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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

02/10/2009


Dettaglio intervista

Se la Bielorussia mostra «segni di apertura sui diritti umani e la democrazia interna credo che l’Unione Europea debba cogliere al volo l’occasione». Il ministro degli Esteri Franco Frattini è appena tornato da un viaggio a Minsk, dove ha colto segnali di disgelo in direzione di quanto chiedono i Ventisette: ovvero riforme democratiche e rispetto delle libertà fondamentali. Frattini è il primo ministro europeo a recarsi a Minsk da quando tra Ue e Bielorussia c’è una sorta di muro di ghiaccio. Muro che impedisce al presidente Aleksandr Lukashenko - definito da molti "l’ultimo dittatore d’Europa" - e ai suoi principali collaboratori l’ingresso nei Paesi dell’Unione. «Una chiusura così netta nei confronti della Bielorussa - spiega Frattini in questa intervista - è oggi non più necessaria. Credo che l’Europa, se vuole essere protagonista, debba in questa fase seguire e incoraggiare il cammino verso una svolta democratica».

Ministro, nel suo viaggio in Bielorussia ha potuto constatare miglioramenti della situazione interna?

Sono rimasto colpito da alcune notizie: il presidente Lukashenko ha istituito un comitato consultivo permanente sui diritti umani, al quale partecipano tutte le organizzazioni non governative bielorusse. Il Parlamento di Minsk ha creato una commissione per discutere dell’abolizione della pena di morte. Infine, ho parlato anche con il rappresentante del locale "Comitato di Helsinki" che mi ha confermato che è in atto una tendenza positiva.

Siamo ancora lontani dallo standard democratico occidentale...

Certamente, ma teniamo conto che non si tratta qui di esaminare i requisiti per l’entrata della Bielorussia nell’Ue, cosa che non è all’ordine del giorno né di oggi né, forse, di domani. Ma di rafforzare il partenariato e la collaborazione con quei Paesi dell’Est europeo (Ucraina, Georgia, Moldova e, appunto, la Bielorussia) che chiedono relazioni più strette sul piano politico ed economico. Non posso non ricordare, a questo proposito, che Benedetto XVI concesse ad aprile scorso udienza in Vaticano a Lukashenko, confermando così la necessità di un dialogo con quel Paese.

L’Italia è da sempre in prima linea nei rapporti con la Bielorussia. C’è un motivo in particolare?

C’è un fortissimo legame tra i due Paesi di grande impatto umanitario. Dal 1986, ossia dalla tragedia di Chernobyl, ad oggi, le famiglie italiane hanno ospitato nelle proprie case circa 20-25 mila bambini bielorussi all’anno, per un periodo di cura e di vacanze. Senza considerare le numerosissime adozioni che ci sono state. Oggi questi bambini sono cresciuti e in Bielorussia ci sono più di 300mila persone che parlano perfettamente italiano e che hanno rapporti affettivi molto forti nei confronti delle famiglie italiane. E’ una carta in più che il nostro Paese può e deve giocare nella sua politica estera.

Si parla anche di un viaggio di Berlusconi a Minsk. Può confermarci la notizia?

Stiamo lavorando per trovare una data ravvicinata, pensiamo entro il mese di novembre.

Ministro, cambiamo argomento. Che novità ci sono sul fronte delicatissimo del nucleare in Iran?

C’è sicuramente delusione e preoccupazione da parte nostra per i test missilistici effettuati dal governo iraniano e per la ribadita volontà di non discutere del programma nucleare. Atteggiamenti ai quali l’Europa, l’Occidente e la comunità internazionale risponderanno con determinazione e fermezza. Allo stesso tempo, però, cerchiamo di cogliere ogni possibile segnale di dialogo. E la proposta, affacciata dal presidente Ahmadinejad, di far arricchire l’uranio necessario alla produzione di energia da un Paese terzo, che possa garantire che il materiale radioattivo non venga utilizzato per costruire ordigni nucleari, merita considerazione. Ovviamente, attendiamo di conoscerne i dettagli.

C’è la recente presa di posizione dell’Ue sulla delicata diatriba Russia-Georgia. Lei che ne pensa?

Mi sembra che siano stati accertati fatti e responsabilità con grande equilibrio e correttezza. E’ stato stabilito che la Georgia ha aggredito per prima e che la Russia ha reagito in modo spropositato. Mi auguro che questo giudizio rappresenti un punto fermo per buttare le polemiche alle spalle e per cominciare a costruire un rapporto nuovo tra i due Paesi e tra questi e l’Europa. Noi siamo stati, anche nella fase più difficile, sempre molto vicini alla Federazione Russa e ci siamo impegnati da subito per una ricucitura tra Mosca e l’Ue. Ma è stata un’impresa faticosa.


Luogo:

Roma

Autore:

di Giovanni Grasso

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