Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

20/04/2009


Dettaglio intervista

Non ci sarà l’Italia, non ci saranno nemmeno Paesi come gli Stati Uniti, l’Olanda, il Canada, l’Australia. Ma l’Alto commissario Onu, la sudafricana Navi Pillay, liquida in modo secco il dissenso nei confronti della Conferenza delle Nazioni unite sul razzismo che apre oggi i battenti a Ginevra. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si limita ad annotare come «l’Alto commissario abbia già dato in altre occasioni prove di atteggiamenti criticabili. Perciò non replico, non rispondo, prendo atto. Le cose stanno come stanno: l’Italia, e non da sola, non intende negoziare su valori che non sono negoziabili». E, aggiunge, quanto alla «manciata di Paesi» (è l’espressione usata dalla Pillay) che oggi in Svizzera saranno assenti, la verità è che «su 160 Stati membri dell’Onu, soltanto 50 hanno definitivamente assicurato la loro partecipazione». In questa intervista il titolare della Farnesina spiega perché la decisione non poteva essere diversa. E come la bozza di documento finale, malgrado il gran lavorio diplomatico per limarla, resti inaccettabile.

L’Europa ancora una volta in ordine sparso. L’ennesima occasione perduta?
«È così. Il problema serio è proprio la mancanza di un’unità di opinioni e di una voce unica da parte dell’Unione europea. L’Italia su questo aveva lavorato a fondo ed era riuscita a raggiungere un risultato importante in sede di Consiglio dei ministri degli Esteri. L’accordo condiviso da tutti i 27 Paesi dell’Unione prevedeva che se la bozza del documento finale non fosse stata condivisibile, avremmo presentato, tutti uniti, il testo presentato dall’Olanda. Ed invece alla fine qualcuno si è perso per strada, malgrado l’accordo non prevedesse alternative. E, da europeista convinto, mi lasci dire che questo è stato un dispiacere grande».

Quali le parti della bozza in discussione a Ginevra che l’Italia giudica intollerabili?
«La principale è che noi non riteniamo si possa definire Israele uno Stato razzista, non accettiamo che si debba e si possa incitare all’antisemitismo. Come purtroppo si fa nel testo contestato, dove non si riconosce l’Olocausto come la più immane tragedia del XX secolo. Inoltre non si garantisce in assoluta pienezza la libertà di espressione e anche di critica, che sono sempre legittime anche quando si riferiscono alle religioni o ad espressioni religiose».

Un vizio d’origine che mina in partenza ogni risultato della Conferenza?
«Certamente ne riduce la credibilità malgrado il tema sia uno di quelli che stanno particolarmente a cuore all’Italia e all’Unione europea. C’è bisogno di mandare segnali inequivoci e non certo di utilizzare una ribalta internazionale per dire che Israele è uno Stato razzista».

Evitare insomma che si ripeta quanto avvenne a Durban, dove si svolse la prima edizione della Conferenza?
«Il punto chiave è che nel primo paragrafo del documento che è sul tavolo a Ginevra si richiamano in toto le conclusioni di «Durban 1» (dal nome della città dove si è svolta la precedente edizione della Conferenza, n.d.r.). E questo richiamo vuol dire riproporre tutto quello che fu «Durban 1» e cioè un grande incitamento all’odio contro Israele e contro gli ebrei. Questo richiamo è la prova che purtroppo si continuano ad utilizzare nella lotta al razzismo argomenti che con il razzismo non c’entrano niente».

Non la pensa così il Vaticano che a Ginevra ci sarà.
«Il Vaticano ha fatto una scelta di mediazione e di compromesso sulla base di motivazioni che certamente non sono e non possono essere quelle di un qualsiasi altro Stato. Il Vaticano ha l’alta autorità morale del Santo Padre e perciò posso ben capire la decisione presa. Capisco molto meno quella di altri Paesi dell’Unione che dovrebbero essere più saldamente ancorati ai capisaldi della Carta europea dei diritti».

C’è la possibilità di una ricomposizione in extremis del contrasto?
«Ricomporre si può, sarebbe meglio dire si potrebbe se il testo olandese fosse adottato come testo base per i nostri lavori. Ma non accadrà, già lo sappiamo, in queste ore non abbiamo lasciato nulla di intentato. In molti si sono impegnati nella mediazione, ma quel testo così com’è non è ancora accettabile».


Luogo:

Roma

Autore:

di Gino Cavallo

8916
 Valuta questo sito