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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

03/09/2009


Dettaglio intervista

«Sono sconcertato dall’atteggiamento dell’opposizione. In tutta Europa il tema dell’immigrazione è considerato una questione di interesse nazionale, sulla quale maggioranza e opposizione si confrontano. Ovunque, tranne che in Italia, dove l’opposizione specula anche sulle tragedie, pur di attaccare il governo». Solitamente misurato fino ai limiti dell’algore, stavolta Franco Frattini sembra davvero furibondo. E in questa conversazione con Panorama il ministro degli Esteri ne ha per tutti: per il Pd (non tutto, però) e per l’Idv, per le intemperanze della Lega, per gli egoismi dei nostri partner nordeuropei e dei nostri vicini maltesi.

L’agosto, decisamente, non sembra fatto per regalargli troppo riposo. L’anno scorso scoppiò il conflitto tra Russia e Georgia. Stavolta sulla quiete ferragostana si è abbattuto il caso dei cinque naufraghi eritrei raccolti nei pressi di Lampedusa (forse gli unici sopravvissuti tra 78 partiti dalla Libia), che ha aperto il vaso di Pandora delle polemiche. Con il governo accusato di inumanità e ritenuto quasi responsabile di strage; e a sua volta accusatore del centrosinistra e della Ue, che continua a considerare gli arrivi via mare dei disperati africani come un problema dei soli paesi mediterranei.

A indignare Frattini sono l’arrivo di una mozione contro l’esecutivo italiano annunciata al Parlamento europeo dal gruppo dipietrista e la (pubblicizzata) visita del segretario del Pd Dario Franceschini (secondo il quale il governo «è razzista e xenofobo») a due dei naufraghi eritrei ricoverati a Palermo. «All’Italia» dice il ministro «si deve il salvataggio, non l’abbandono. Noi abbiamo salvato più vite in mare di tutti gli altri paesi europei messi insieme. Non dico che sull’intera politica estera l’opposizione debba avere un atteggiamento costruttivo, ma almeno sulle questioni che toccano la vita e la morte. I nostri partner europei sono stupefatti. Io stesso, negli anni trascorsi a Bruxelles da commissario europeo, non ho mai visto niente di simile. In Spagna il Pse di Zapatero ha sull’immigrazione un atteggiamento ben più rigido di quello italiano, eppure mai il Ppe ne ha fatto oggetto di speculazioni politiche fuori dai confini. Ecco dove sta l’anomalia italiana, ecco perché continuiamo a non essere un paese normale: a causa dell’ossessione antiberlusconiana che acceca l’opposizione, la porta a danneggiare persino il proprio paese».

Viene da chiedere, ascoltando toni così aspri, se il titolare della Farnesina scorga vie d’uscita, occasioni di ricucitura, con la legislatura appena agli inizi.

«Franceschini» è la risposta «ha cominciato male. Quella visita ai sopravvissuti con telecamere e giornalisti al seguito è stato un passo sbagliato. Sarà stato probabilmente influenzato dal clima congressuale, ma registro che Pier Luigi Bersani non l’ha seguito su questo terreno, e ciò va sottolineato. Dopo il congresso, con chi uscirà vincitore desidero francamente un confronto a tutto campo su politica estera, politica mediterranea e di immigrazione. Certo, se dovessero vincere Franceschini o Ignazio Marino non mi faccio molte illusioni». Ma non solo per Bersani il ministro ha parole d’apprezzamento.

«Quando Piero Fassino era ministro degli Esteri ombra del Pd guidato da Veltroni, queste porcherie non c’erano, con lui avevamo un confronto settimanale. E si sapeva chi esprimeva la politica estera del Pd. Ora, non si sa più».

Se i rapporti con l’opposizione sono una ferita sanguinante, anche quelli con la Chiesa sono una spina dolorosa. Dinanzi al dramma marittimo ferragostano, l’Avvenire ha addirittura evocato una nuova Shoah, sono arrivate critiche da Cl, dalla Caritas e dal Pontificio consiglio per i migranti. Con tanti temi delicati sul tappeto (testamento biologico, divorzio breve, pillola abortiva) e una pur fin qui misurata presa di distanza del mondo cattolico dalla vita privata del premier, c’è da drizzare le antenne. Ma Frattini non si mostra troppo preoccupato. «Con la Chiesa, a differenza che con il Pd, noi ci confrontiamo. E il salvataggio di ogni vita umana è per loro come per noi un punto irrinunciabile. Inoltre la Chiesa sa bene che abbiamo l’obbligo istituzionale di rispettare la legge europea che prevede il respingimento e il rimpatrio dei clandestini».

