia sta lavorando affinché sia esaminata la proposta di un nuovo Accordo sulla sicurezza europea fatta dal presidente russo Medvedev ai partner internazionali. Quali saranno gli orizzonti futuri?
«L’Italia, come alti Paesi europei, ha ammonito contro il pericolo del ritorno a una logica di blocchi contrapposti, auspicando il recupero dell’approccio collaborativo sancito con la dichiarazione di Pratica di Mare del 2002. l’Italia ha quindi sostenuto con convinzione la decisione della riunione ministeriale Nato del 5 marzo scorso di riprendere formalmente le relazioni con la Russia, consentendo la ripresa dei lavori del Consiglio Nato-Russia, sospesi dopo la crisi in Georgia dello scorso agosto. Abbiamo anche accolto con soddisfazione le aperture della nuova amministrazione americana verso la Russia, sintetizzate dalla significativa espressione “push the reset button”. Coerentemente con questo approccio, l’Italia è disponibile ad approfondire la proposta russa di “nuova architettura di sicurezza”, che scaturisce dall’aspirazione di Mosca ad essere maggiormente coinvolta nei processi decisionali che abbiano rilievo per la sua sicurezza. Nella convinzione che si debba approfondire il disagio denunciato dalla Russia, da parte italiana si ribadisce la necessità di mantenere fermi la solidarietà atlantica, i principi fondamentali della costruzione europea, nonché i principi di Helsinki, e in particolare le “tre dimensioni” su cui si articola il concetto di sicurezza: politico-ambientale e umana. Siamo pronti ad approfondire le proposte russe, si bilateralmente che in contesti multilaterali, e a tal fine sono in corso consultazioni con i partner europei».


Luogo:

Roma

Autore:

di Sarah Sagripanti

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