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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

12/07/2009


Dettaglio intervista

Franco Frattini, ministro degli Esteri, è più che soddisfatto. Si gode una piccola pausa dopo la tre giorni dell’Aquila. Anche se il telefono non smette mai di squillare. Proprio mentre rilascia l’intervista al Mattino le agenzie battono la notizia della liberazione di Eugenio Vagni. Ma del G8 che si è appena concluso non potrà mai dimenticare due istantanee. La prima, confessa, «è quella del nostro presidente del Consiglio che al termine dei lavori, saluta tutti con un affetto particolare. Ci ha detto: "Siete stati con me più che degli amici". Non sono frasi che usano in contesti come questo».

E la seconda fotografia?
«Gli occhi di Obama quando Berlusconi gli ha dato la parola per introdurre il tema dell’Africa. Era commosso quando, rivolgendosi ai suoi colleghi, ha detto: "Voi potete capire perché, per me, è così importante questo tema". Non conoscevo Obama. Molti dicevano che era freddo, calcolatore. All’Aquila ha mostrato di avere una marcia in più proprio sotto il profilo umano».

Ha conquistato tutti?
«Certo. Ed ha dato anche una grande lezione: amare il Paese al di là delle persone che lo guidano. Ci ritroviamo, invece, con un’opposizione che pur di criticare Berlusconi getta fango sull’Italia. Eppure, quando ha vinto Obama sembrava che avesse vinto la sinistra».

Qualcuno, proprio a sinistra, aveva previsto una figuraccia per Berlusconi all’Aquila. Pericolo scampato?
«Un grande merito spetta alla presidenza del Consiglio, che ha visto riaffermata la sua leadership. Berlusconi è stato ripagato da tante amarezze personali. Ma ha anche potuto contare su una "squadra Italia" che ha funzionato: migliaia di persone normali, Vigili del fuoco, volontari, forze di polizia, gente che ha lavorato giorno e notte per far fare bella figura al Paese. La squadra di chi vuole bene all’Italia e che ha seppellito in un sol colpo i gesti di disprezzo, di non amore verso il nostro paese che abbiamo visto negli ultimi giorni. Non posso capire un italiano che non ama l’Italia o che ne infanga l’immagine».

Insomma, nessun dialogo con l’opposizione?
«Non possiamo avere niente a che fare con gente che utilizza gli attacchi personali per supplire alla debolezza politica. Lo dico, con dispiacere. Tanti colleghi, capi di governo, in questi giorni, non capivano, ci hanno chiesto spiegazioni sul comportamento della sinistra italiana».

Che cosa avete risposto?
«Che è un’anomalia rispetto a quello che succede in altri paesi. Ma come è possibile acquistare una pagina di un giornale straniero per infangare l’immagine dell’Italia? Una cosa del genere non potrebbe mai succedere in Francia, in Spagna. 0, negli Usa, dove basta una bandiera per far commuovere gli americani».

Passiamo ai contenuti. Quali sono i risultati più importanti del vertice?
«Prima di tutto c’è stato un forte cambiamento al tradizionale formato del G8. Abbiamo risposto ai dubbie alle inquietudini dei tanti paesi emergenti e in via di sviluppo che si sentivano emarginati da questo club dei pochi ricchi. Abbiamo creato un modello che i nostri successori non cancelleranno. Una formula che mette insieme i paesi del G8, le 5 maggiori economie emergenti e l’Egitto. Ma siamo andati anche più in là, coinvolgendo i Paesi africani, che si sono seduti al tavolo delle decisioni con pari responsabilità».

Ma, tornando ai risultati, in molti casi si è trattato solo di impegni formali.
«Non è affatto così. Abbiamo raggiunto risultati concreti. Si è aperta la strada a obiettivi che saranno difficili da mancare. Prendiamo il caso del global standard: si è dato all’Ocse il mandato operativo di tradurre il cosiddetto «framework di Lecce» in regole puntuali, destinate a dare etica e trasparenza ai mercati. Su questa non sarà possibile tornare indietro al G20 di Pittsburgh».

Sul clima non si poteva fare qualcosa in più?
«Per la verità, i risultati in questo campo sono straordinari. Direi perfino storici se si pensa che l’accordo di Kyoto non è stato ratificato neanche dagli Usa. Si è fissato, ad esempio, un paletto formidabile: tutti, India e Cina compresi, si impegnano a non far superare, oltre i due gradi, il riscaldamento del paese rispetto all’era preindustriale. Per i paesi ricchi il vincolo è ancora più forte, dal momento che c’è l’obiettivo di ridurre dell’80% le emissioni di Co2 entro il 2050. Sono due punti che a Copenaghen si daranno per acquisiti. Infine, c’è il riavvio dei negoziati sul commercio internazionale con l’impegno di completare il Doha Round entro il 2010».

Il Financial Times, ieri, ha elogiato Berlusconi. Se l’aspettava?
«Certo. La stampa internazionale ha subìto una campagna di falsità che sembrava inarrestabile. Ma noi, per usare una metafora del tennis, abbiamo trovato un gran dritto e vinto il match».


Luogo:

Roma

Autore:

di Antonio Troise

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