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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

13/10/2009


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"L’ opportunità di pacificare il Medio Oriente depotenziando le situazioni di crisi non può andare sprecata; e non può che passare attraverso il contributo decisivo degli attori che, come l’ Arabia Saudita, si distinguono per la saggezza delle loro posizioni."

Con vero piacere ho accolto l’invito del Regno Saudita a visitare Riad per co-presiedere i lavori della X Commissione Mista bilaterale con l’Italia.

I nostri due Paesi sono chiamati ad assolvere ad importanti responsabilità comuni per la stabilizzazione dell’ area mediorientale, in una fase storica nella quale la questione israelo-palestinese deve essere avviata a soluzione con concreti, e non più dilazionabili, gesti di buona volontà di entrambe le parti. Arrivo oggi a Riad non soltanto per riannodare le fila della cooperazione economica, ma, più ancora, forte del convincimento che l’ Arabia Saudita è un player fondamentale per ridisegnare assetti regionali stabili e duraturi.

Ma cosa hanno davvero in comune Italia ed Arabia Saudita? Per quali ragioni profonde troviamo naturale e conveniente stringere ancor più i nostri legami ? Guardiamo al di là delle cifre, al di là del noto dato che vede l’Italia primo partner europeo del Regno per interscambio commerciale, con 7,5 miliardi di euro.

Roma e Riad condividono un percorso disseminato di suggestive similitudini. Entrambe società tradizionali collocate improvvisamente di fronte alle sfide della modernità, grazie al vorticoso sviluppo economico in un passaggio cruciale del loro cammino. Roma e La Mecca sono due poli di una storia che ha fatto del Mediterraneo allargato la culla – ed il luogo di incontro e di confronto – di quel vero e proprio motore della storia che sono le religioni monoteiste per i popoli del Libro. Le due società si reggono ancora adesso, in larga parte, sul perno dell’istituzione familiare, che è, per entrambi i popoli, motore della socializzazione primaria, fonte di coesione sociale, produttrice, prima ancora che consumatrice, di welfare.

Il retroterra sociale, in tanti aspetti accomunabile, spinge verso significative convergenze politiche. Italia e Arabia Saudita sono convinte, talora in differente misura, ma in modo crescente e convergente, che la base della stabilità internazionale risieda nel dialogo e nel multilateralismo sotto i concreti auspici delle istituzioni internazionali.

L’Italia membro assai attivo dell’ONU, fondatore dell’ Unione Europea, presidente di turno del G8; l’Arabia Saudita sempre più presente nelle istituzioni onusiane, importante membro del Consiglio di Cooperazione del Golfo e membro del G20. Concordiamo sugli snodi cruciali della governance economica mondiale, in particolare sulla necessità di coordinare le politiche nazionali e di dar vita ad adeguate architetture finanziarie internazionali, ispirate a criteri di trasparenza e collimanti con le legittime aspirazioni dei Paesi emergenti.

L’Italia è presente con ingente spiegamento di peacekeepers in teatri come Libano e Afghanistan, dove l’attività delle missioni di pace delle Nazioni Unite costituisce non solo la speranza di un futuro più sereno per quelle popolazioni, ma anche l’unica garanzia immediata di accesso a robusti programmi di ricostruzione civile, che non sarebbero nemmeno immaginabili senza un’ adeguata cornice di sicurezza. Condividiamo con l’Arabia Saudita i principi ispiratori del nostro coinvolgimento nelle aree di crisi: la necessità di un approccio regionale per la soluzione dei conflitti, l’ impegno per il prevalere delle ragioni del dialogo sugli estremismi, il contrasto ad ogni forma di terrorismo.

Non è, del resto, casuale che l’Italia guardi con favore al diffondersi, proprio tra i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, di un modello di integrazione regionale in qualche modo ispirato al “cantiere di costruzione europeo”, che ha garantito al vecchio continente pace, libertà, prosperità, crescita civile, tramite uno sviluppo graduale e progressivo, rispettoso delle diversità, ma pronto a mettere insieme quello che può essere ottenuto solo su scala più ampia della dimensione nazionale. Pur nell’ inevitabile complessità della dialettica politica interna, un forte schema di integrazione regionale finisce per avere effetti stabilizzatori anche oltre i suoi confini.

Ci attendiamo che questa sia la prospettiva per il Golfo e per il Medio Oriente. L’ opportunità di pacificare il Medio Oriente depotenziando le situazioni di crisi non può andare sprecata; e non può che passare attraverso il contributo decisivo degli attori che, come l’ Arabia Saudita, si distinguono per la saggezza delle loro posizioni.

Una sintonia fruttuosa sul terreno politico induce ad un deciso cambio di passo nella collaborazione economica. Abbiamo dunque concordato che della Commissione siano autentici protagonisti l’imprenditoria ed il settore privato, e ci aspettiamo allo stesso tempo, per l’ immediato e per il prossimo futuro, risultati importanti anche per i Governi. Due esempi fra tanti: la messa a punto del trattato per prevenire la doppia imposizione, che spiana la strada a condizioni fiscali assai più vantaggiose per i reciproci investimenti, e la decisione di collocare in cima alla lista delle comuni priorità la collaborazione nel campo dell’università, della formazione e della ricerca, cioè la miniera del sapere delle prossime generazioni. In una parola: “il petrolio del futuro”.

Una nota rivolta al futuro. Tutti i grandi gruppi privati italiani conoscono bene i propri omologhi e interlocutori sauditi. I due Governi fanno la loro parte per migliorare il business climate, affinché le imprese, dal canto loro, non lesinino sforzi per assicurare concretezza di risultati ai loro contatti d’ affari. I settori di cooperazione e di investimento vanno allargati al di là degli ambiti consolidati della petrolchimica e dell’ edilizia. Vanno esplorate le nuove frontiere dell’ economia, come la green economy, l’ information technology, la knowledge economy. Va incoraggiato il turismo.

Soprattutto, terreno fertile è quello dell’ incontro fra le due società civili, cominciando con le scommesse più importanti: gli scambi di studenti, i progetti di formazione sia universitaria che tecnico-amministrativa, la cooperazione nei programmi più avanzati di ricerca scientifica e tecnologica.

Occorre anche conoscersi meglio, per costruire assieme la pace.


Luogo:

Riad

Autore:

Franco Frattini

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