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Governo Italiano

Dettaglio Intervista

Data:

11/07/2009


Dettaglio Intervista

Il risultato più importante di questo G8 è quello di «aver dimostrato che la governance mondiale è possibile». A parlare così è una persona che i tre giorni dell’Aquila li ha vissuti dall’interno con una posizione assolutamente privilegiata: l’ambasciatore Giampiero Massolo, segretario generale della Farnesina e sherpa del governo italiano nella fase preparatoria del G8. «E’ stato un buon vertice - spiega Massolo in questa intervista - che dimostra che quando i Paesi sviluppati e quelli emergenti condividono la stessa visione e uniscono gli sforzi i risultati concreti arrivano».

Ambasciatore Massolo, quali sono dunque questi risultati concreti ottenuti all’Aquila?

«Il primo è sicuramente quello degli aiuti ai Paesi più poveri. Il G8 e i successivi incontri hanno messo a punto un concetto di sviluppo più ampio, non più basato soltanto sugli impegni finanziari - che verranno mantenuti - ma anche sulla mobilitazione di tutti i soggetti e tutte le energie per l’individuazione di nuove politiche e di nuove modalità di finanziamento. C’è un buon risultato sul commercio internazionale, che permetterà al Doha Round di ripartire. Infine, l’impegno condiviso di Unione Europea e Stati Uniti sulla necessità di evitare l’eccessivo riscaldamento della Terra è un ottimo viatico in vista della conferenza dell’Onu sui mutamenti climatici di Copenaghen. E per la prima volta anche i Paesi emergenti hanno dichiarato dì voler partecipare a questo obbiettivo, con una equa ripartizione degli oneri».

Le Ong italiane e straniere si dicono però non completamente soddisfatte dell’azione dei grandi per la lotta alla fame e al sottosviluppo.

«Credo sia molto significativo che il G8 sia riuscito ad aumentare, sul filo di lana, lo stanziamento destinato al fondo dell’Aquila perla sicurezza alimentare, che passa dai previsti 15 miliardi di dollari in tre anni a 20. Come è importante che i Paesi sviluppati abbiano confermato tutti gli impegni, nonostante la crisi economica. E questo non era assolutamente scontato. In più il G8 ha individuato un metodo di rendicontazione degli impegni presi, attraverso la pubblicazione di un rapporto che attesti quanto i singoli Paesi stanno facendo».

Le critiche si appuntano anche sui ritardi dell’Italia, del resto ammessi dallo stesso presidente del Consiglio. Oggi il rapporto tra il Pil e gli aiuti allo sviluppo è dello 0,1%, molto lontano dallo 0,51 promesso.

«Ritardi italiani ci sono, ma non in tutti i settori. Nel 2008, intanto, il rapporto Pil/cooperazione è stato dello 0,22. E, negli ultimi giorni, c’è stato anche uno stanziamento di 300 milioni di euro a favore della Banca Mondiale. Da parte nostra, di concerto con il ministero del Tesoro, è in atto un lavoro per ridurre il divario. In tempi di crisi come questi e in presenza di un contributo così gravoso è irrealistico pensare al ripianamento in tempi molto brevi, ma credo sia importante aver avviato un realistico piano di rientro».

Anche sul clima c’è chi, pur sottolineando il risultato positivo, si aspettava di più, specialmente nel coinvolgimento di Cina e India nel piano di riduzione del 50% delle emissioni di gas serra.

«Date le premesse, questa era una aspettativa non molto realistica. Ci sono due ordini di risultati. Il primo è quello all’interno del G8 ed è stato particolarmente rilevante l’intesa tra Usa e Ue sul limite dei due gradi centigradi e sulla drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica. C’è il riconoscimento della correttezza di quanto dice la scienza sui rischi del riscaldamento terrestre e anche la volontà di arrivare a un obbiettivo di medio periodo. Basta andare a leggersi i documenti di qualche tempo fa per capire il significato di questa svolta».

Note più dolenti, invece, per quanto riguarda il mancato aggancio di Cina, India e degli altri Paesi emergenti sulla riduzione del consumo di idrocarburi.

«Io considero invece un avvenimento di grande rilevanza l’essere riusciti a coinvolgere i Paesi emergenti su una piattaforma condivisa sui mutamenti climatici. E’ la prima volta in assoluto che questo gruppo di Paesi riconosce la fondatezza degli allarmi lanciati dagli scienziati e che si dica disponibile a impegnarsi per fronteggiare il riscaldamento globale. Certo, non è stato ancora possibile mettere nero su bianco le cifre di questo impegno. Ora bisogna continuare un impegno politico a livello di leader per raggiungere obbiettivi più ambiziosi».

Berlusconi ha detto che questo non sarà l’ultimo G8, anche se probabilmente questa formula perderà il primato a favore di forme più allargate, come il G14.

«Direi questo: non vi è stato un consenso perché il G8 scompaia, come non vi è stato accordo unanime sulla formula che lo possa eventualmente sostituire. Al di là delle formule, l’importante è che all’Aquila si sia dato vita a un dialogo stabile, strutturato e condiviso tra i Paesi a economia avanzata e quelli a economia emergente. Si è aperta in questo modo una fase nuova della governance mondiale».

Luogo:

L’Aquila

Autore:

Giovanni Grasso

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