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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

12/07/2009


Dettaglio intervista

«Con il G8 dell’Aquila si è aperta una nuova stagione dei rapporti internazionali» e le scelte degli 8 grandi maturate - «per la prima volta» insieme ai Paesi emergenti e a quelli in via di sviluppo - «saranno irreversibili». Il ministro degli Esteri Franco Frattini, «stanco ma soddisfatto» per la intensa tre giorni aquilana, commenta in questa intervista i risultati del vertice. Con l’occhio rivolto al futuro: all’Aquila, spiega, «abbiamo spianato la strada per i risultati concreti, da oggi dobbiamo portare avanti il resto del lavoro».

Ministro Frattini, la prima domanda è su un fatto di attualità. L’Iran ha protestato per la "repressione" che la polizia italiana avrebbe compiuto ai danni dei manifestanti no global. Ma contemporaneamente il ministro degli Esteri Mottaki ha annunciato la messa a punto di un pacchetto di proposte di politica internazionale che, sostiene, può diventare una buona base per negoziati con l’Occidente. Lei che ne dice?
«Gli iraniani ci hanno abituato da tempo a questo atteggiamento ambivalente. Credo che, però, non sia loro sfuggito come al G8 tutti i partecipanti abbiano concordato sulla linea della mano tesa, della ricerca di un accordo, ma non a tempo indeterminato. Gli abbiamo offerto, insomma, dialogo e fermezza e forse loro vogliono in un certo modo rispondere con le stesse modalità, anche se accusare la polizia italiana di aver compiuto una repressione delle proteste è francamente ridicolo. Mi sembra importante quanto dice Mottaki: probabilmente hanno compreso che l’Occidente vuole davvero raggiungere un accordo con l’Iran. Vedremo gli sviluppi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi».

Passiamo al G8. L’impressione generale è che siano stati complessivamente messe a punto delle buone cornici sui principali temi sul tappeto. Ma che per dare un giudizio definitivo occorrerà vedere nei prossimi mesi con quali contenuti concreti queste cornici si riempiranno.
«Il G8 non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Ritengo che all’Aquila siano stati fatti passi in avanti che era difficile immaginare solo qualche tempo fa. Certo, adesso bisogna lavorare per raggiungere i traguardi che abbiamo indicati, ma ci siamo finalmente incamminati sulla strada giusta. Vorrei dire, in sostanza, che non ci sono solo generiche dichiarazioni di intenti. Sulla crisi, per esempio, abbiamo stabilito che la nuova economia dovrà essere ispirata - e trovo in questo molta sintonia con la nuova enciclica del Papa - ai principi di eticità, correttezza e trasparenza. Ma, contemporaneamente, abbiamo dato mandato a una organizzazione di grande prestigio come l’Ocse di tradurre, in tempi brevi, questi principi in regole vincolanti, che introdurranno nuovi modelli di comportamento e implicheranno la lotta alla speculazione e ai paradisi fiscali. Lo stesso vale per i cambiamenti climatici, i negoziati di Doha e l’aiuto ai Paesi in via di sviluppo, temi nei quali abbiamo realizzato una vera svolta».

Sulla dichiarazione sul clima pesa il mancato raggiungimento di un accordo con Cina, India e Brasile circa il dimezzamento delle emissioni di gas serra entro il 2050.
«Io dico questo: fino a qualche tempo fa con la vecchia amministrazione americana non era nemmeno possibile sedersi allo stesso tavolo a discutere di cambiamenti climatici. L’accordo sulla riduzione entro il 2050 del 50 per cento delle emissioni di anidride carbonica raggiunto tra gli Otto, che rappresentano la parte più sviluppata della Terra, è un fatto molto importante di per sé e costituisce anche una forte massa d’urto che può coinvolgere e trascinare altri Paesi. Per quanto riguarda nazioni come Cina, India e Brasile abbiamo ottenuto un risultato insperato: per la prima volta ammettono che esiste un problema di riscaldamento terrestre, che le cause vanno ricercate nell’inquinamento e che occorre lavorare tutti per contenere l’aumento della temperatura in due gradi centigradi. In più, anche se non hanno indicato le cifre, si sono detti disponibili a lavorare a una drastica riduzione dell’anidride carbonica. Questo significa che alla conferenza sul clima dell’Onu a Copenaghen non dovremo più discutere se sia fondata o no la realtà scientifica delle conseguenze del riscaldamento terrestre, ma cominceremo a mettere dei paletti che dovranno essere rispettati da tutti»

A questo proposito, la maggioranza che sostiene il suo governo ha approvato ad aprile scorso una mozione al Senato - primi firmatari D’Alì e Dell’Utri - che esprime forti dubbi circa la veridicità delle tesi scientifiche sul legame tra il riscaldamento terrestre e la produzione industriale di Co2.
«Mi sembra che questa mozione sia superata...».

