Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

22/08/2009


Dettaglio articolo

Per troppo tempo il mondo ha guardato all’Africa come un problema, come un continente afflitto da povertà, malattie e conflitti endemici. È giunto il momento di guardare all’Africa in una prospettiva diversa e più sofisticata. Soprattutto, abbiamo bisogno di considerare l’Africa come un’opportunità. Oltre ad essere un grande fornitore di risorse naturali e un mercato di oltre 900 milioni di consumatori, l’Africa è un continente giovane, con un enorme potenziale di capitale umano.

Sul piano internazionale la rilevanza del continente è cresciuta significativamente. L’Africa è un attore chiave per la sicurezza energetica - Angola e Nigeria sono tra i dieci produttori di petrolio più rilevanti al mondo - ed è un partner indispensabile nelle sfide globali da quella ambientale alla lotta contro il terrorismo.

Nel mondo interdipendente l’esigenza di includere i paesi africani nel sistema di "governance mondiale" come partner a tutti gli effetti, non può più essere trascurata. È stato questo il messaggio chiaro e forte che la presidenza italiana al G-8 ha voluto lanciare al recente vertice dell’Aquila. Per la prima volta un numero significativo di Paesi africani - Sud Africa ed Egitto, Paesi Nepad, presidenza dell’Unione africana e Angola -sono stati invitati a partecipare al vertice come attori politici a pieno titolo. All’Aquila sono maturate decisioni concrete per risolvere alcuni cruciali problemi africani, come l’accesso ad acqua e cibo. In particolare, i paesi industrializzati e le economie emergenti si sono impegnati con 20 miliardi di dollari per contribuire a migliorare la sicurezza alimentare nel continente africano.

Naturalmente, i problemi dell’Africa non finiscono con il vertice G-8 dell’Aquila. L’Africa è in ritardo rispetto ad altre regioni in via di sviluppo. Gli investimenti esteri diretti in Africa rappresentano solo il 4% del totale mondiale e la crisi economica ha ridotto significativamente le previsioni di crescita per il 2009. Sono state tuttavia gettate basi importanti su cui costruire un futuro migliore per il continente africano.

Un futuro migliore richiede un nuovo "patto per l’Africa" tra paesi africani da un lato e paesi industrializzati ed economie emergenti dall’altro. Tale patto dovrebbe fondarsi su due principi fondamentali: aiuti "intelligenti" e ownership africana.

L’aiuto allo sviluppo internazionale di tipo paternalistico-tradizionale ha fatto il suo tempo. L’assistenza va finalizzata a favorire la crescita strutturale e lo sviluppo sostenibile delle società africane, concentrando gli sforzi lungo quattro direttrici. In primo luogo, dobbiamo continuare a investire nelle istituzioni democratiche africane per consolidare il buon governo e la stabilità politica. Cattiva amministrazione e instabilità politica non sono più tollerabili: i costi dei conflitti armati dal 1990 al 2007 sono stati calcolati in 284 milioni di dollari, somma pari all’aiuto fornito dai principali donatori nello stesso periodo.

Dobbiamo poi investire di più e meglio nel "capitale umano" africano, in settori quali la sanità e l’istruzione, con particolare enfasi sull’istruzione tecnica ed economica. Occorre promuovere nuovi e ambiziosi progetti per costruire più scuole e università, agli studenti africani vanno date maggiori opportunità di studio all’estero. In terzo luogo, la modernizzazione del settore agricolo, nel quale due terzi degli africani sono occupati, resta la chiave di volta per lo sviluppo del continente. La sicurezza alimentare e l’innovazione nel settore agricolo saranno i temi al centro dell’Expo 2015 di Milano. Ovviamente, i piani per modernizzazione l’agricoltura e migliorarne la produttività vanno accompagnati dal rinnovato impegno dei paesi industrializzati ad aprire i propri mercati ai prodotti africani. Infine vanno incoraggiati l’integrazione economica e la creazione di un vasto mercato interno africano: l’esperienza dell’Unione europea potrebbe essere di particolare aiuto per l’Africa.

La qualità dell’assistenza non deve sostituire gli impegni quantitativi verso l’Africa che i paesi industrializzati hanno assunto sin dal vertice del G-8 a Gleneagles, e che vanno rispettati. Per rafforzare gli aiuti "intelligenti", tuttavia, abbiamo bisogno di essere più creativi nel mobilitare attori e risorse, sia in Africa che a livello internazionale, per favorirne le sinergie, includendo governi, istituzioni locali, settore privato, Ong, università e la diaspora africana.

L’altro elemento chiave di un nuovo patto risiede nella ownership africana. Bisogna incoraggiare e ricompensare l`auto-responsabilizzazione dei leader e delle società civili africane. Come il presidente Obama ha detto rivolgendosi alla popolazione africana durante il suo viaggio in Ghana: «Il vostro destino è nelle vostre mani». Ownership è sinonimo di responsabilità locale: agli africani e alla società civile deve esser data la facoltà di controllare come vengono spesi gli aiuti e di incoraggiare le riforme dall’interno.

In quest’ottica, la Nepad (New partnership for Africa development), il programma per lo sviluppo socio-economico del continente promosso da Algeria, Egitto, Nigeria, Senegal e Sud Africa e adottato dall’Unione africana, dovrebbe essere pienamente sostenuto.

Il continente africano si sta muovendo, esiste una rinnovata volontà politica internazionale di aiutare l’Africa ad aiutare se stessa ed è emersa all’Aquila. È questa un’opportunità da cogliere insieme, con un nuovo spirito di partenariato tra eguali.


Luogo:

Roma

Autore:

Franco Frattini

9410
 Valuta questo sito