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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

21/11/2009


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, non crede che una scelta di basso profilo ai vertici Ue dimostri la debolezza politica dell’Europa?

«Sono stati i veti incrociati a portare a questo risultato. Ma non credo che da questa Europa che si divide sempre su questioni importanti - e a pochi giorni appena dalla firma del presidente ceco al trattato di Lisbona per giunta - ci si potesse aspettare un salto di qualità politica. Il risultato è quello che realisticamente ci si poteva aspettare: un’intesa non sul massimo comun denominatore ma su candidati sui quali nessuno potesse avere obiezioni. Non conosco Von Rompuy, ma ho lavorato con Catherine Ashton: è competente e preparata. Il fatto che siano poco conosciuti e con una personalità politica non spiccata non vuol dire che non rappresenteranno al meglio l’Europa».

D’Alema non ce l’ha fatta perché non sostenuto fino in fondo dal governo italiano, accusa il socialista tedesco Schulz.

«Siamo stati sempre leali alla sua candidatura, fino all’ultimo. Mi dispiace, sarebbe stato un ottimo Mister Pesc. Al di là del caso D’Alema, però, la partita delle nomine vede un solo vincitore e un solo sconfitto».

Come dire?

«Il vincitore è Barroso, che assume il ruolo di personalità politica più forte al vertice europeo. Il perdente è il gruppo socialista di Schulz: la candidatura D’Alema è stata una scelta politica per contrastare un altro socialista, Blair. Ma fatta senza verificarne le reali possibilità di successo. Alla fine i socialisti hanno ceduto alla richiesta britannica per aiutare un governo amico in difficoltà a pochi mesi dal voto, e lo hanno abbandonato».

L’entrata in vigore del trattato di Lisbona farà dell’Europa un attore internazionale?

«Ci saranno presto alcuni test. La promozione dei diritti umani in Iran, in Afghanistan e in Africa, per esempio. La Conferenza sul clima di Copenhagen. O ancora la creazione di un esercito europeo, che potrebbe essere costituito in una prima fase da alcuni Paesi ai quali se ne aggiungerebbero poi altri. Nel frattempo perché non mettere sotto bandiera europea - anziché di 3 nazioni - i pattugliamenti nel Mediterraneo?».

A Washington si guarda con allarme al nostro «rapporto privilegiato» con Russia e Iran.

«Abbiamo informato gli Stati Uniti della nostra strategia energetica con Mosca. Non siamo dipendenti dalla Russia, dalla quale importiamo solo il 30% del fabbisogno. Gli Stati Uniti ci hanno chiesto chiarimento sul South Stream, il gasdotto che parte dalla Russia. Abbiamo risposto che si tratta di un interesse nazionale ma anche di un interesse strategico dell’Europa, come confermano le continue adesioni: da ultime Austria, Francia e Slovenia. Poi c’è il North Stream: ha le stesse caratteristiche, vi aderiscono Germania e Regno Unito, nessuno lo ha mai citato con preoccupazione. Infine c’è il Nabucco, a cui pure partecipiamo: aggira la Russia, ma per farlo funzionare ci vuole il gas. Lo può dare l’Azerbaigian, che non è disponibile. O l’Iran, ma credo che non ci siano le condizioni. Quanto a Teheran, la nostra linea è chiara: auspichiamo che colga l’opportunità della mano tesa di Obama e l’offerta del 5+1. Il tempo però non è infinito: una risposta convincente deve arrivare entro dicembre.

Lei è appena tornato dall’Afghanistan. Karzai è davvero cambiato?

«Tre elementi fanno ben sperare. Ha fatto un appello esplicito alla riconciliazione. Ha esposto un’azione dettagliata di lotta alla corruzione, in cui l’Italia vuole essere attiva. E per la prima volta ha dato un orizzonte temporale alla sua azione: la fase di transizione che porterà il Paese a garantire difesa e sviluppo si compirà durante il suo mandato. Vuol dire cambiare il ruolo della missione: la sicurezza diventa strumento per realizzare la ricostruzione».

Il ministro della Difesa brasiliano, Genro, dice che Battisti non sarà estradato perché in Italia il fascismo sta crescendo.

«Dal Brasile arriva una dichiarazione altrettanto interessante: il capo della polizia scrive che durante il suo soggiorno illegale nel Paese Battisti ha svolto attività terroristiche. A Genro dico solo che le sue dichiarazioni sono dello stesso tipo di quelle spazzate via dalla Corte Suprema, quando il ministro disse che in Italia c’è pericolo che un detenuto venga torturato. Genro è politicamente sconfitto, ha clamorosamente sbagliato nel continuare a difendere la sua decisione sbagliata. Attendiamo con fiducia la decisione di Lula».


Luogo:

Roma

Autore:

Emanuele Novazio

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