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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

01/12/2009


Dettaglio intervista

ROMA - Le accuse del «pentito» Gaspare Spatuzza che coinvolgono l’attuale presidente del Consiglio negli attentati del 1993, la voglia che verrebbe al Cavaliere di «strozzare» gli autori dei libri sulla mafia, i processi che si estinguerebbero se se ne accorciasse la durata con una sola legge: su tutto questo Franco Frattini è lontano da qualsivoglia dubbio o riserva. A sentire il ministro degli Esteri, Silvio Berlusconi non ha commesso né reati né errori. Anzi, a suo avviso rischia di essere discriminato se nuove norme sui processi non permetteranno anche lui giudizi dai tempi meno lunghi. Frattini non lascia intravedere adesso grandi margini d’intesa con l’opposizione. «Pierluigi Bersani afferma: togliete il "processo breve" e ragioniamo sul resto. E’ un metodo inaccettabile. Se c’è dialogo è su tutto», dice in questa intervista al Corriere il componente del governo più vicino a Berlusconi oltre a Gianni Letta.

Marcello Dell’Utri, senatore del Popolo della libertà condannato a nove anni in primo grado per concorso in associazione mafiosa, chiede che quel reato «se c’è si regoli, oppure si abolisca». Regolarlo significa cambiare la legge che lo prevede. Il governo seguirà una delle due strade?

«Oggi non ci sono le condizioni per intervenire sulla sostanza di questa fattispecie, anche se gli argomenti di chi la definisce una normativa con pochi precedenti hanno qualche fondamento. Questo tipo di reato con concorso esterno è previsto in pochissime legislazioni straniere perché il concorso di basa sui fatti, quindi si puniscono i soli fatti. La figura fu creata in una fase emergenziale della normativa antimafia in Italia. Occorre una buona applicazione delle norme più che un cambiamento».

E oggi la mafia non è un’emergenza, secondo lei? `

«Oggi c’è purtroppo una consolidata presenza della mafia che dobbiamo stroncare, come fa il governo Berlusconi».

Come?

«Lo fa confermando le misure sul carcere duro per i condannati di mafia, nate emergenziali e grazie a Berlusconi diventate misure ordinarie. Trasformando l’eccezionale confisca dei patrimoni mafiosi in regola».

In base a un emendamento alla Finanziaria votato dalla maggioranza, si rischia che le cosche ricomprino all’asta beni sequestrati.

«La via maestra è la destinazione diretta a finalità sociali, non rimettendoli sul mercato c’è garanzia che un emissario delle cosche non li possa ricomprare. Il ministro Roberto Maroni ha chiesto, quando si dovessero vendere, una procedura complessa per evitare il pericolo. Aggiungo: sulla confisca di beni esportiamo la legislazione ad altri Paesi europei che la prendono a modello e a candidati all’adesione all’Ue, come l’Albania. Abbiamo le carte in regola».

Le pare civile che il presidente del Consiglio dica che avrebbe voglia di «strozzare» gli autori di libri, tanto più di libri sulla mafia?

«Altrettanto civile che sentirsi dire che il suo gruppo è frutto di patrimoni mafiosi. A sentirselo c’è rabbia legittima. Invece...» .

Invece?

«Invece far parlare un "pentito" sapendo che sta dichiarando cose non utilizzabili e a orologeria, dette 10 o 11 mesi dopo l’inizio del programma di protezione, è qualcosa su cui dobbiamo avere risposta».

Si riferisce a Gaspare Spatuzza. Se gli si domanda perché non aveva parlato di Berlusconi in precedenza, risponde: «Ne ebbi il timore, anche perché il ministro della Giustizia Alfano, che vedevo come un bambino, non mi sembrava altro che la faccia di Berlusconi e Dell’Utri».

«Un ministro degli Esteri non interloquisce con un pluriomicida, non rispondo a Spatuzza. Traggo però un’osservazione inquietante. Uno che ha avuto il coraggio di compiere omicidi efferati come quelli per i quali è stato condannato fa ridere, se non fosse cosa tragicissima, nel dire: avevo paura di fare queste dichiarazioni. Per Berlusconi è un’accusa infamante della quale avrà facilmente la possibilità di liberarsi».

Il sicario Giovanni Ciaramitaro ha riferito che Francesco Giuliano, condannato per l’attentato ai Georgofili, gli spiegò che «dietro alle stragi ci stava Berlusconi e altri politici».

«C’è un elemento del tutto inverosimile. Nella primavera del ‘93 Berlusconi non aveva neanche immaginato di entrare in politica, decisione che maturò nell’inverno del `93 dopo tentativi di far prendere le redini del centro-destra ad altri, per esempio Mario Segni».

Anche qualora fossero l`1%, i processi che si estinguerebbero con le norme sulla durata dei processi, come sostiene Angelino Alfano in contrasto con Associazione magistrati e Consiglio superiore, non è anomalo che in quell`1% rientrino processi del capo del governo?

«Ah si? E’ come quando si decide una misura che giova ai cittadini - accorciare la durata dei processi, ridurre tasse alle imprese - e si dice: il cittadino Berlusconi è l’unico che non dovrebbe usufruirne. Questa sì sarebbe una violazione delle regole».


Luogo:

Roma

Autore:

Maurizio Caprara

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