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Data:

29/09/2009


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Nell’Europa riunificata e democratica che abbiamo a fatica, ma con successo, costruito in vent’anni dalla caduta del muro di Berlino può esserci posto anche per la Bielorussia? Noi crediamo di si. Per la sua collocazione geo-politica, la sua storia e la religione della maggioranza della sua popolazione la Bielorussia ha una naturale vocazione europea. Una vocazione che non può, né deve essere intesa in senso anti-russo: e ciò sia perché la Russia è essa stessa parte dell’Europa e della sua cultura, sia perché la storia della Bielorussia dimostra che lo stretto legame di quest’ultima con la Russia è altrettanto naturale. La vocazione “europea” e quella “russa” della Bielorussia sono, in altre parole, complementari e non si escludono.

L’isolamento della Bielorussia dal continente europeo negli ultimi vent’anni ha rappresentato un’anomalia che l’Europa sta oggi cercando di superare. I rapporti tra l’Unione Europea e Minsk hanno conosciuto una svolta negli ultimi dodici mesi. Nell’ottobre scorso l’Ue ha deciso un alleggerimento delle sanzioni che erano state decise dopo le controverse elezioni del 2006; nel maggio scorso l’Unione ha invitato Mínsk - insieme a Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia ed Azerbaijan - a partecipare al “Partenariato Orientale”, un’iniziativa regionale volta a stabilizzare questi Paesi economicamente e politicamente e ad intensificare i loro rapporti anche umani e sociali con il resto dell’Europa.

Il Parlamento europeo con un’apposita risoluzione ha a sua volta appoggiato la nuova politica verso la Bielorussia: Europa e Bielorussia hanno bisogno l’una dell’altra. Attraverso la Bielorussia transita il 20% del gas russo destinato all’Europa, mentre la sua collocazione geografica la rende un partner particolarmente importante per il contrasto dei traffici illeciti; per la Bielorussia l’Europa è un punto di riferimento in dispensabile per lo sviluppo della propria economia e la stabilizzazione sociale.

L’Italia e la Lituania hanno sin dall’inizio fortemente sostenuto questa linea di graduale apertura e continuano ad incoraggiarla attivamente anche attraverso i rispettivi canali bilaterali. Il Presidente bielorusso Lukashenko parteciperà ad un forum economico a Vilnius nei prossimi giorni, mentre il ministro degli Esteri italiano si recherà in visita a Minsk il 30 settembre prossimo, ricambiando la visita a Roma nella primavera scorsa del ministro degli Esteri bielorusso, Martynov. Italia e Lituania sostengono inoltre l’importanza di un intervento economico dell’Europa per contenere gli effetti particolarmente drammatici sul piano sociale che la crisi economica mondiale ha avuto in quel Paese.

La politica dell’ “engagement paziente” avviata dall’Europa è la risposta ad alcuni importanti ed innegabili progressi compiuti dalla Bielorussia sul fronte della democratizzazione, tra cui la liberazione di un certo numero di prigionieri politici avvenuta nell’estate dell’anno scorso. Questi progressi sono stati importanti per aprire un nuovo capitolo nei rapporti euro-bielorussi, ma non sono ancora tuttavia sufficienti per scrivervi nuove pagine dense di contenuti positivi

L’auspicio di Italia e Lituania, così come del resto dei Paesi europei, è che attraverso il riavvio del dialogo e l’inclusione nel “Partenariato Orientale” la Bielorussia avverta i vantaggi del rapporto con l’Europa e possa - pur secondo tempi e modalità compatibili con la sua realtà politico-istituzionale - ulteriormente progredire nel processo di democratizzazione con il rilascio di tutti i prigionieri politici, il miglioramento della normativa elettorale e garantendo l’indipendenza dei mezzi di informazione e le normali condizioni per l’attività delle organizzazioni non governative. Se la Bielorussia continuerà a progredire in senso democratico, sarà possibile un ulteriore rafforzamento dei suoi rapporti con l’Europa, incluso il riavvio del processo di ratifica dell’Accordo di Cooperazione firmato nel lontano 1995.

L’Unione Europea è insomma pronta a cogliere ed incoraggiare gli ulteriori segnali positivi di apertura democratica che proverranno da Minsk. Non si tratta di voler imporre alla Bielorussia una condizionalità fine a se stessa, ma di aiutare quest’ultima a costruire con l’Europa un rapporto “vero” basato sulla fiducia, che non può prescindere dalla condivisione di una base di valori e principi comuni, pur nel rispetto delle rispettive tradizioni e specificità. La palla è nel campo della Bielorussia: le iniziative italiana e lituana intendono aiutare Minsk a coglierla al balzo, nell’interesse di quest’ultima, dell’Europa e della stessa Russia che potrà anch’essa giovarsi dell’avere un vicino più a proprio agio con sé stesso e la sua duplice vocazione.


Luogo:

Roma

Autore:

Franco Frattini e Vygaijdas Usackas

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