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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

20/08/2009


Dettaglio intervista

Roma. «Difficile decidere oggi, a tavolino, quanto ci vorrà per ridare le chiavi del loro futuro agli afghani. Basta guardare all’Irak, dove hanno fatto squillare le trombe per il ritiro americano e proprio oggi (ieri, nda) hanno dovuto contare 100 morti...». Franco Frattini, nelle ultime ore delle sue brevi vacanze estive, concorda con quanto nelle stesse ore vanno dicendo Sarkozy ed Hillary Clinton: non si può programmare un ritiro a breve da Kabul. «Lo dobbiamo anche alla memoria di tanti soldati caduti - continua il ministro degli Esteri - e all’impegno di non lasciare incompiuta una azione di sicurezza internazionale senza la quale l’Afghanistan potrebbe tornare ad essere seria fonte di pericolo. Quando ce ne andremo, allora? Dipende da noi e dal governo che uscirà dal voto di quest’oggi. Se avessimo abbandonato i seggi elettorali i nostri soldati non avrebbero bloccato proprio poche ore fa decine di talebani che incitavano al non voto e, fatalmente, il D-day della fuoriuscita sarebbe ritardato…».

C’è però chi nel centrodestra, come Bossi, comincia a borbottare per i tempi di questa nostra permanenza su quel terreno....

«Bossi sa benissimo - perché penso che Maroni gliel’abbia riferito - che molte delle cellule terroristiche individuate in Italia avevano rapporti proprio con l’Afghanistan. Ne va della nostra sicurezza, il ministro degli Interni non potrà che confermare. Poi, certo che siamo preoccupati per l’escalation terroristica: sono timori di tutti noi. Ben sapendo comunque che i nostri soldati non sono da meno rispetto a nessun altro contingente: coraggiosi e capaci. Per cui è sbagliato soffermarsi sui rischi che corrono, mentre - come ha fatto capire La Russa - occorre semmai affrontare il discorso di dotarli di strumenti più sofisticati, di blindati di ultima generazione».

Per l’Afghanistan non pare che Obama abbia virato rispetto alla ricetta Bush, non crede?

«Il presidente americano ha virato in tre punti: ha dato ordini precisi per non colpire vittime innocenti nei raid sui villaggi (facendo anche rimuovere qualche comandante per negligenza); cerca di capire se sia possibile separare i miliziani di tribù locali dagli irrecuperabili talebani legati ad Al Qaida e si sta impegnando a finanziare coltivazioni alternative al papavero da oppio anziché limitarsi a distruggere quelle coltivazioni. Chiaro comunque che Obama, come Bush, non offre mazzi di fiori agli insorti: la parola d’ordine resta quella di sradicare il terrorismo da quelle zone».

Senta Frattini: da anni siamo impegnati su tanti terreni. Bosnia, Kosovo, Irak, Libano, Afghanistan. E’ tutta roba che costa, e in tempo di crisi...

«E’ vero. Ci costa tanto: siamo il quarto contributore della Nato, ma il prestigio internazionale si ottiene anche e soprattutto con le missioni internazionali. A parte questo le posso dire che stiamo ragionando da qualche mese sulla riduzione delle truppe in Bosnia e Kosovo: pensiamo ad un dimezzamento dei nostri uomini, ma ragionando con gli alleati e senza scelte unilaterali che sarebbero slealtà».

Lei parla di «prestigio», ma a tratti pare che i nostri alleati riconoscano poco il nostro ruolo: piovono critiche...

«Mi lasci dire che più che accuse mi paiono attacchi dovuti da invidia. La verità è che ci sarebbe parecchia gente ben contenta se ci fosse un’Italia meno attiva e meno protagonista. Specie quelli che prima avevano rapporti coi paesi del Sud del Mediterraneo dei quali oggi siamo i primi interlocutori! Abbiamo rotto la nostra storia coloniale come nessuno ha fatto, siamo presenti nelle partite energetiche suscitando parecchie insofferenze. Non meravigliamoci dunque delle critiche al nostro governo, visto che la competizione si sta facendo davvero dura».

Allude anche alle forzature dei media di alcuni Paesi nei confronti di Berlusconi?

«Mica alludo. Sono sicuro. Del resto l’ho detto a chiare lettere giorni fa anche alla Bbc che ci rimproverava di aver sostenuto il gasdotto South Stream. Ma come, proprio Londra che appoggia il gasdotto sul mare del Nord che taglia fuori tanti Paesi della Ue, viene a farci la ramanzina?!».

Per la verità anche a Bruxelles si respira spesso l’aria di attacco anti-italiano. Non trova?

«Certo. Un gioco da spiegare ai non addetti ai lavori. Quello per il quale ad alcuni dà fastidio il Berlusconi che s’inserisce nell’asse franco-tedesco che faceva e disfaceva ogni cosa. Quello delle invidie per un Paese che in pochi giorni, al di là della conferma del numero due della Nato, ha piazzato altri tre italiani in posizione di vertice dell’Alleanza tra cui il rappresentante a Kabul. Guardi, non mi meraviglio degli attacchi, ma semmai dell’uso che qualcuno ne fa in Italia: prenda il reato di immigrazione clandestina. Lo hanno già 5 Paesi Ue tra cui la Germania, cui nessuno ha però mai rimproverato nulla. Le basta come esempio?».


Luogo:

Roma

Autore:

Alessandro M. Caprettini

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