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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

21/08/2009


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, in queste elezioni ci sono stati decine di attacchi della guerriglia. Alcune centinaia di seggi sono rimasti chiusi ma in 6199 si è votato anche se l’affluenza non parrebbe straordinaria. Possiamo chiamarlo un successo?

«Possiamo chiamarlo un risultato incoraggiante che risponde alla voglia degli afgani di stabilità e di democrazia. Sono elezioni credibili, questo sì. Certo, la commissione elettorale non ha ancora fornito i dati sull’affluenza e quindi dobbiamo essere cauti nelle valutazioni, ma se fossero confermate le voci che parlano di un 50% e più di votanti allora sarebbe un grandissimo risultato».

Nonostante gli attacchi ai seggi, i razzi, le vittime civili...

«Come temevamo, i morti ci sono stati, ci sono state persino persone impiccate per aver votato, cose atroci. Ma non c’è stato l’attacco spettacolare che molti si attendevano e gli insorgenti non sono riusciti a impedire l’affluenza ai seggi. Se speravano di far saltare le elezioni, i talebani hanno fallito».

I talebani avranno fallito, ma gli osservatori della Ue hanno parlato di gravi irregolarità nelle procedure di registrazione ed è provata una compravendita di voti....

«Sono le prime elezioni che gli afgani si gestiscono da soli. Ci aspettavamo irregolarità, ma in un contesto come quello afgano elezioni credibili sono quelle dove si vota nel 90-95% dei seggi, dove si esprime numero sufficiente di elettori. Certo, elezioni credibili non significa elezioni perfette o con standard occidentali».

Crede che si andrà al secondo turno?

«Oggi è impossibile dirlo. Io dico che chiunque vinca le elezioni e avrà il sostegno del popolo afgano, avrà il nostro sostegno».

Finora in Afghanistan si è investito troppo sulla sicurezza e poco sulla ricostruzione. Non è stato un grave errore?

«Non c’è dubbio che la strategia negli ultimi sette anni non ha funzionato come doveva.

Occorre un cambio di passo. Quando si parla di Afghanistan non possiamo pensare sempre ai soldati: dobbiamo pensare alle strade, alle scuole, all’agricoltura e, per quanto riguarda la sicurezza, soprattutto all’addestramento della polizia e dell’esercito, alla creazione di un sistema giudiziario efficiente. Sono queste le cose che servono all’Afghanistan. E’ un cambio di passo che la comunità internazionale ha già deciso al G8 di Trieste e che ci aspettiamo anche da chi governerà l’Afghanistan. Noi siamo pronti a fare la nostra parte».

Non servirebbe una conferenza regionale per elaborare il nuovo approccio?

«Il coinvolgimento dei paesi vicini è essenziale. E a una conferenza di stabilizzazione regionale abbiamo lavorato già al G8 di Trieste. Insisteremo. L’Afghanistan non può essere lasciato solo».


Luogo:

Roma

Autore:

Alessandro Farruggia

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