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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

19/08/2009


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, alla vigilia del voto Kabul è nel caos e Obama conferma che la guerra non sarà rapida. I nostri rinforzi resteranno anche dopo le elezioni?

«Dipenderà dall’assestamento post-elettorale. Per ora è previsto che restino per le elezioni, compreso un eventuale secondo turno. La cosa importante, oggi, è che le elezioni siano credibili: i nostri soldati hanno fatto un ottimo lavoro in questa fase critica».

Berlusconi avrebbe promesso a Obama di mantenerli come nostro contributo al «surge».

«Con Berlusconi e La Russa non si è parlato per ora di un prolungamento della loro presenza. Alla luce dei risultati elettorali si potranno fare nuove valutazioni. Di certo l’Afghanistan è la priorità numero uno della nostra politica estera. E siamo nel quadro Nato, cosa che mi riempie di soddisfazione».

Non le sembra che sul terreno la Nato si trovi al punto in cui le truppe sovietiche erano 25 anni fa? I talebani non possono sconfiggerla ma non può vincere.

«La Nato è alla prova maggiore della sua credibilità dalla fine della guerra fredda: abbiamo preso un impegno e non possiamo lasciarlo incompiuto. Ma vi sono differenze notevoli rispetto a 25 anni fa: c’è un grande problema di sicurezza ma sono stati ottenuti grandi risultati, dall’adozione di una Costituzione al cambiamento di molte regole giuridiche all’avvio della riforma del sistema giudiziario: fatti che tolgono acqua all’estremismo talebano. E’ stato deciso inoltre di sostituire la policy della distruzione delle colture di droga con l’impianto di colture alternative. Fra i punti deboli, la difficoltà di distinguere fra le organizzazioni talebane che rispondono a gruppi tribali e quelle legate ad Al Qaeda. Quando ci riusciremo potremo offrire ai gruppi tribali una strada per uscire dall’illegalità. Resta molto da fare: ecco perché è sbagliato parlare di exit strategy domani. Sarebbe fare come i russi, che se ne andarono lasciando spazio ai talebani».

Non pensa che decisiva per il successo dei voto sarà l’affluenza? Se sarà bassa i veri vincitori saranno i talebani.

«Il nostro obiettivo è l’omogeneità dell’affluenza: aree in cui fosse molto bassa indicherebbero che lì i talebani possono dettare legge. E oltre all’affluenza va considerata la conferma di molte sezioni in più rispetto al 2005».

Karzai è la scelta migliore?

«Non avevamo una leadership alternativa, dopo un investimento così forte su di lui la comunità internazionale non si è sentita di abbandonarlo. Ma non ha un assegno in bianco. Vogliamo che chiunque sia eletto fermi le preoccupanti espressioni di intolleranza, come la legge che prevede la sottomissione totale della donna, che stava per essere approvata ed è stata bloccata dopo l’intervento mio e di Hillary Clinton insieme al ministro norvegese. Non abbiamo sposato un candidato: vogliamo il presidente voluto dagli afghani».

E il fattore brogli?

«Lo seguiamo da vicino. Abbiamo apprezzato la costituzione di una commissione elettorale indipendente, e oltre 1800 osservatori internazionali sono sul campo».

Resta coperta la carta iraniana.

«Sono convinto che la dovremo giocare in fretta. Avevo sostenuto con forza la necessità della collaborazione iraniana per la lotta al traffico di droga: oggi a Teheran opera un centro dell’Ufficio Onu contro la droga con la piena collaborazione iraniana. Teheran ha capito che è nel suo interesse lavorare sull’Afghanistan».

Gli Stati Uniti sembrano intenzionati a rivedere l’apertura all’Iran, in settembre. L’Italia è pronta a sostenere nuove e più dure sanzioni e a chiedere alle nostre imprese di rallentare il loro impegno nel Paese?

«Sono stato io, in quanto presidente del G8 Esteri, a proporre che il 24 settembre si riunisca all’Onu un G8 dedicato all’Iran. Se la comunità internazionale volesse adottare una linea diversa e più rigorosa saremo leali. Sentiremo le proposte, senza immaginarcele ora che non ci sono ancora».

L’inchiesta della Stampa ha mostrato riserve americane sulla nostra adesione al gasdotto South Stream. Le avevate previste?

«Non ci sono e non ci saranno malumori dell’amministrazione americana sulla politica energetica italiana: l’Italia ha una dipendenza energetica dalla Russia molto inferiore a quella di altri Paesi. Siamo al 30%, il resto arriva da Libia, Algeria e Paesi del Golfo: siamo fra i Paesi più diversificati d’Europa, molto più della Germania e della Polonia. E non siamo contrari al Nabucco: abbiamo partecipato a South Stream e al gasdotto che dalla Turchia arriva in Italia attraverso la Grecia perché hanno il gas o lo avranno nell’immediato futuro. Il Nabucco per essere alimentato deve avere il gas azero, che non c’è ancora, o il gas iraniano, al quale oggi è problematico pensare.

Abbiamo aderito a due progetti nell’interesse dell’Italia e di molti altri Paesi europei. L’America sa che siamo e saremo un partner assolutamente leale, anche se negli anni governi di centro destra e centro sinistra hanno coltivato un’alleanza strategica con Mosca.

Neanche gli inglesi hanno apprezzato.

«Londra critica, ma ha deciso di pompare gas dal North Stream, progetto russo tedesco criticato perché bypassa Polonia e Baltici, come il South Stream bypassa l’Ucraina».


Luogo:

Roma

Autore:

Emanuele Novazio

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