Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

13/11/2009


Dettaglio intervista

Il primo summit Italia-Serbia che si svolgerà oggi a Roma invierà un messaggio chiaro – l’Italia desidera vedere la Serbia come membro dell’Unione europea quanto prima possibile. Roma ritiene che il percorso di avvicinamento della Serbia all’EU debba essere più veloce, sbloccando l’Accordo transitorio e ratificando l’Accordo di stabilizzazione e adesione senza esitazioni – dice al Danas, il capo della diplomazia Italiana, Franco Frattini.

Serbia e Italia hanno una buona collaborazione economica. L’Italia da anni è uno dei maggiori partner economici. Questo primo summit Italia-Serbia aprirà la possibilità di ampliare tale cooperazione? Perché l’Italia ha proposto di organizzare un incontro del genere e che cosa potrebbe essere l’obiettivo reale dell’incontro? Questo tipo di incontro diventerà regolare?

Italia e Serbia sono legati da una amicizia durevole oltre ad avere una collaborazione in tutti i campi. E’ un rapporto di amicizia che comprende anche i cittadini dei due paesi.

Quest’anno celebriamo i 130 anni dal riconoscimento dei rapporti diplomatici fra la Serbia e l’Italia. E’ giunta l’ora di arricchire gli ottimi rapporti esistenti con un maggiore valore strategico. Il processo di integrazione della Serbia in EU apre nuove possibilità per una collaborazione più forte e più ampia fra Roma e Belgrado.

Quali sono le questioni più importanti di cui si discuterà al summit?

Prima di tutti stabiliremo e porteremo avanti alcune decisioni, tra queste verrà firmato una intesa fra i due governi. Tale intesa renderà più forte la partnership strategica in settori chiave come le infrastrutture, l’energia, l’agricoltura, gli affari interni, la cooperazione per la cultura e l’istruzione nei settori scientifici e tecnici. Parleremo anche di cooperazione militare.

Serbia ha grandi aspettative per un intervento da parte degli investitori italiani, soprattutto della FIAT. Qual è l’importanza di questo progetto per i futuri rapporti dei due stati?

La decisione della FIAT di investire in Serbia è la conferma della partnership in campo industriale da una parte, e di una maggiore apertura per gli investimenti italiani in Serbia dall’altra. L’investimento della FIAT vale più di 900 milioni di Euro, ciò vuol dire che la Serbia ha una grande potenzialità per attirare investimenti stranieri. Sono convinto che molte aziende italiane seguiranno l’esempio della FIAT.

Gli sforzi della Serbia di avvicinarsi all’EU negli ultimi 12 mesi non hanno avuto successo. Perché, secondo Lei, alcuni paesi dell’EU esitano?

Le difficoltà nel processo di ratificazione dell’accordo di Lisbona hanno aggravato la situazione. Devo dire che, a parere di Roma, il governo serbo quest’anno ha fatto un lavoro importante. L’accordo di stabilizzazione e adesione viene ben applicato da parte della Serbia, così Belgrado ha dimostrato la propria determinazione nel continuare il percorso di accelerazione verso l’EU. L’implementazione delle riforme necessarie per l’abolizione dei visti è importante. Sono maturi i tempi affinchè la EU premi la Serbia in modo da far abolire i visti oltre a far sbloccare l’Accordo transitorio ed il processo di ratificazione dell’Accordo di stabilizzazione ed adesione.

Lei appoggia l’adesione della Serbia all’EU e l’applicazione dell’Accordo transitorio senza la partecipazione dell’Olanda. Le sembra realistico ciò? E’ realistico che la Serbia presenti la candidatura per l’adesione prima che sia applicato l’Accordo transitorio?

L’Italia appoggerà la richiesta della Serbia di ottenere lo status di candidato come membro dell’EU nel momento in cui verrà presentata. Ciò verrà affermato ulteriormente durante il Summit bilaterale. Personalmente posso confermare la fermezza dell’Italia di risolvere tutti i problemi esistenti, facilitando in tal modo il percorso della Serbia verso l’EU.

Sembra che la posizione dei Balcani occidentali agli occhi dell’EU non è delle migliori. Tutti i paesi della regione trovano ostacoli nel loro percorso. Nell’ambito dell’EU come va visto questo punto?

Ho sollevato tale problema al Summit EU-USA tenutosi a Praga a marzo di quest’anno. Con la dichiarazione di Thessaloniki del 2003, l’EU ha espresso una posizione politica che i Balcani occidentali fanno parte della famiglia europea. Dobbiamo essere legali a tale posizione e rinnovare gli sforzi per rendere la prospettiva europea ai Balcani occidentali concreta. E’ questo lo spirito del mio piano predisposto in otto punti.

Se si guarda al progresso effettuato negli ultimi 8 mesi, diventa chiaro quanto è importante continuare con queste decisioni.

La Spagna ha annunciato che durante la sua presidenza dell’EU verrà tenuta una conferenza dedicata ai Balcani occidentali. Che cosa può portare tale conferenza?

E’ una delle più importanti cose proposte da me a Praga. Sono trascorsi oramai dieci anni dalla conferenza di Zagabria ed è giunta l’ora di fare un’ampia analisi delle integrazioni dei Balcani occidentali per dare un forte impulso al percorso dell’ultimo chilometro. Dobbiamo terminare l’ampliamento storico iniziato nel 2004.

Alcuni diplomatici greci annunciano l’ingresso della Serbia all’EU nel 2014. E’ realistico?

Prima vi sarà l’ingresso e meglio sarà per tutti.

Serbia conferma che non riconoscerà mai il Kosovo. Lei pensa che l’EU, come una della condizioni per entrare nell’unione, chiederà alla Serbia di riconoscere il Kosovo?

Come membro dell’EU è tenuto a conformarsi ai criteri di Copenhagen.

Sinceramente non vedo nessun motivo di applicare nei confronti dei Serbi un altro approccio.


Luogo:

Autore:

di Dragan Bisenic

9715
 Valuta questo sito