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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

15/05/2009


Dettaglio intervista

Franco Frattini torna da Tunisia e Marocco dove ha firmato nuove intese sull’immigrazione. E spiega la svolta del governo sui clandestini.

Ministro, il Parlamento europeo ha chiesto al Vice Presidente Barrot qual è la posizione della commissione Ue sui respingimenti italiani verso la Libia.
«Il problema è semplice: esiste il terreno dei respingimenti e delle espulsioni molto ben esplorato dall’Unione europea. Materia su cui nessuno ha dubbi».

E cioè?
«Respingere una barca di clandestini nelle acque internazionali è assolutamente consentito. Ma c’è una zona grigia, senza alcuna regolamentazione europea…».

Quella delle richieste d’asilo.
«Esatto. Come garantire a largo del Mediterraneo che quei potenziale 7-8% abbia il diritto di presentare la domanda d’asilo? Perché, ripeto, in acque internazionali si può respingere la barca di clandestini, sta scritto nella direttiva Ue che io presentai da Commissario europeo e che è entrata in vigore. Ma non si parla dell’aspetto dell’asilo. Manca ancora una disciplina Ue sul diritto d’asilo: questa è la questione di fondo».

E allora se uno trova 150 clandestini su una barca che fa?
«Se uno li portasse tutti in Italia sarebbe la fine della politica europea sull’immigrazione. La media europea dei rifugiati è del 5-6% al massimo. Non può passare il principio che ti prendi a bordo 100 persone perché forse ce ne sono 6 che hanno diritto all’asilo. Fino ad oggi si è oscillato tra due soluzioni: respingiamoli tutti tout court oppure prendiamoli tutti, poi 95 li espelliamo: ma è la soluzione sbagliata».

C’è la proposta lanciata sul Messaggero di dare poteri di console al comandante della nave perché decida lui in mare.
«Questo è il modello spagnolo: la nave che intercetta in alto mare una barca con 100 immigrati affida le verifiche al comandante che farà il primo screening e di dire: in questa barca ci sono 6 persone che potrebbero avere i requisiti».

In questo caso che succederebbe?
«Che gli altri 94 vengono riaccompagnati in Libia e questi 6 li portiamo in Italia. Poi c’è un’altra proposta che a Barrot non dispiace».

Quale?
«Che nei paesi di transito (la Libia) o d’origine (la Nigeria) alle Ambasciate o nei Consolati italiani si va a chiedere asilo politico. A Tripoli c’è il onsolato italiano. Così si risolve il problema».

Le due soluzioni sono compatibili, no?
«Certo. La nave italiana in alto mare è territorio italiano, come il consolato a Tripoli».

In questi anni abbiamo sempre trasportato a Lampedusa, e poi in Italia, i migranti nelle carrette intercettate in alto mare.
«Perché mancava l’accordo con la Libia, non eravamo autorizzati a riaccompagnarle in un porto libico. Oggi c’è il trattato. Ieri abbiamo consegnato a Tripoli tre navi per il pattugliamento. Da domani le motovedette italiane potranno pattugliare le coste direttamente nelle acque libiche, così i barconi non arriveranno nemmeno in acque internazionali. Lo fece il governo della sinistra in Albania nel ‘99: così fermarono gli scafisti. E così faremo noi oggi».

Lei incalza l’Europa dicendo che serve una riunione dei ministri di Interni e Esteri. Cosa chiedete agli altri paesi Ue?
«Bisogna condividere le decisioni e riconoscere che il lavoro fatto dall’Italia va a vantaggio dell’intera Europa. Perché i clandestini prima passavano da noi e si disperdevano in Europa. Occorre una condivisione politica, che è molto importante».

Il fronte cattolico vi critica, soprattutto sull’asilo.
«Il fronte cattolico ha il dovere di seguire un profilo morale. Il governo di rispondere all’interesse dei cittadini. Tutti hanno chiaro che i clandestini vanno rimpatriati. Sugli asili bisognerà affrontare la zona grigia».


Luogo:

Roma

Autore:

di Claudio Rizza

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