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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

05/07/2009


Dettaglio intervista

«Quello che è successo a Vicenza è semplicemente una vergogna. L’incitamento all’odio antiamericano è assolutamente intollerabile. La linea del Governo è che manifestazioni di dissenso pacifico siano consentite. Ma quando si tratta di aggressioni violente con gente che è pronta a devastare tutto pur di manifestare dove vuole, allora deve intervenire l’autorità della legge. Ma non sono preoccupato per il G8 dell’Aquila. Perché è vero che certa gente non si ferma davanti a nulla, ma credo che di fronte alla tragedia dell’Abruzzo nessuno avrà il coraggio di pensare di andare in quel posto per devastare o per portare la violenza...».

E’ metà pomeriggio quando il ministro egli Esteri Franco Frattini viene raggiunto dalle notizie dei tafferugli attorno alla base Del Molin. Non sono inattesi, li condanna con nettezza. Ma non per questo rinuncia a parlare soprattutto di politica «perché il mondo - spiega - ha bisogno di governance, non di retorica no global. E noi vogliamo produrre risultati concreti. Dare risposte su economia, clima, sviluppo. Risposte vere».

Ministro Frattini, il Papa ha lanciato un appello ai grandi della Terra proponendo quella che ha chiamato “L’agenda della speranza”: un invito a non dimenticare la dimensione etica nella scelta delle azioni per uscire dalla crisi economica. E a non dimenticare i poveri della Terra. Troverà ascolto?

«Io penso che le richieste contenute nell’Agenda della speranza si possano tutte sottoscrivere. In primo luogo la necessità di dar risposta al grande problema della povertà, che sarà per noi una priorità assoluta. Ridurre la povertà significa affrontare tutti i fattori di crisi che riguardano i Paesi meno fortunati, significa affrontare un tema che mi è caro, quello della protezione dell’ambiente. Al G8 avremo tra le priorità assolute la ricerca di un accordo globale tra le economie dei Paesi ricchi e quelle dei Paesi emergenti come la Cina, l’India e il Brasile per mettere un freno alle emissioni di Co2. Mi auguro che sarà possibile fissare nel documento finale un impegno a contenere il riscaldamento entro due gradi rispetto all’epoca preindustriale e a ridurre le emissioni del 50% entro il 2050. E sarebbe un risultato straordinario».

C’è però anche il problema dell’aiuto allo sviluppo e l’Italia è finita sul banco degli accusati per aver ridotto pesantemente, nonostante le promesse fatte, la percentuale del Pil destinato a questo fine.

«Non c’è niente di peggio che la malafede. Io ho detto chiaramente che sappiamo di essere in ritardo, ma che ci impegniamo assolutamente a recuperare il ritardo, che questo ritardo sarà recuperato entro tre anni, che siamo pronti a introdurre nelle conclusioni del G8 un piano che porti tutti i Paesi in linea con gli obiettivi di Gleneagles. Il problema semmai è che non tutti i Paesi vogliono impegnarsi in un piano di rientro vincolante. Ma l’Italia lo farà. Se sarà necessario anche unilateralmente».

Questo sarà un vertice “a geometria variabile”: ha ragione la cancelliera Merkel a dire che bisogna superare il formato G8?

«Noi pensiamo che sia l’argomento in discussione a determinare il formato. Se mi occupo della povertà dell’Africa devo coinvolgere più paesi africani, se mi occupo della crisi finanziaria devo coinvolgere le maggiori economie del mondo, se dell’Afghanistan mi servono le potenze regionali. Ciò detto, noi andiamo oltre il G8. Noi avremo una dichiarazione solenne che dirà che d’ora in poi il coordinamento tra i Paesi del G8, il cosiddetto gruppo dei G5 (India, Cina, Brasile, Messico, Sudafrica) più l’Egitto sarà un formato più strutturato. E questo sarà un passo avanti nella direzione che auspica la signora Merkel».

All’Aquila è in agenda anche la crisi politica in Iran. E’ possibile che si parli di sanzioni?

«E’ chiaro che l’Iran oggi costituisce un punto di attenzione sotto due aspetti: il primo è il tema della non proliferazione nucleare, il secondo quello della violenza inaccettabile mostrata nei confronti dei manifestanti in occasione delle ultime elezioni. L’Iran può essere attore negativo o positivo. Di nuove sanzioni non vuole parlare l’America di Obama, non vuole parlare la Russia. Nei prossimi mesi dovremo fare il punto, una riunione è già fissata a settembre a New York. Spetta a Teheran scegliere se avviare un negoziato serio: c’è una mano tesa ma non a tempo indeterminato».


Luogo:

Roma

Autore:

di Alessandro Farruggia

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