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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

12/07/2009


Dettaglio intervista

«Adesso, tutti a fargli i complimenti, a corrergli dietro e a dirgli come è stato bravo. Prima dov’erano?».

Dov’erano, ministro Frattini?
«Erano in Transatlantico e nei corridoi del PdL a borbottare contro Berlusconi, a preparare la successione, a dirsi un giorno sì e uno no: domani arriva il colpo decisivo e si dimette».

Tutti con un palmo di naso.
«Non voglio dire in quali ambienti, ma anche qualcuno che gli deve tutto...».

Intende Gianfranco Fini?
«Fini è presidente della Camera dei deputati, una figura istituzionale».
A sentirlo parlare, sembra che Franco Frattini non aspettasse altro che la fine del G8 per togliersi questo sassolino dalla scarpa. Quando vuole, anche il nostro azzimato ministro degli Esteri sa dire pane al pane.

Pensa che qualcuno abbia tifato perché il vertice andasse male?
«Nel Pd sicuramente sì, cominciando da Massimo D’Alema. E nel PdL, suggestionato da queste "autorevoli" previsioni, qualcun altro ha pensato: allora è vero, sta arrivando il dopo-Berlusconi, mi devo preparare».

Invece, niente.
«Il G8 ha chiuso la bocca ad una campagna di veleni che è stata la più violenta della storia della Repubblica».

Addirittura.
«La campagna di delegittimazione condotta contro Berlusconi è stata identica a quella messa in atto contro Craxi. Solo che con Craxi ha avuto successo, con lui no. Forse perché Craxi era stato lasciato solo».

Ammetta che se il G8 fosse andato in un altro modo, se non avesse ottenuto il successo che tutti gli hanno riconosciuto, almeno sul piano organizzativo...
«Per lo scrupolo con cui era stato organizzato sul piano logistico, e per la cura con cui erano stati preparati i dossier dagli sherpa, Giampiero Massolo in testa, non poteva andare diversamente. Come lei sa, c’è stato anche chi ha sperato nel terremoto».

Veramente non lo so. Chi ha sperato nel terremoto?
«Tutta questa insistenza sul "Piano B", tutto questa insistenza sulla insicurezza della location: lei non ha idea dell’allarme che ha creato nelle delegazioni. E pensi che mi è pure toccato difendere il Pd».

Dove? E da chi?
«Due capi di governo di cui non le farò il nome mi hanno chiesto notizie dell’opposizione, volevano sapere perché fosse ridotta così male».

E lei?
«Io ho spiegato che la sinistra sta attraversando un momento molto difficile, ma che noi speriamo che anche in Italia possa nascere un partito autenticamente socialdemocratico. Quello che proprio non sono riuscito a difendere è quel signore che con i soldi dei contribuenti ha comprato una pagina di un giornale straniero per sparlare del suo Paese».

Antonio Di Pietro. Senta, ma è stata un’impressione o a questo G8 Berlusconi si è mosso in modo più sobrio del solito?
«Il presidente è arrivato al vertice con un’amarezza profonda per tutto quello che da mesi era costretto a leggere sul suo conto e per le critiche all’organizzazione del summit. Detto questo, il fatto che in pubblico sia apparso meno brioso e che non ci sia stata alcuna indulgenza verso gesti di allegria, dimostra la falsità della sinistra quando parla di politica delle pacche sulle spalle».

A proposito. Tra le conclusioni del vertice ce ne sono diverse che impegnano parecchio il suo ministero.
«È vero. Dall’ambiente, alla cooperazione allo sviluppo, alla lotta all’insufficienza alimentare, ci sarà bisogno di nuove risorse e di una nuova visione globale della nostra politica».

Altrimenti ve la dovrete vedere con Bob Geldof.
«Dopo un G8 intenso come quello che si è appena chiuso, dovremo cercare di costruire il "lato italiano" della nuova politica lanciata da Obama, in quanto portabandiera di una nuova visione mondiale delle politiche di sostegno allo sviluppo, e Berlusconi, che in quanto presidente di turno del G8 ha molto sostenuto questa visione».

Tornando al Cavaliere. Converrà che, soprattutto nelle occasioni internazionali, ci aveva abituati ad un altro stile.
«Quando si vede il presidente americano che lo tratta con grande simpatia e familiarità, quando l’indiano Singh, che è persona autorevole, un illustre docente universitario, gli si rivolge con affabilità; quando un leader africano come il presidente Zuma, persona lontanissima da Berlusconi per formazione e per idee, lo ringrazia perché pensava di essere invitato per un caffè e invece è entrato con tutti gli altri nella stanza dei bottoni... Quando si assiste a tutto questo, si capisce perché il successo del G8 è stato innanzitutto il successo di una leadership: sobria, riconosciuta, influente ».

È sicuro? Nemmeno una barzelletta?
«Nel chiuso degli incontri bilaterali sì. Mica si può chiedere ad una persona di rinunciare del tutto ad essere se stesso».


Luogo:

Roma

Autore:

di Mario Prignano

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