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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

05/06/2009


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Il G8 che l’Italia presiede ha oggi al centro della sua agenda la gestione della crisi economico-finanziaria con tutti i suoi risvolti. La crisi attuale è complessa e non risparmia nessuno. Inutile illudersi che possa essere affrontata con misure parziali ed essere risolta in tempi brevi. Il 2009 sarà un anno difficile per tutti e dobbiamo prepararci a vedere i primi segnali di ripresa solo nel 2010. La soluzione della crisi richiede risposte a più livelli: a livello nazionale, europeo e multilaterale. Sono necessarie regole più efficaci e stringenti per il funzionamento dei mercati finanziari. E’ ciò di cui si sta occupando in particolare il G20, presieduto quest’anno dalla Gran Bretagna. Al G8 spetterà di approfondire le interazioni tra crisi finanziaria ed economia globale, gli aspetti macroeconomici complessivi della crisi. G8 e G20 oggi e in futuro possono lavorare insieme per un approccio coordinato per rilanciare la crescita globale e porre le premesse per una riforma, ormai ineludibile, delle istituzioni finanziarie internazionali - Banca Mondiale e Fondo monetario - create sessant’anni fa a Bretton Woods in un contesto storico troppo diverso da quello attuale. Dal G8, così come dal G20 dovrà provenire un messaggio chiaro contro il pericolo di ritorno al protezionismo e in favore del rilancio del negoziato sulla liberalizzazione del commercio internazionale, il Doha Round: quest’ultimo richiederà tuttavia un impegno condiviso da parte di tutti, Paesi sviluppati ed economie emergenti.
L’economia aperta aiuta ad “allargare la torta”: ma solo se viene sostenuta da tutti, senza eccezioni. Un’altra priorità è rappresentata dal cambiamento climatico. La presidenza italiana intende contribuire al successo della Conferenza delle Nazioni Unite che si aprirà a Copenaghen in dicembre per la definizione di un accordo globale post-Kyoto sul clima. L’Europa ha fatto da apripista nell’autofissarsi ambiziosi obiettivi ambientali. Il “nuovo corso” annunciato dal presidente Obama sui temi ambientali pone oggi le premesse per la creazione di un nuovo asse transatlantico che potrà dare impulso al negoziato ambientale globale. Il G8, attraverso il foro “Mem” (Major economies, che raggruppa paesi industrializzati ed economie emergenti), può giocare un ruolo centrale per smuovere le acque: è però anche qui indispensabile la partecipazione e condivisione delle responsabilità da parte delle economie emergenti per poter raggiungere un accordo globale sul clima. E’ vero, è stato il mondo industrializzato dell’Occidente il principale responsabile dell’inquinamento del pianeta fino a oggi; ma è anche vero che già oggi e ancor più in futuro saranno soprattutto le grandi potenze asiatiche i principali inquinatori della nostra atmosfera. Dobbiamo, al di là degli accordi possibili sulla riduzione delle emissioni di C02, puntare sullo sviluppo di energia pulita e soprattutto sul nucleare. Una decisione - quella del nucleare - che il governo italiano ha già preso e che intende concretamente perseguire negli anni a venire. Lo sviluppo e riduzione della povertà, il terrorismo e la non proliferazione: sono problemi che toccano la vita quotidiana di tutti, anche se non vi è ancora una sufficiente consapevolezza di ciò. E ciò rende tra l’altro non sempre facile la vita ai ministri degli Esteri! Saranno temi centrali nella nostra agenda. Dobbiamo innanzitutto evitare che la crisi economico-finanziaria penalizzi l’Africa in termini di attenzione politica e per quanto riguarda le politiche degli aiuti.
Molti paesi dell’Africa, prima della crisi, stavano crescendo da diversi anni a un ritmo del 5% annuo. Dobbiamo evitare che questo percorso virtuoso venga interrotto e continuare ad aiutare quella parte del mondo, circa un miliardo di persone concentrato soprattutto in Africa, che non è ancora uscita dal sottosviluppo. Allo stesso tempo dobbiamo guardare alle esigenze di sviluppo dell’Africa in un’ottica più ampia, per poter mobilitare l’insieme degli strumenti e attori in grado di generare sviluppo. La presidenza italiana organizzerà un’apposita sessione di lavoro con i leader dei paesi africani per ricercare soluzioni comuni a problemi che noi sentiamo comuni. Dobbiamo “ascoltare” di più i nostri amici africani e renderli copartecipi delle politiche globali. Non possiamo decidere “per loro” a Bruxelles o a Washington. Dobbiamo decidere “con loro”.
