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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

24/10/2009


Dettaglio intervista

Quando saranno sottoposte a Barack Obarna indicazioni sugli eventuali rinforzi delle truppe in Afghanistan? «Probabilmente, tra due o tre settimane». Risponde così il segretario Usa alla Difesa, Robert Gates, ai cronisti presenti a Bratislava per il meeting della Nato. Gates ha assicurato ai membri dell’Alleanza atlantica che gli Stati Uniti resteranno in Afghanistan, nonostante l’amministrazione di Obama sia tuttora impegnata in una «approfondita riflessione» su una nuova strategia di guerra. Ma il segretario alla Difesa americano ha voluto sgombrare il campo da tutti i dubbi (e le paure) degli alleati e anche degli oppositori politici alla Dick Cheney, che ieri ha bollato come «titubante» la strategia di Obama in Afghanistan. «Non ci stiamo ritirando» ha sottolineato Gates e «credo - ha aggiunto - che sia altamente improbabile una riduzione del nostro impegno».

Il comandante delle forze Usa nel Paese asiatico, Stanley McChrystal, ha chiesto l’invio di altri 40mila soldati per affrontare sul loro campo i talebani e garantire la sicurezza della popolazione civile, ma i membri della Nato sembrano piuttosto restii a inviare altri rinforzi. D’altro canto, lo stesso Gates ha dichiarato che dalla riunione a Bratislava è emersa chiaramente l’intenzione dei paesi Nato di rafforzare la missione civile (e non solo militare) in Afghanistan. Puntellando i primi passi in vista di un’efficace exit strategy. L’Afghanistan non è solo "guerra", ma - soprattutto per Paesi come l’Italia - è una frontiera di impegno civile e un investimento in termini di infrastrutture, sanità, sistema giudiziario, educazione e telecomunicazioni. E non è un caso che il ministro Franco Frattini abbia nominato un inviato speciale per l’Afghanistan e il Pakistan, l’ambasciatore Massimo Iannucci, che da una settimana sta viaggiando tra Kabul ed Herat. Un viaggio senza pubblicità. Il Riformista lo ha raggiunto telefonicamente ad Herat.

Ambasciatore, è in missione segreta in Afghanistan?

Assolutamente no, sono qui per visionare in maniera molto pratica quello che stiamo facendo. Non è una missione di trattative, ma testimonia la necessità di una presenza italiana dopo le dichiarazioni sul risultato elettorale di tre giorni fa. E una dimostrazione dell’interesse italiano per l’Afghanistan.

Proprio Frattini sottolineava come in realtà non si aspetta molto dal ballottaggio...

Non mi discosto dal giudizio del ministro. Anche se è difficile giudicare la situazione qui. Il Paese esce da un periodo orribile e ha bisogno di tempo per risollevarsi e raggiungere standard occidentali.

Il segretario Usa Robert Gates ha dichiarato che la Nato vuole puntare sull’impegno civile. Qual è la situazione dell’Italia?

Vede, io qui sto facendo una sorta di inventario di tutto quello che è stato fatto e funziona. A cominciare dal settore sanitario, quello della giustizia e della formazione. Qui c’è una nostra presenza notevole e un impegno finanziario molto forte che continua e va avanti da anni. Qui noi italiani stiamo investendo sui giovani, quella afghana è una scommessa sulle generazioni future.

L’Italia è presente in Afghanistan sin dal 2002 e svolge un ruolo di primo piano tramite gli interventi della Cooperazione allo sviluppo e la guida di Herat, cui si aggiunge la partecipazione alle attività nel comando regionale occidentale di Kabul. Dal 2001 al 2008 la nostra Cooperazione ha stanziato un totale di 441 milioni di euro, puntando su investimenti nel settore della governance, dello sviluppo rurale e agricolo, delle infrastrutture e della sanità. E l’inviato speciale per l’Afghanistan voluto dal ministro Frattini è stato accolto «a braccia aperte» negli ospedali e nei centri gestiti dagli italiani.

Ambasciatore, quali centri ha visitato finora?

Ne ho visti molti, come il centro di Emergency che è ammirevole e altri della cooperazione a Herat, dove mi trovo adesso, e a Kabul.

Cos’è che l’ha colpita maggiormente?

Il centro di Kabul per le donne ustionate è impressionante. Una realtà unica, visto l’orribile costume di qui in base al quale le donne reagiscono alle violenze dandosi fuoco.

Non sono dunque solo i talebani a dare fuoco alle donne?

Sì, certo, ma sta crescendo il numero delle autolesioniste. Ci sono numerosi casi di donne giovani che si appiccano fuoco come forma di protesta.

Come sono percepiti gli italiani?

In questi ospedali ho verificato io stesso un’accoglienza a braccia aperte. Quando si parla di ingresso gratuito, di cure a livello moderno con un controllo degli eccellenti medici della nostra cooperazione, per i più deboli è un grosso passo avanti. Ospedali, prigioni per donne e minorenni. Anche quello è un grosso aiuto, perché diventano dei rifugi, dei luoghi di protezione per le donne e i bambini che si sentono minacciati. Quella di donne e bambini è la condizione che ha bisogno di maggior sostegno, oltre alla formazione professionale dei giovani.

Ci sono scuole "italiane"?

Organizziamo corsi di formazione professionale, ci sono iniziative di formazione per amministratori, forze di polizia, magistrati, procuratori, avvocati. Ho visitato un centro dove vengono addestrati e perfezionati i procuratori e i giudici, finanziati dall’Italia. Insomma, un passo avanti rispetto alle attuali madrasse.

Si fermerà per i ballottaggi?

Sì. Non era previsto, ma credo che sia importante far vedere che l’Italia è presente con il suo inviato speciale.


Luogo:

roma

Autore:

di Anna Mazzone

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