E allora? Per il ministro all’origine delle tensioni ci sono le intemperanze leghiste, il crescendo di uscite al vetriolo (fino alla minaccia di rivedere i Patti lateranensi) che il Carroccio ha scagliato, già dall’inizio della vicenda, contro le gerarchie. «Quando importanti prelati vengono definiti "i soliti cattocomunisti che hanno ormai perso il catto" (riferimento alla polemica tra il leghista Roberto Cota e monsignor Agostino Marchetto, ndr), è chiaro che si innesca una polemica, e la reazione arriva. Bisogna smetterla con questi toni».

Dopo il Pd e la Lega il Frattini furioso ne ha pure per i partner dell’Ue. Basta chiedergli, viste le sue accuse all’inerzia di Bruxelles che finora sulla lotta all’immigrazione via mare ha lasciato l’Italia da sola, dove fosse lui tra il novembre del 2004 e il maggio del 2008, quando era eurocommissario con delega proprio all’immigrazione. «Intanto» premette «la Commissione europea adotta finalmente un piano per la ridistribuzione dei rifugiati tra tutti i 27 paesi, che è anche frutto del mio lavoro. Poi, certo, il piano dovrà essere esaminato a ottobre dal Consiglio europeo, e può darsi che qualche stato non ci stia e blocchi tutto.

Perché finché non entra in vigore il trattato di Lisbona che introdurrà le decisioni a maggioranza qualificata (e qui occorre tra l’altro aspettare il referendum irlandese di ottobre, ndr) tutte le scelte vanno fatte all’unanimità. Ma molti stati potrebbero aderire ugualmente su base volontaria; e in ogni caso sapremo chi denunciare all’opinione pubblica e al Parlamento europeo. L’Italia, statene sicuri, può e deve fare la voce grossa».

Sì, ma da che parte potrebbero arrivare i veti? Frattini non si tira indietro: «Belgio, Danimarca, Germania, Austria, Polonia. Gli ultimi tre paesi hanno assorbito in passato grandi flussi di immigrati dall’Est, soprattutto turchi, e non intendono farsi carico dei nuovi immigrati da sud».

Insomma, ci sarebbe da stare poco allegri, ma il responsabile della Farnesina è ottimista. «Anzitutto cresce la consapevolezza che, con la libera circolazione prevista dal trattato di Schengen, qualsiasi rifugiato entri in Italia poi potrà andare dappertutto. Inoltre ho fiducia nella presidenza di turno della Svezia. Tre anni fa circa 20 mila rifugiati provenienti dal Kurdistan si diressero tutti verso quel paese, dove esisteva già una loro comunità. La Svezia, che rischiava il collasso, fu aiutata dall’Europa che accettò di dividere l’onere. E ora sono certo che vorrà ricambiare quell’aiuto».

L’auspicata redistribuzione dei rifugiati (ormai la gran parte dei clandestini) secondo Frattini porterà a soluzione anche la contesa con Malta, che ora fa di tutto per non accogliere sul proprio minuscolo territorio le barche dei disperati. «Quando capiranno che su 500 persone ne dovranno tenere solo un paio, vedrete che le rigidità maltesi verranno meno».

E con la Libia? Il bilancio sembra in chiaroscuro, visto che da quelle coste si salpa ancora. Ma anche qui il ministro fa professione di ottimismo e regala qualche rivelazione. «È vero che dalla Libia si parte ancora, ma in proporzione di 1 a 1.000 rispetto a prima dell’accordo italolibico. E la prova che le ultime partenze sono organizzate da disperati isolati è nel fatto che a bordo, purtroppo per loro, non hanno più i gps e i telefoni satellitari forniti dai trafficanti di esseri umani con i quali chiedevano di essere raccolti non appena erano sicuri di essere nelle nostre acque».

La situazione migliorerà ulteriormente, spiega, «perché sta per decollare un progetto Ue-Italia per monitorare via satellite i confini meridionali della Libia, 1.500 km attraverso i quali arriva il traffico organizzato dall’Africa nera che poi punta via mare verso l’Europa».

Buone notizie anche sul fronte della collaborazione con la Libia nei loro campi d’accoglienza. L’iniziale resistenza a ospitare funzionari dell’Italia e dell’Onu per accertare in loco chi abbia o no diritto all’asilo è venuta meno. «L’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati, ndr) ha già aperto un ufficio a Tripoli. E ai libici non dispiace certo se gli preleviamo qualche centinaio di persone in regola per venire in Europa».

Prima di rituffarsi nelle ultime giornate di vacanza, il ministro ci tiene a smentire una preoccupazione esternata da vari comandanti di pescherecci, convinti che con la nuova legge sulla sicurezza dare soccorso ai clandestini comporti un’accusa di favoreggiamento.

«Sciocchezze senza fondamento. Anzi, sarebbe reato fare il contrario».


Luogo:

Roma

Autore:

Stefano Brusadelli

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