Terrorismo e non proliferazione sono oggi le principali sfide alla nostra sicurezza. La lotta al terrorismo è ben diversa dalle guerre convenzionali. E’ una guerra asimmetrica. Non può essere combattuta solo con lo strumento militare. Deve essere affrontata con un approccio olistico e una efficace strategia preventiva. Per questo motivo l’Italia ha deciso di promuovere un’iniziativa politica per meglio raccordare le politiche nazionali e internazionali sui diversi “fattori destabilizzanti” nazionali e transnazionali, che alimentano il terrorismo, dal traffico di droga, armi, alle migrazioni illegali e riciclaggio del danaro sporco. Il ruolo del G8 su questi temi è già oggi particolarmente importante: un esempio chiaro di success story è rappresentato dal Gruppo Roma/Lione, che riunisce esperti e funzionari governativi in materia di lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e al traffico di stupefacenti. L’Italia vuole inoltre rafforzare il ruolo del Cgat (Counter terrorism action group), l’organismo di raccordo in tema di terrorismo, creato nel quadro del G8 ma che vede la partecipazione anche di altri paesi e rappresentanti delle Nazioni Unite e altri organismi multilaterali.
Tra due anni ricorrerà il decennale dei terribili attentati dell’11 settembre: sarà un’occasione per fare un bilancio delle strategie e politiche messe in atto in questo periodo dalla comunità internazionale. Varrebbe la pena pensare sin d’ora a un vertice mondiale contro il terrorismo, a una sessione di lavoro ad hoc delle Nazioni Unite dedicata al terrorismo. Sulla non proliferazione c’è bisogno di dare un impulso decisivo alla rivitalizzazione dello spirito multilaterale, anche in vista della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione che avrà luogo nel 2010. Non possiamo più trattare il problema della proliferazione caso per caso, una volta l’Iran, un’altra la Corea del Nord, e così via. Abbiamo bisogno di rafforzare il regime multilaterale in un mondo dove proliferare è diventato più facile (il Trattato di non proliferazione risale a quarant’anni fa). Questi sforzi avranno maggiore credibilità se accompagnati da progressi paralleli sul fronte del disarmo. Avremo più autorità nel persuadere gli stati che vogliono dotarsi dell’arma nucleare se le potenze oggi nucleari daranno il buon esempio nell’iniziare a ridurre in maniera significativa i rispettivi arsenali. Contiamo molto sul ruolo della nuova amministrazione Usa nel promuovere l’agenda del disarmo e della non proliferazione. Il negoziato multilaterale si gioverebbe enormemente da un rilancio dell’agenda strategica bilaterale tra Stati Uniti e Russia.
L’impegno del G8 sulla non proliferazione nucleare si coniuga anche con quello, più ampio, contro la diffusione delle armi di distruzione di massa nel quadro della cosiddetta “Global Partnership”. È un impegno del G8 di grande rilievo finanziario oltre che politico (20 miliardi di dollari in 10 anni: l’Italia si è impegnata per un miliardo di euro e ha già avviato un progetto da 360 milioni nel settore nucleare). Sono tutti problemi, quelli al centro dell’agenda della presidenza italiana del G8, che ci accompagneranno per anni e che vedranno impegnati in futuro non solo il G8 ma anche le principali istituzioni regionali e internazionali. L’interazione e le sinergie tra i governi nazionali e queste ultime - in un quadro di governance “multi-livello” - è la chiave per la soluzione di problemi ormai troppo complessi per essere trattati esclusivamente in un ambito specifico.

 (Dalla postfazione al libro a cura di Pino Buongiorno “Il mondo che verrà”)


Luogo:

Roma

Autore:

di Franco Frattini

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