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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

26/06/2009


Dettaglio intervista

I 27 e 28 giugno prossimi la presidenza greca dell’Osce ospiterà a Corfù un incontro informale a livello ministeriale che dovrà lanciare un nuovo dialogo sul futuro della sicurezza europea. L’Italia ha sostenuto attivamente l’iniziativa greca. Noi - Italia e Grecia - riteniamo che ciò che chiamiamo la sicurezza europea e la sua architettura rimangano un progetto vivente in continua trasformazione. Dalla fine della Guerra fredda abbiamo fatto grandi progressi nel creare un’Europa whole and free. Tuttavia non abbiamo ancora completamente consolidato la base per una sicurezza sostenibile i cui principi e impegni siano ugualmente condivisi da tutti. La guerra in Georgia dell’estate scorsa ha dimostrato che ancora esistono diverse incomprensioni e divisioni. Dobbiamo pertanto rafforzare la fiducia reciproca e cercare di capire meglio le percezioni e le preoccupazioni di ciascuno. Il nostro  primo punto di partenza è che non vi sono più entità nemiche nello spazio europeo, ma soltanto minacce comuni alla sicurezza che devono essere affrontate esclusivamente attraverso risposte comuni e condivise. Inoltre dobbiamo riconoscere che la sicurezza nel XXI secolo è divenuta un concetto sempre più complesso e dalle molte sfaccettature. Le linee di distinzione tra sicurezza all’interno delle entità nazionali e tra Stati sono divenute sempre meno chiare. Ciò significa che mentre si discute di sicurezza non possiamo prendere scorciatoie: dobbiamo guardare al nuovo dialogo sulla sicurezza europea che sarà lanciato a Corfù come a un processo aperto, senza precise scadenze temporali o esiti prestabiliti. L’Osce, grazie alla sua estensione geografica e la sua membership inclusiva, è la migliore cornice in cui può aver luogo un dibattito sulla sicurezza europea.
Non si parte da zero. Esiste un acquis di sicurezza sul quale possiamo costruire. Perciò il primo obiettivo del nuovo dialogo sulla sicurezza dovrebbe essere l’aggiornamento della discussione sui principi dell’Atto di Helsinki del 1975 da adattare al nuovo contesto europeo.
In secondo luogo dovremmo cercare di individuare un nuovo meccanismo per migliorare l’applicazione e il rispetto degli impegni degli Stati membri dell’Osce in ciò che definiamo le tre dimensioni della sicurezza europea: militare, economica e umana. Infine, dovremmo approfondire la nostra discussione su come affrontare le nuove minacce cioè quelle minacce orizzontali che vanno dal terrorismo ai traffici di droga, dall’immigrazione clandestina al crimine organizzato, dalla proliferazione nucleare alla sicurezza energetica e l’ambiente.
Nell’affrontare queste nuove minacce possiamo lavorare con le numerose istituzioni che già esistono. Abbiamo bisogno di maggiore pragmatismo e flessibilità, accordi ad hoc e contatti per coinvolgere efficacemente gli Stati parte dell’Osce così come le altre organizzazioni regionali e sub regionali. È insomma la missione che crea la coalizione e non viceversa. Un approccio dal basso di questo genere sulle nuove minacce orizzontali dovrebbe essere accompagnato da un accordo generale sulle problematiche di sicurezza più complicate.
Accogliamo positivamente il nuovo approccio alla sicurezza dell’amministrazione Obama e il rinnovato dialogo strategico Usa-Russia sul disarmo. Dovremmo anche ridare vitalità al regime del Trattato sulle armi convenzionali come punto fermo della sicurezza euroatlantica e fare sforzi ulteriori per l’entrata in vigore al più presto del Trattato adattato sulle armi convenzionali. Auspichiamo che l’Europa e in particolare l’Unione europea, dopo l’auspicata entrata in vigore del Trattato di Lisbona, possano giocare un ruolo pro-attivo nel dialogo sulle problematiche cruciali di sicurezza.
A margine dell’incontro dell’Osce a Corfù si terrà anche una riunione ministeriale del Consiglio Nato-Russia. Si tratterà del primo incontro dalla guerra in Georgia. L’Italia e la Grecia salutano con calore la ripresa del Consiglio Nato-Russia a livello politico. Non possiamo credibilmente consolidare la sicurezza nel comune spazio europeo fino a quando non verranno pienamente recuperati la fiducia e il dialogo tra l’Alleanza atlantica e il nostro vicino più importante. Dobbiamo insomma ritornare allo spirito di Pratica di Mare. Vent’anni dopo la fine della Guerra fredda è giunta l’ora di girare pagina e entrare nel XXI secolo. Il processo di Corfù ci fornisce tale opportunità. Non possiamo farcela sfuggire

 


Luogo:

Roma

Autore:

di Dora Bakoyannis e Franco Frattini

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