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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

26/06/2009


Dettaglio intervista

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini rimanda al mittente le accuse dell’Iran per la sua mancata partecipazione al G8 di Trieste e spiega il ruolo e le decisioni che il summit si appresta a prendere nei prossimi due giorni.

L’Iran ha accusato la presidenza italiana del G8 per la sua mancata partecipazione alla riunione ministeriale a Trieste sull’Afghanistan, sostenendo che Roma «non ha rispettato i suoi impegni»...
«Sono questioni che riguardano la preparazione tecnica di una serie di incontri che riguardano alcune fasi preparatorie. Prendiamo atto che l’Iran, a differenza di altri 34 Paesi invitati alla conferenza, non ha ritenuto sufficiente lo stato di preparazione. Punto e basta».

La situazione in Iran sta precipitando. Quale sarà la risposta del G8?
«Dovrà essere una reazione molto chiara. Ci sono violazioni di diritti umani, ci sono morti nelle strade, ci sono violenze gravi delle autorità di polizia iraniana che non si possono accettare. Su questo la Comunità internazionale non deve avere incertezze. E’ evidente che non chiediamo noi di ricontare le schede elettorali, questi sono compiti che spettano alle autorità iraniane, ma è evidente che il diritto di manifestare e il diritto e dovere di informare da parte della stampa va rispettato. E su questo troveremo un’intesa finale come confermatomi anche dall’incontro con il ministro degli Esteri russo Lavrov molto impegnato nei confronti di un Paese, come l’Iran, impegnato nella proliferazione nucleare».

L’Iran era importante per sciogliere quel nodo gordiano che si chiama Afghanistan e Pakistan. Quali saranno le strategie che il G8 proporrà?
«Il Pakistan e l’Afghanistan fanno parte di una regione che richiede l’impegno di tutta la Comunità internazionale. Noi proporremo delle misure concrete relative per come occuparsi delle realtà locali tribali. Vi è un traffico di droga inaccettabile e che, tra l’altro, interessa proprio l’Iran. Vi è un traffico di armi. Quindi noi proporremo un network di coordinamento e di formazione di tutte le organizzazioni che si oppongono al traffico della droga. Proporremo un sostegno economico al Pakistan che non sia solo un’elargizione di denaro. L’Europa, ad esempio, deve abbandonare la sua timidezza relativamente a un accordo di libero commercio Ue-Pakistan. Non è denaro, ma è un segnale politico che vale molto più del denaro. L’Afghanistan deve andare a elezioni libere e trasparenti. Ci deve poi essere un ruolo nuovo per l’educazione e per la società civile. Un programma che il G8 può impegnarsi a promuovere per l’educazione di bambini e bambine e sottolineo le bambine e le donne, cioè quelle categorie che finora meno hanno goduto dell’istruzione».

In Afghanistan è esplosa la «fighting season» con attacchi anche ai militari italiani. Gli Usa hanno bisogno di vittorie sul terreno per poi negoziare da una posizione di forza?
«Non credo. Secondo me gli Usa vogliono una riconciliazione con la popolazione civile, questa sarebbe la chiave del nostro successo, perché vincere uno scontro con una decina di terroristi si può, ma se questo comporta magari la morte di civili innocenti crea un effetto peggiore che avere perso quello scontro. Quindi io penso che bisogna piuttosto rafforzare le istituzioni, a partire da un’elezione con osservatori internazionali e quindi trasparente, formare le forze afgane per una exit strategy di medio periodo e poi incrementare quella ricostruzione civile per la quale l’Italia è stata impegnata fin dal primo momento».

A latere del G8 il Quartetto terrà anche una riunione sulla crisi israelo-palestinese. Dopo la proposta di Nethanyau: una Palestina sovrana ma smilitarizzata, quali gli sviluppi?
«Ne ho parlato con il senatore Usa Mitchell che è a Trieste come inviato di Obama. Abbiamo bisogno di una proposta concreta che spieghi che cosa vuol dire la sua idea di uno Stato smilitarizzato, perché è chiaro che se parliamo di sicurezza lo Stato tra le sue prerogative nazionali e di sovranità ha proprio questa. Quindi dovremo distinguere dall’idea di avere un esercito con i carri armati, che francamente avrebbe poco senso e, invece, la necessità di avere delle forze armate ma di sicurezza che siano tutte palestinesi. Credo che questo Israele lo dovrebbe accettare. Non potremmo certo mandarci le forze di polizia europee. Poi aspettiamo una proposta sugli insediamenti ebraici che chiarisca come un vero blocco o una moratoria completa possa essere attuata per non pregiudicare i negoziati».


Luogo:

Trieste

Autore:

di Mauro Manzin

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