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Governo Italiano

Frattini_Avanti

Data:

24/07/2009


Frattini_Avanti

L’ultimo direzionale, come annunciato al vertice dei ministri degli Esteri del G8 a Trieste, è stato molto "ricco" e ha visto concentrare principalmente gli sforzi della Cooperazione allo sviluppo sulla regione Afghanistan-Pakistan. A questo proposito Il Velino ha intervistato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, per capire quali sono gli obiettivi e le strategie dell’Italia e soprattutto qual è lo scenario nella regione e cosa ci riserva il futuro.

«Il nostro desiderio è riportare la pace attraverso istituzioni stabili ed un’economia in grado di auto-sostenersi. È una strategia basata sull’Institution building, sul sostegno alla governance, nella quale l’azione nel campo della ricostruzione civile sia il necessario completamento della presenza militare. I successi militari - ha spiegato Frattini -, devono essere fortificati da un miglioramento tangibile della situazione di vita delle popolazioni rurali, per evitare il propagarsi dell’insorgenza e del terrorismo. Come scritto nella mia recente lettera al ‘Corriere della Sera’, la via d’uscita è la pace. Per questa ragione stimoliamo programmi per lo sviluppo agricolo, anche finalizzato alla commercializzazione dei prodotti o la lavorazione del marmo. Alle popolazioni ‘liberate’ va data una immediata alternativa alle fonti di sostentamento legate a traffici illeciti, nel rispetto delle tradizioni produttive locali. In questo la dottrina americana formulata dal generale McChrystal, combacia con la nostra tradizionale impostazione».

Ministro, qual è la situazione nella regione?

«È una situazione fluida, che richiede attenzione. Gli attentati di questi giorni in Afghanistan sono il segnale che non possiamo abbassare la guardia, al contrario dobbiamo rafforzare i nostri sforzi per il consolidamento della democrazia afgana. La strada è ancora lunga e in salita, ma stiamo operando nella giusta direzione soprattutto se riusciremo a migliorare il coordinamento tra le forze militari e civili presenti nell’area. In Pakistan il governo ha fatto un salto qualitativo nel tentativo di riprendere il controllo di aree del suo territorio per sottrarle ai talebani. Il compito è particolarmente difficile e dobbiamo far sentire al governo di Islamabad tutto il nostro appoggio, sia politico che in termini di aiuti».

Qual è la situazione, in particolare in Afghanistan, con l’avvicinarsi delle elezioni?

«Le elezioni rappresentano un test importante per la ‘ownership’, per la capacità degli afgani di prendere il destino nelle proprie mani e nel tempo dotarsi di stabili strutture politico-giuridiche. La situazione è delicata, altrimenti non avremmo bisogno di rafforzare i contingenti. Però, le elezioni sono ovunque un momento delicato, a maggior ragione in un Paese che ha sofferto le vicissitudini dell’Afghanistan negli ultimi anni. Senza guardare a mete irrealistiche, l’obiettivo è far celebrare elezioni credibili, che abbiano una sufficiente base di legittimità e sulle quali ripartire con un nuovo slancio».

La questione dell’Iran è collegata a quella afgana?

«L’Iran è un attore importante della regione, una potenza regionale che ha molto da dire sulle questioni afgane, a partire dalla lotta al traffico di droga che utilizza i 700 chilometri del loro confine comune. E dovrebbe sedere al tavolo in cui si tratta di risolvere la questione afgana. Noi lo abbiamo invitato e la nostra proposta rimane aperta, ma a patto che risolva le sue questioni interne. Le riunioni di Trieste e dell’Aquila hanno premiato il nostro approccio basato sull’outreach, sul coinvolgimento delle potenze regionali nelle aree di crisi. E l’Iran non sfugge a questa regola in Afghanistan».

L’innalzamento del livello qualitativo della lotta al traffico di oppio che ruolo ha nei contesto afgano-pachistano?

«Ha un ruolo centrale, è inutile negarselo. Nella regione di Helmand dove gli Stati Uniti stanno tentando di stabilire un controllo del territorio, si produce il 45 per cento della produzione di oppiacei del pianeta. Le bande armate talebane si finanziano con i proventi della vendita dell’oppio. Per questo, è fondamentale offrire alternative economiche basate su un’agricoltura ed un artigianato a cui garantire lo sbocco dei propri prodotti. E per questo l’approccio militare più civile è cruciale».


Luogo:

Roma

Autore:

Francesco Bussolotti da Il Velino

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