Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

16/09/2009


Dettaglio intervista

Caro Direttore,

l’articolo di Franco Venturini «l’Italia punti sul seggio europeo per avere un posto in Consiglio» pubblicato nei giorni scorsi dal Suo giornale pone l’attenzione su un tema assolutamente prioritario per gli interessi dell’Italia e cruciale nell’azione diplomatica del governo. L’obiettivo centrale dell’Italia in questi anni è stato e resta duplice: realizzare una riforma del Consiglio di Sicurezza che rifletta il pieno e legittimo diritto affinché i nostri interessi vengano adeguatamente rappresentati (siamo uno dei principali contributori dell’Onu e tra i Paesi maggiormente impegnati nella risoluzione delle crisi internazionali anche attraverso le missioni di pace) ed assicuri che il Consiglio possa funzionare efficacemente per risolvere i problemi globali. Questo duplice obiettivo ci ha portato a respingere le ipotesi di aggiungere nuovi membri permanenti in Consiglio di Sicurezza che, oltre a ridurre ingiustamente il peso internazionale del nostro Paese, riprodurrebbero un modello di governance elitario, come quello ereditato dalla Seconda guerra mondiale e non più adeguato alla complessità del mondo attuale e alle sfide che abbiamo di fronte. Ci siamo allo stesso tempo adoperati per costruire, in positivo, con pazienza e laboriosità, un consenso a New York su un concetto di riforma del Consiglio più democratico ed inclusivo. I nostri sforzi hanno finora dato frutti importanti che vanno riconosciuti. Vorrei ricordare che la 63esima Assemblea Generale si è appena conclusa con un importante successo per la nostra diplomazia che è riuscita ad evitare che nel documento conclusivo si prediligesse l’ipotesi di ampliamento dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza facendo invece emergere un consenso su un’interpretazione del negoziato sulla riforma del Consiglio più comprensiva di tutti i suoi aspetti. Ricordo inoltre che nel febbraio scorso abbiamo con successo riunito a Roma circa 80 Paesi con cui abbiamo potuto registrare un’ampia convergenza sui principi di rappresentatività, efficienza e partecipazione che dovrebbero ispirare la riforma del Consiglio. Un Consiglio di Sicurezza che sia più rappresentativo ed efficace allo stesso tempo, più «moderno», necessita del coinvolgimento di tutti i continenti ed in particolare dell’Africa, a tutt’oggi sottorappresentata nelle istituzioni della governance globale, malgrado il 60% delle questioni trattate in Consiglio di Sicurezza riguardino proprio l’Africa. E’ questo un messaggio che l’attuale governo italiano ha lanciato con forza anche al Vertice dei G8 dell’Aquila, dove abbiamo invitato per la prima volta i Paesi africani a parteciparvi come soggetti politici a pieno titolo. Crediamo sia questa del resto la principale lezione da trarre dalla crisi economica attuale: e cioè che le istituzioni globali necessarie a gestirla hanno bisogno di una rappresentanza che sia anch’essa globale.

II punto centrale dell’articolo di Venturini - e cioè la necessità di spostare la battaglia diplomatica da New York a Bruxelles - ignora la semplice realtà che senza l’azione diplomatica globale tous azimuts condotta dalla nostra diplomazia a New York e nel mondo la riforma del Consiglio di Sicurezza avrebbe preso una direzione non rispondente ai nostri interessi.

L’obiettivo di un seggio europeo alle Nazioni Unite è ovviamente parte della nostra strategia. Non solo l’Italia, ma anche l’Europa - se vorrà contare ed aspirare ad essere un global player - se ne gioverebbe. Le divisioni nazionali condannano l’Europa - come oggi purtroppo spesso vediamo - ad essere spettatore anziché attore del mondo. Ma ci rendiamo conto che il consenso in ambito europeo può essere costruito solo gradualmente. L’Italia ha proposto che vengano creati in Consiglio di Sicurezza seggi non permanenti a più lunga durata (fino a cinque anni rispetto ai due oggi previsti) tra cui un seggio a lunga durata anche per l’Europa, ossia un seggio «a rotazione» tra i Paesi europei proprio per consentire, progressivamente, una presenza istituzionale dell’Ue in Consiglio di Sicurezza. È questa la proposta che il governo italiano ribadirà la settimana prossima all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Abbiamo inoltre in programma di porre la discussione del ruolo globale dell’Europa nell’agenda dell’Unione europea, subito dopo l’auspicata entrata in vigore del Trattato di Lisbona, una volta cioè che l’Unione si sarà assestata sul piano istituzionale. Una discussione che non potrà eludere il tema della rappresentanza europea nelle istituzioni globali, tra cui il Consiglio di Sicurezza.


Luogo:

Roma

Autore:

di Franco Frattini

9471
 Valuta questo sito