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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

27/05/2009


Dettaglio intervista

L'avesse fatto Massimo D'Alema, sarebbe stato lapidato (politicamente): ma Franco Frattini ci proverà ancora. «Andrò in Iran, la mia visita è stata solo rinviata, non cancellata. Ora c'è la campagna elettorale, ma intanto il ministro Mottaki riceverà il mio inviato per - discutere di Afghanistan e Pakistan. Il messaggio è chiaro, e lo ripeto: vi aspettiamo a Trieste per lavorare insieme, da interlocutori responsabili, per dimostrare a chi vi teme che siete pronti ad impegnarvi in senso positivo».

Ministro, non le è bastato aver dovuto cancellare il viaggio in Iran per due volte? L'ultima per non incontrare Ahmadinejad a Semnan?
«Io avevo accettato di andare in Iran per preparare con cura una riunione del G8 seria e decisiva, dedicata alla stabilizzazione diAf-Pak. Se però mi chiedono di andare nel luogo da cui è stato appena lanciato un missile, io rinuncio. Ed è sbagliato quello che ha detto qualche commentatore prestigioso, secondo cui era sbagliato il momento della visita. Andare in campagna elettorale o andarci dopo avrebbe fatto solo una differenza: che dopo la campagna elettorale se Ahmadinejad viene rieletto sarà più forte. Quindi andarci dopo non avrebbe impedito azioni come quelle che si sono verificate. Comunque adesso aspettiamo il voto».

Lei conferma l'interesse italiano nel confronto politico con l'Iran: perché insistete?
«L'interesse resta per almeno tre motivi. Il primo è che si è finalmente compreso che la prima priorità della comunità internazionale, cioè la stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan, passa per un coinvolgimento iraniano. Lo dicono gli americani, con l'invito fatto all'Iran a partecipare alla conferenza dell'Aja. Me lo confermano i colloqui avuti con Holbrooke, con la stessa Hillary Clinton, sull'importanza di avere il ministro degli Esteri iraniano a Trieste. La seconda ragione è che noi non possiamo parlare dell'Iran solo per il dossier nucleare. Questo crea conseguenze sbagliate. Innanzitutto, il dossier nucleare lo confiniamo al format del 5+1 (i 5 del Consiglio di sicurezza più la Germania) e questo formato non ha dato risultati, oltre ad essere stato apparentemente liquidato dal presidente Ahmadinejad. Se si continua a pensare che il 5+1 risorga e faccia dopo le elezioni iraniane quello che non ha fatto in due anni e mezzo, credo ci si sbaglierebbe di grosso. Infine: l'Iran va considerato in un contesto più ampio perché gioca un ruolo sul Medio Oriente. Non possiamo far finta che Af-Pak, nucleare e Medio Oriente siano slegati».

Concretamente quale sarà il vostro ruolo: sembra quasi che vogliate tenervi le mani libere per parlare con tutti come spesso ha fatto la diplomazia italiana.
«Avendo la responsabilità del G8, l'Italia affronterà con forza il tema Af-Pak; sugli altri due temi, pur non essendo un battitore libero, il ruolo dell'Italia sarà quello di un partner leale ma attivo degli Usa. Nel momento in cui poi vi sarà un discorso comune a 27 sul nucleare iraniano ci sentiremo obbligati in questo quadro, che però avremo contribuito a costruire».

In concreto, qual è l'idea del governo italiano sul nucleare iraniano?
«È quella che fu lanciata prima della nascita del 5+1: allora da ministro degli Esteri incontrai il governo dell'Iran, era un governo diverso, non vi erano le difficoltà internazionali che sono poi nate dal 2005. Il messaggio era chiaro: il diritto all'approvvigionamento di energia nucleare pacifica non si può negare. Chiediamo però la trasparenza stabilita dalla Aiea e il diritto alle ispezioni come stabilito dal Trattato di non proliferazione nucleare. Non possiamo consentire l'arma nucleare, ma disponibilità a ragionare sul nucleare pacifico».


Luogo:

Roma

Autore:

di Vincenzo Nigro

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