Per gli aiuti allo sviluppo avete stanziato 20 miliardi di dollari.
«Sì, è stato un passo importante e siamo riusciti anche ad aumentare di 5 miliardi lo stanziamento iniziale. Ma vorrei far notare che oltre ai finanziamenti abbiamo messo a punto un nuovo modello dell’etica dello sviluppo. E’ stata approvata la nostra proposta di istituire un meccanismo di rendicontazione precisa che possa monitorare lo stato di avanzamento delle promesse dei Paesi donatori. E abbiamo messo un punto fermo sulla necessità che i soldi dei donatori finiscano veramente a favore di chi ha bisogno e non nelle tasche di classi dirigenti corrotte e non democratiche. Vorrei segnalare un fatto che riveste grande importanza: per la prima volta l’Africa è stata chiamata a condividere le decisioni con i Paesi ricchi. Pensi che il presidente del Sudafrica, Zuma, aveva espresso persino dei dubbi se venire o no all’Aquila, perché non intendeva essere invitato solo a prendere il caffé. Invece egli, come gli altri leader africani, è stato co-decisore. E tutti ce lo hanno riconosciuto».

C’è il capitolo dolente dei ritardi dell’Italia sugli impegni presi e sui tagli alla cooperazione internazionale. Si doveva arrivare allo 0,51% del Pil, ma siamo fermi allo 0,22%.
«I ritardi ci sono, ma esiste, come ha detto il presidente del Consiglio, un piano di rientro in tre anni. E i buoni segnali che arrivano sulla ripresa dell’economia italiana ci fanno essere particolarmente fiduciosi sul fatto che potremo onorare gli impegni e forse anche puntare su qualcosa di più ambizioso».

Sono appena arrivati i dati dell’Ocse che parlano di indizi di ripresa dell’economia italiana.
«Ne avevamo il sentore, guardando ad alcuni segnali, come l’aumento delle ordinazioni di automobili, del volume degli scambi postali o il numero di prenotazioni di viaggi e vacanze. Sono dati che ci collocano davanti alla Francia e in positiva controtendenza rispetto al calo di Germania e Inghilterra: ciò induce a sperare e fa giustizia di tante polemiche e chiacchiere inutili contro il governo».

Sembra che all’Aquila si sia affermata la supremazia della formula del G14. Lei che ne pensa?
«Dico che al di là delle formule si è affermato un principio: ci sono ormai Paesi la cui collaborazione è determinante per la governance del Pianeta. In quest’ottica, è stata ribadita da tutti all’Aquila la necessità di una collaborazione stabile e regolare con i Paesi emergenti: e la formula del G5 più uno, (Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica più Egitto) ci sembra quella che meglio risponda a queste esigenze. Organismi più numerosi sarebbero pletorici e renderebbero meno facili le decisioni. Naturalmente questa formula, che potremmo chiamare G14, dovrà essere aperta alla consultazione di altre realtà quando si discuteranno temi specifici, per esempio invitando i Paesi dell’Africa, da co-protagonisti e non da semplici spettatori, se si dovrà parlare dei temi della lotta alla fame».

Insomma, ministro, sembra davvero molto soddisfatto...
«Sì, e voglio dire che la chiave del successo è stata la presenza di un’Italia che ha fatto squadra, che ama il suo Paese e non le polemiche. E’ un’ Italia semplice, onesta, laboriosa, fatta di persone dignitose come gli aquilani o come gli appartenenti alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco o alla protezione civile che abbiamo visto all’opera con tanta dedizione e impegno. E’ a questa Italia che mi piace dedicare il successo del G8».


Luogo:

L’Aquila

Autore:

di Giovanni Gasso

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