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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

11/05/2009


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Il Processo di Pace deve essere riattivato presto e bene, con chiarezza di obiettivi e concretezza di intenti. Presto: il popolo palestinese rimane diviso, il programma nucleare iraniano è una minaccia persistente, il quadro politico regionale rimane instabile. La sicurezza della regione è un bene comune al cui raggiungimento dobbiamo tutti contribuire. Non c'è tempo da perdere. E bene: la nuova Amministrazione americana intende coinvolgersi in maniera diretta e profonda nel teatro mediorientale, ben al di là del ruolo di intermediario. Allo stesso tempo, Israele ha un nuovo Governo, forte di una legittimazione popolare il cui risvolto è anche il dovere di compiere scelte responsabili e coraggiose.

Europa e Stati Uniti possono operare in maniera più coesa ed efficace per rivitalizzare il processo di pace, condividendo sia il metodo, improntato all' immediatezza ed alla concretezza, che gli obiettivi: sviluppo, sicurezza e stabilità per tutti i popoli della regione. Ma ciò significa anche che non abbiamo più alibi. Non possiamo permetterci che questa finestra di opportunità per la pace si richiuda.

Non partiamo da zero. Il processo negoziale fra israeliani e palestinesi ha consolidato alcuni principi dai quali non si può prescindere. La formula del Quartetto, due Stati per due Popoli che convivano l' uno accanto all' altro e si riconoscano reciprocamente la legittimità ad esistere in una cornice di pace e sicurezza, deve essere considerata senza riserve come la pietra angolare della stabilità regionale, e i comportamenti di tutte le parti in causa devono essere conseguenti.

L' Italia ha sempre riconosciuto il diritto del Popolo palestinese ad un suo Stato. Ma qualsiasi futuro Governo palestinese di unità nazionale dovrà accettare pienamente i principi del Quartetto per essere a sua volta accettato dalla Comunità internazionale. Allo stesso tempo, Israele deve corroborare la sua buona fede negoziale, affrontando in termini costruttivi il problema degli insediamenti, che, indebolendo la credibilità delle componenti palestinesi moderate, rischia di minare alla radice gli sforzi per il raggiungimento della pace. Difficilmente si potrà arrivare ad un assetto stabile al di fuori del principio "terra in cambio di pace".

E, tuttavia, anche la buona fede delle due parti può rivelarsi, da sola, insufficiente.
 
Sussiste infatti un legame stretto, oggettivo, fra il problema israelo-palestinese e la questione nucleare iraniana. La prospettiva che Teheran si doti di armi nucleari va scongiurata in tutti i modi. Innanzi tutto, perché l' atomica iraniana costituirebbe una minaccia gravissima per la sopravvivenza stessa dello Stato di Israele, il cui diritto alla sicurezza ed all' autodifesa costituisce un valore assoluto ed assolutamente non negoziabile. Non solo: un Iran nucleare sarebbe percepito come un grave pericolo anche dal fronte arabo moderato, e l' intero Medio Oriente si avviterebbe nella spirale dell' estremismo.

Non si può lasciare nulla di intentato per spingere l' Iran a percorrere la via della ragionevolezza, a fermare il processo di arricchimento dell' uranio ed a fornire trasparenti assicurazioni sulla natura pacifica del suo programma nucleare: in altri termini, a collaborare pienamente con l' AIEA accettando l' offerta di dialogo avanzata dalla comunità internazionale e da ultimo ribadita anche dall' Amministrazione Obama.

Sui rapporti con l' Iran l' Italia ha le idee molto chiare. Lo scontro sarebbe una catastrofe per tutti, e l' unica alternativa possibile è quella di incoraggiare l' Iran a svolgere un ruolo costruttivo nella regione.

E' in questo spirito che l' Italia, in quanto Presidente di turno del G8, ha invitato Teheran a partecipare alla sessione della Riunione Ministeriale di Trieste dedicata alla stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan. Sarà quella l' occasione in cui il Governo iraniano potrà dimostrare nei fatti di voler davvero fornire un contributo positivo e responsabile allo sviluppo ed alla stabilità dello scacchiere nel cui contesto reclama, legittimamente, il riconoscimento del suo ruolo di attore geopolitico all' altezza tanto del suo peso geografico e demografico quanto della sua storia millenaria.

E' nello stesso spirito che il Governo italiano ha ripetutamente chiarito che il coinvolgimento dell' Iran nel dossier Afghanistan - Pakistan si snoderà in un binario del tutto separato dalla questione nucleare, e non potrà, meno che mai, essere considerato come un' implicita manifestazione di acquiescenza nei confronti dell' oltranzismo di alcune prese di posizione iraniane, come quelle su Hamas e Hezbollah.
Queste sono le idee che portiamo a Sharm El Sheikh. Ad un anno di distanza dal Vertice Italo-Egiziano di Roma, lo scenario internazionale e mediorientale ha subito cambiamenti importanti; ma immutata è la centralità del rapporto strategico fra Italia ed Egitto, cementata dall' equilibrio e dalla moderazione che caratterizzano il comune approccio ai problemi mediorientali.
Una pace stabile e duratura in Medio Oriente, infatti, o sarà complessiva o non sarà.
Sotto questo profilo, lo snodo essenziale, il traguardo decisivo, e più difficile da raggiungere, rimane la normalizzazione del rapporto fra Israele e i Paesi arabi, che auspico possa procedere quanto prima, anche con gesti simbolici, e di pari passo con una sempre maggiore incisività d'azione della Lega Araba, promotrice di un' importante iniziativa di pace, sulle dinamiche regionali.  A servizio di questa causa Roma ed Il Cairo sono pronte a mettere il loro patrimonio condiviso. Comune è la posizione, pazientemente conquistata nei decenni, di interlocutori privilegiati tanto di Israele quanto degli attori arabi moderati. Comune è lo sforzo per incoraggiare una riconciliazione fra le varie componenti della società palestinese che sia basata sulla genuina ricerca della pace e sul riconoscimento del diritto dello Stato di Israele all' esistenza ed alla prosperità.

Il ruolo decisivo svolto dall' Egitto nelle drammatiche settimane del conflitto a Gaza, come pure lo spirito di continuo, costruttivo confronto che caratterizza, nel contesto del mondo arabo, le relazioni fra Egitto e Israele, sono la riprova che il convinto impegno negoziale egiziano costituisce un prezioso e solido elemento di speranza per la pacificazione del Medio Oriente.

Se un impulso fondamentale al processo di pace potrà venire certamente dal rafforzamento dei canali di dialogo già esistenti, come quelli di Israele con Egitto e Giordania  - la cui importanza vitale è dimostrata dal perdurare della pur instabile tregua a Gaza  -  un' ulteriore spinta decisiva dovrà però promanare anche dalla ripresa dei negoziati indiretti, e in prospettiva anche diretti, fra Israele e Siria.
Le crisi mediorientali presentano la caratteristica di essere tutte fra loro indissolubilmente legate, e l' Italia e l' Egitto ne sono consapevoli: sono animati da una sostanziale consonanza di valutazioni su obiettivi e metodi. E', ancor prima dei profondi vincoli culturali ed economici, l' impegno comune in quella che rimane la più complessa e delicata situazione di crisi internazionale del nostro tempo a forgiare una partnership strategica.

Una partnership che ribadiremo in questi giorni a Sharm, e che trova un riconoscimento significativo nel coinvolgimento dell' Egitto nei principali appuntamenti del G8 a Presidenza italiana.


Luogo:

Roma

Autore:

di Franco Frattini

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