Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

11/05/2009


Dettaglio articolo
La storia insegna che, una volta scomparso il nemico comune, le Alleanze si sciolgono. Non è accaduto alla Nato che quest’anno festeggia il suo Sessantesimo anniversario. Come mai?
Che cosa spiega non solo la sopravvivenza della Nato, ma la sua intatta e persino accresciuta vitalità e utilità? Il punto di partenza è la capacità di adattamento che l’Alleanza è riuscita a dimostrare in questi primi vent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Vent’anni in cui la storia, anziché “finire”, ha piuttosto accelerato il passo, costringendo i governi e le istituzioni regionali e internazionali a continui adattamenti.
Tra le organizzazioni regionali la Nato è forse quella che più di tutte è stata chiamata a trasformare e allargare le proprie funzioni. All’indomani del secondo conflitto mondiale e nel clima della guerra fredda il compito dell’Alleanza, mantenuto poi nei successivi quarant’anni, era, come sosteneva il suo primo Segretario Generale, Lord Ismay, di «keep the Russians out, the Americans in and the Germans down»: in altre parole l’Alleanza serviva, grazie alla supervisione e all’ombrello protettivo americano, a prevenire un nuovo conflitto tra i paesi europei e un’espansione dell’influenza sovietica in Europa.
Oggi, con l’Europa ormai riconciliatasi e la Russia postcomunista non più nemica, la Nato assolve a tutt’altre funzioni, che la legittimano come un attore centrale in tutte le principali iniziative di stabilizzazione del contesto internazionale.
Per l’Italia la Nato significa soprattutto quattro cose: è una "comunità delle democrazie"; una indispensabile forza di pacificazione nelle aree di instabilità; un legame indispensabile tra Stati Uniti ed Europa; uno strumento di outreach, cioè di raccordo e dialogo con la Russia il cui pieno coinvolgimento nella sicurezza europea l’Italia considera indispensabile. Il suo essere, ancor prima di tutto, una "comunità delle democrazie", una famiglia, in continua espansione, di paesi che condividono valori e principi comuni, è il principale punto forza dell’Alleanza. Eravamo in dodici nel 1949, siamo oggi in ventotto, e continueremo a espanderci con l’inclusione, che auspichiamo vivamente, di tutti i paesi dei Balcani occidentali. Per i Balcani, area di interesse strategico per l’Italia, il richiamo della Nato è forte ed è visto, anche sul piano simbolico, come uno strumento indispensabile per "ritornare in Europa", a maggior ragione quando l’Unione Europea balbetta sul processo di allargamento, causa la miopia politica di alcuni suoi membri.
Non vi è alcun dubbio: la principale sfida della Nato, per quanto riguarda la stabilizzazione internazionale, è oggi l’Afghanistan, una missione cruciale, dal cui successo dipende la sicurezza di tutti noi.
L’Isaf è la più importante missione che l’Alleanza abbia, mai svolto "fuori area", e a cui l’Italia orgogliosamente partecipa con 2.800 uomini. Una missione a cui partecipano quaranta paesi, non solo quindi quelli europei. La sua funzione è indispensabile per rimettere in piedi un paese martoriato da trent’anni di guerre civili e che proprio per la sua cronica instabilità interna è diventato negli anni scorsi un santuario di terroristi ed estremisti in grado di agire ovunque, anche a casa nostra, come la tragica esperienza degli attentati alle Torri Gemelle, gli attentati di Madrid e Londra ci ricordano. Ricostruzione e sviluppo dell’Afghanistan non sono possibili senza ristabilire le essenziali condizioni di sicurezza. Ed è questo il compito a cui la Nato sta assolvendo in raccordo con le embrionali istituzioni democratiche e con le popolazioni locali. Alle critiche strumentali sulla presenza dell’Alleanza in Afghanistan rispondo con una semplice domanda: chi altri in assenza della Nato sarebbe oggi in grado di assolvere a queste delicate funzioni?
Quale altra istituzione possiede l’esperienza e competenza per portare avanti un programma ambizioso - come la Nato sta facendo - per la formazione dell’esercito e della polizia afghani onde consentire di consegnare agli afghani stessi le chiavi della sicurezza del proprio paese? Analoga attività di formazione delle forze di sicurezza locali e, con un importante contributo dell’Italia, la Nato sta svolgendo anche in Iraq.
L’Alleanza resta uno strumento centrale per mantenere saldo l’asse transatlantico, il rapporto tra Stati Uniti ed Europa, che assume per noi oggi, nel mondo multipolare, un’importanza ancora maggiore.
È attraverso l’interazione quotidiana alla Nato che americani ed europei armonizzano le rispettive visioni e coordinano le azioni comuni. La Nato resta quindi l’unico e indispensabile strumento di quotidiano raccordo transatlantico. Senza di esso e senza il nostro, europeo, contributo operativo alla "produzione" di sicurezza internazionale – dall’Afghanistan ai Balcani - gli Stati Uniti probabilmente si rivolgerebbero altrove, verso l’Asia, con la conseguente marginalizzazione dell’Europa dagli affari internazionali.
L’Unione Europea, ancora in fase di consolidamento interno, di per sé non sarebbe sufficiente a salvare l’Europa dall’irrilevanza politica sul piano internazionale: per conservare una sua centralità quest’ultima ha quindi bisogno di consolidare la Nato e il rapporto tra quest’ultima e l’Unione Europea.
Infine, per mettere da parte una volta per tutte la guerra fredda, c’è bisogno di integrare pienamente la Russia nello spazio di sicurezza europea. La Nato, attraverso il Consiglio Nato-Russia, la cui nascita il governo italiano sponsorizzò nel 2002 a Pratica di Mare, assolve esattamente a questa funzione.
Lo “spirito” di Pratica di Mare, è vero, è andato purtroppo un po’  perdendosi negli ultimi anni. L’Italia è in prima linea sul piano dell’azione diplomatica per recuperarlo. Crediamo fermamente che il ruolo della Russia in Europa non possa prescindere da uno stretto raccordo di Mosca con quella che è e resterà anche per gli anni a venire la principale organizzazione europea nel settore della sicurezza.

Luogo:

Roma

Autore:

di Franco Frattini

8996
 Valuta questo sito