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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

12/06/2009


Dettaglio intervista

L’impatto della crisi economica e dei cambiamenti climatici sui Paesi in via di sviluppo e sulle migrazioni di massa è un tema di grandissimo valore politico globale». Se il Sud del Mondo all’inizio aveva sentito meno la crisi, perché meno integrato nei mercati globali, ora anche questi Paesi «cominciano a soffrirne: il mix di povertà, crisi e cambiamenti climatici ci preoccupa davvero. E il G8 per la prima volta intende occuparsene». Franco Frattini non ha dubbi. In una pausa della riunione dei Ministri dello sviluppo del G8, che si chiude oggi alla Farnesina, il ministro degli Esteri difende l’importanza di questi summit. Soprattutto se allargati ai paesi emergenti. E i tagli italiani alla cooperazione, assicura, non metteranno a rischio il raggiungimento degli Obiettivi del millennio: «Il governo rispetterà gli impegni».

Questo G8 per lo sviluppo è allargato a Brasile, Messico, India, Cina, Sudafrica e per la prima volta, su invito dell’Italia, all’Egitto e all’Unione africana. Qual è il significato politico di questa novità?
La convinzione mia personale e del premier - e presidente del G8 - Silvio Berlusconi è che l’Africa e i Paesi in via di sviluppo siano innanzitutto soggetti politici.
Si sono sempre fatte riflessioni sulla quantità degli aiuti e sul rapporto tra donatori e riceventi. Non è più sufficiente. Oggi dobbiamo parlare di ambiente, energia, terrorismo, di flussi migratori in Africa e dall’Africa. Questo evidentemente richiede un ruolo politico per i paesi africani. Che capiscono che va migliorata la governance degli aiuti, e garantita trasparenza e democrazia. Altrimenti gli aiuti arricchiscono pochi. Poi abbiamo dato alla società civile un ruolo importante, per ampliare lo spettro degli aiuti. Ho incontrato la Coalizione italiana delle Ong contro la povertà. E presentiamo - per la prima volta in un G8 - due progetti di cooperazione, best practices dell’Avsi e della Comunità di Sant’Egidio, due esempi di centralità della società civile e della persona umana. Per me sono concetti politici.

Sull’allargamento di questo G8 ha pesato il rapporto Italia-Libia?
Tutti i leader africani che ho incontrato, e da ultimo Gheddafi, mi hanno rivolto una domanda di ruolo politico. L’Africa ci chiede corretta gestione, lotta alla corruzione, prevenzione del crimine. Oltre alla quantità delle risorse, c’è il discorso della qualità. Anche se, lo ribadisco, i fondi pubblici allo sviluppo restano elemento essenziale e insostituibile. L’Italia ovviamente farà la sua parte confermando i propri impegni finanziari entro la fine dell’anno. La volontà politica c’è.

Gli immigrati con le rimesse in patria finanziano di fatto lo sviluppo. Si può potenziare questo canale?
Oggi i money transfer chiedono il 10% per trasferire i soldi in Patria. Il G8 proporrà una riduzione al 5% in cinque anni, che dimezzi un profitto francamente ingiustificato. Sarebbero ogni anno 13 miliardi di dollari. Gli Stati G8 possono condizionare il rinnovo delle concessioni alla riduzione dell’aggio sulle rimesse. Sono molte le strade per lo sviluppo, oltre all’aiuto pubblico.

Gli scenari economici e climatici cambiano. Nuovi protagonisti politici si affacciano. Cambiano anche gli obiettivi dello sviluppo?
Quelli più importanti restano la sicurezza alimentare, lo sviluppo agricolo, la salute materno infantile, le malattie dimenticate come la malaria, oltre ad Aids e tbc. Sono gli obiettivi del millennio.

Obiettivi che prevedevano una tappa di avvicinamento - verso lo 0,7% del pil in aiuto pubblico - che per il 2010 era dello 0,51%. Quest’anno però gli aiuti sono stati dimezzati: dallo 0,22 del 2008 siamo a 0,10. Rispettare questi impegni...
...Vuol dire trovare le risorse. La risposta è sì, troveremo le risorse.

Come?
Qualcuno forse vorrebbe per forza titolare che l’Italia non rispetterà gli impegni. Io dico che non sarà così.

Il colonnello Gheddafi gestisce un fondo sovrano, il Lybian investment authority, di decine di miliardi di dollari. Avrà un ruolo nella cooperazione?
La Libia già svolge un’attività di cooperazione allo sviluppo molto importante nell’Africa subsahariana. Abbiamo proposto a Gheddafi una cooperazione triangolare. In Somalia, Italia e Libia già lavorano insieme perla pacificazione. Perché non anche alla ricostruzione? Gheddafi ha detto di sì.


Luogo:

Roma

Autore:

di Luca Liverani

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