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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

03/09/2009


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Ogni estate, e soprattutto ad ogni tragedia della disperazione nel Mediterraneo, si riaccende il dibattito (e lo scontro politico) sull’immigrazione. La sinistra ne approfitta, per lo più, per attaccare il Governo, con qualche eccezione di ragionevoli proposte sul rafforzamento della dimensione europea (come ha fatto nei giorni scorsi l’On. Pittella su Il Messaggero). L’immigrazione, nei Paesi "normali", è materia sulla quale si cerca di costruire una posizione "nazionale" largamente condivisa tra maggioranza e opposizione, senza attendere magari, addirittura, che il Governo - come io ho fatto - si appelli all’Europa per replicare - come molti esponenti della sinistra hanno sorprendentemente detto - che "non si può scaricare il barile verso l’Europa"! Ma allora chi deve intervenire? E’ oppure no, l’immigrazione, un tema ed un problema europeo e forse (anzi certamente) ormai globale?

È mai possibile che l’Italia (o Malta o la Grecia), porta d’ingresso verso un’Europa senza confini interni, sia al tempo stesso il "gendarme" - per respingere - e il "custode" - per accogliere - tutti coloro che arrivano a Lampedusa senza averne diritto secondo la legge? Può l’Europa non essere il principale attore e coordinatore nelle politiche di ingresso e accoglienza, visto che l’Europa è il responsabile della libera circolazione all’interno dei suoi confini?

Sono tutte domande retoriche; la risposta ad esse è facile e di buon senso e per fortuna l’Europa stessa - dopo gli anni dell’iniziale costruzione "da zero" di una politica europea, al cui lancio io stesso ho contribuito tra il 2005 e il 2007 come Commissario europeo - dà segnali incoraggianti.

Dopo il mio appello di agosto, è molto positivo e va nella direzione giusta il programma comune predisposto proprio ieri dalla Commissione Europea: anche se specificamente dedicata al reinsediamento dei rifugiati provenienti da Paesi terzi, l’iniziativa comunitaria di ieri sancisce il principio che occorre coinvolgere, in queste politiche, un sempre maggiore numero di Stati membri. E’ un primo passo verso una ridistribuzione dei rifugiati che io auspico obbligatoria e tra i 27 Stati Ue. E il collega Bildt, Presidente svedese di turno, si è impegnato a porre il tema in ottobre alla discussione - e per le decisioni - del Consiglio dei Ministri Ue. Ed è questo il modo in cui la Commissione, a nostro avviso, deve operare: non dichiarazioni improvvisate, ma atti e proposte serie e calibrate che il collegio, organo politico presieduto dal Presidente, adotta.

Le polemiche ideologiche e strumentali non aiutano e non chiariscono la dimensione del problema che si articola, per l’Italia, in pochi - ma chiarissimi - principi.

1)La vita umana è sacra. Chiunque rischia di morire va salvato e curato; come le Autorità italiane hanno fatto e sempre faranno;

2) I "veri" rifugiati, cioè coloro che fuggono da guerra e persecuzioni, vanno accolti. Ma poi ridistribuiti, secondo il principio della solidarietà europea, tra Paesi membri, su base che può essere inizialmente volontaria ma dovrà poi essere obbligatoria con regole europee;

3)Gli immigrati economici sono un’altra cosa. Essi cercano lavoro, quasi sempre in nero, sono sempre vittime dì un traffico organizzato di criminali, veri e propri schiavisti del 21 ` secolo. Gli schiavisti vanno arrestati e tenuti a lungo nelle prigioni.

Gli immigrati, cioè le vittime, vanno respinte secondo regole europee -che già esistono - nel rispetto dei principi di umanità in cui tutti crediamo;

4)La prevenzione è la chiave del successo. Ancor più dei pattugliamenti marittimi, aiutiamo i Paesi di origine - per lo più sub-sahariani - a creare condizioni di sviluppo "in loco", unica chiave per fermare o ridurre i flussi. E’ proprio da qui l’attenzione che l’Italia, Presidente del G8, ha dedicato e dedicherà alle iniziative per favorire progetti economici, commerciali, agricoli in Africa.

E da ultimo. Non si parla di numeri; si parla di esseri umani che soffrono. Guai allo sciacallaggio politico sulla pelle di donne e di uomini (e tanti bambini!) per motivi di lotta partitica. Siamo pronti, su questo, a togliere il velo dell’ipocrisia: legalità non è incompatibile con umanità. Questo Governo ha come valore assoluto di riferimento la vita e la dignità di ogni persona umana.

Ma anche il principio che i molti immigrati che rispettano la legge, aspettando con pazienza il permesso di soggiorno e di lavoro e contribuendo allo sviluppo dell’Italia, non può essere beffato dalla tolleranza riservata a chi, non essendo rifugiato, prende la scorciatoia per entrare a lavorare in nero nel nostro Paese.


Luogo:

Roma

Autore:

Franco Frattini

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