Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

07/07/2009


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, la visita di Hu Jintao coincide con il massacro nel Xinjian. Il presidente Napolitano ha sollevato con lui il problema diritti umani: il governo italiano ha preso posizione?

«Il governo sta lavorando affinché l’Ue adotti una dichiarazione comune, al cui contenuto ci rimetteremo».

Hu Jintao sarà al G8. Che messaggio invierà la presidenza italiana ai Paesi nei quali i diritti umani sono un problema?

«Il nostro messaggio non potrà non confermare la scelta politica di considerare i diritti umani un’assoluta priorità. In questo senso si inserisce il dialogo franco che abbiamo sempre avuto con i nostri partner, Cina inclusa. A Hu Jintao abbiamo anticipato la volontà di avere un dialogo a tutto campo: il che vuol dire rispettare la politica cinese di integrità territoriale - che per un Paese così grande è una politica di sopravvivenza - e al tempo stesso aprire un dialogo su tutti i temi, diritti umani compresi».

Nell’intervista a Bob Geldof pubblicata domenica sulla Stampa, Berlusconi ha detto che l’Italia stanzierà nuovi fondi per l’Africa e manterrà gli impegni non mantenuti. Come farete?

«Sgombriamo il campo dalle cose non vere dette da Geldof, che peraltro dopo l’intervista ha scritto una lettera a Berlusconi per ringraziarlo. A Gleneagles, nel 2005, è stato deciso che ogni Paese G8 deve contribuire secondo un trend che porti a destinare agli aiuti, nel 2015, lo 0,7% del pil. Nel 2008 l’Italia è arrivata allo 0,22 ma non è ultima né penultima nel rispetto degli impegni. Quest’anno verseremo quel che occorre, anche per il "global fund" lanciato a Genova. E al G8 proporremo un piano di rientro in tre anni per recuperare i ritardi nei versamenti, tenendo presente che per arrivare allo 0,7 nel 2015 oggi dovremmo essere allo 0,4. Contribuiremo anche al nuovo fondo di Obama. Lo consideriamo tanto importante che abbiamo rilanciato il polo alimentare Onu con due iniziative: una settimana universale dell’alimentazione, in autunno, e la creazione di un fondo per nuove iniziative, 15 miliardi di dollari».

Un messaggio difficile da far passare: sono anni che il G8 disattende gli obiettivi.

«Se vogliamo risolvere il problema aiuti dobbiamo elaborare un piano di rientro. Chiederemo ai partner: quanti milioni di dollari mancano all’obiettivo, come li spalmiamo nel prossimo triennio?».

Come recuperare soldi?

«Proporremo fra l’altro la de-tax, che consentirà a ogni consumatore di devolvere una quota Iva al finanziamento di un progetto. Altra proposta: rendere meno costose le rimesse dei migranti, che pagano il 10% di aggio alle banche. Dimezzandolo libereremo risorse annue per 13 miliardi di dollari. Questa proposta la adotteremo in intesa coni Paesi africani».

Il che ci porta al formato dei vertice, a geometria variabile.

«L’Aquila avrà tre innovazioni. I 6 Paesi emergenti non verranno soltanto a prendere un caffé, per la prima volta decideremo con loro. Il gruppo si allargherà ancora quando si discuterà di ambiente. Il terzo giorno tutti incontreranno l’Africa, che deciderà con le maggiori economie su ambiente, aiuti, commercio. Ci sarà il 90% del pil mondiale».

Verso il superamento del G8?

«L`8 è una prospettiva strutturata che nessuno vuole abbandonare, ma che tutti hanno accettato di allargare».

Una sorta di G20, al quale guarda la Merkel?

«Il G20 ha due difetti: non ha un meccanismo permanente con l’Africa, e fra i 14 ci sono 2 Paesi africani, fra i 20 uno solo. Va bene per la riforma delle istituzioni finanziarie, ma è impensabile affronti temi come ambiente o non proliferazione. Meglio un modello flessibile che coinvolge chi occorre quando occorre».

E i G2, Usa-Cina per la finanza e Usa-Russia per la politica?

«Se l’Europa riesce a esprimere una voce unica porta nel G8 il peso di 27 Paesi, se non ci riesce la prospettiva dell’asse transpacifico è realistica».

Sul G8 c’è molto scetticismo: non essendoci un’autorità che sanziona chi non rispetta la dichiarazione finale, quest’ultima rischia di essere una sorta di «brevi cenni sull’universo».

«Per questo proporremo un meccanismo di controllo e responsabilità che individui, Paese per Paese, conformità e difformità rispetto agli impegni».

All’Aquila l’Italia sarà sotto esame.

«È una logica che respingo. Non lo definirei un G8 dove Berlusconi deve ripulire la sua immagine, ma un G8 dove Berlusconi deve dimostrare di mettere sul tavolo proposte ambiziose, facendo venire allo scoperto chi si nasconde dietro l’Italia per non voler decidere».


Luogo:

Roma

Autore:

di Emanuele Novazio

9273
 Valuta questo sito