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Governo Italiano

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Data:

22/06/2009


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La parola chiave per comprendere il significato del G8 dei Ministri degli Esteri che si svolgerà a Trieste dal 25 al 27 giugno è «concretezza».
Si é accumulato in questi anni un gap tra i consessi internazionali e la società civile globale che guarda con crescenti scetticismo ed indifferenza ai ripetuti esercizi declaratori ed attende, a ragione, dalla diplomazia una maggiore efficacia ed incisività. La Presidenza italiana vuole contribuire a ridurre questo gap dando la massima concretezza alle prossime riunioni del G8, a partire da Trieste. Cosa ci proponiamo, in concreto, di ottenere?
Soprattutto quattro cose.
Innanzitutto, vogliamo dare un segnale forte di impegno sull’Afghanistan, la principale crisi regionale dagli attentati dell’11 settembre dove sono impegnati circa tremila soldati italiani e dove il nostro Paese sta compiendo uno sforzo considerevole anche sul fronte della ricostruzione. I nostri soldati non sono lì per caso. C’é infatti una tradizione di presenza italiana in Asia centrale - che racconteremo al G8 in un filmato inaugurale curato da Duilio Giammaria - che risale alle missioni archeologiche che l’ambasciatore Quaroni seppe promuovere fin dagli anni Cinquanta in Afghanistan, Pakistan ed Iran.
Abbiamo invitato a Trieste un ampio numero di paesi ed organizzazioni internazionali per affrontare il problema dell’Afghanistan in chiave di cooperazione regionale. E’ infatti ormai evidente che non é possibile affrontare la sfida afgana senza la collaborazione del Pakistan e la stabilizzazione interna di quest’ultimo. Ma è altrettanto necessario, oltre al Pakistan, coinvolgere attivamente gli altri attori regionali, tra cui l’India e le repubbliche centro-asiatiche. Il G8 di Trieste intende strutturare e dare contenuto operativo alle iniziative regionali per la stabilizzazione dell’Afghanistan, attraverso la cooperazione e l’integrazione degli sforzi dei paesi vicini e delle varie organizzazioni internazionali in cinque settori specifici: la gestione delle frontiere, la lotta ai traffici illeciti, lo sviluppo delle infrastrutture, l’assistenza ai rifugiati e la gestione dei flussi migratori, lo sviluppo dell’agricoltura (dove é impiegata la maggior parte della popolazione afgana) e la sicurezza alimentare.
Intendiamo insomma a Trieste, porre le basi per dar vita ad un «processo» che renda anche in futuro più coerenti le azioni e gli impegni verso l’Afghanistan dei diversi protagonisti della regione e della comunità internazionale.
Sul fronte del disarmo e della non proliferazione: vogliamo consolidare l’impegno comune dei paesi del G8 a contribuire alla riuscita della Conferenza di riesame del Trattato di Non Proliferazione (TNP), prevista per l’anno prossimo, e che dovrà rafforzare norme e principi multilaterali per limitare il rischio di una corsa all’arma nucleare in un mondo in cui proliferare é diventato più facile e più pericoloso, come indica anche il caso nord-coreano.
Ciò implica l’impegno di tutti a progredire contemporaneamente nei tre pilastri del TNP: la non proliferazione, il disarmo da parte delle potenze già nucleari e l’uso pacifico dell’energia nucleare. La visione espressa dal Presidente Obama di un mondo senza armi nucleari ha aperto nuovi orizzonti e speranze per l’umanità che l’Europa, la Russia e gli altri paesi, attraverso il G8, hanno il dovere di cogliere per dare impulso al processo.
In terzo luogo, ci proponiamo di rafforzare la coesione internazionale nella lotta contro il terrorismo, che resta una delle principali minacce alla nostra sicurezza individuale e collettiva. Contiamo, attraverso il G8 di Trieste, di consolidare l’impegno della comunità internazionale a coordinare politiche sistemiche per il contrasto al terrorismo e ai diversi fattori destabilizzanti che lo alimentano (dal crimine organizzato al narco-traffico) e per inaridirne le fonti di finanziamento.
A Trieste affronteremo inoltre il problema, sempre più preoccupante, della pirateria al largo delle coste somale consolidando l’impegno dei Paesi del G8 nell’efficace attuazione delle misure internazionali di prevenzione e repressione della pirateria già promosse dalle Nazioni Unite e dall’IMO, irrobustendo la capacità dei Paesi della regione di controllare le proprie coste ed acque territoriali e rafforzando il quadro giuridico internazionale.
Infine, intendiamo confermare a Trieste la compattezza della comunità internazionale circa l’obiettivo della ricerca di una composizione definitiva del conflitto israelo-palestinese, sulla base del principio «due popoli-due Stati». Si tratta ormai, per quanto riguarda la pace in Medio Oriente, di fare un salto di qualità con il passaggio dal «processo» alla «soluzione», attraverso la ripresa immediata dei negoziati. La riunione ministeriale del Quartet che si svolgerà a Trieste a margine del G8, sarà un segnale importante della ritrovata volontà di impegno politico internazionale alla quale il Presidente Obama ha dato un contributo decisivo.
Sullo sfondo del G8 di Trieste figurerà ovviamente anche l’Iran che sta vivendo ore di drammatica instabilità. Il G8 dovrà esprimere con compattezza l’aspettativa che le autorità iraniane riescano ad individuare un’uscita dalla crisi che rispecchi la volontà del popolo e che consenta al paese di ritrovare una stabilità sostenibile, che è anche la precondizione perché l’Iran possa offrire il proprio valore aggiunto alla stabilità regionale nell’arco di crisi dal Medio Oriente all’Afghanistan.
Il G8 dei Ministri degli Esteri di Trieste si é insomma posto obiettivi molto precisi che contiamo di realizzare con il contributo di tutti i paesi che parteciperanno e nell’interesse di tutti: «una responsabilità comune per azioni concrete».

Luogo:

Roma

Autore:

di Franco Frattini

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