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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

30/12/2009


Dettaglio intervista

Barack Obama? «È un uomo politico capace di un’umanità e di gesti di simpatia che colpiscono molto». Sollecitato a raccontare il "suo" 2009 senza i toni dell’ufficialità, Franco Frattini attinge ai ricordi personali e va oltre il protocollo. «Con Obama», precisa, «non avevo alcuna conoscenza. L’ho incontrato per la prima volta quand’era già da un pezzo presidente degli Stati Uniti d’America, a luglio, durante il G8 svoltosi all’Aquila. Va così: mi presentano, lui mi guarda, mi dà una pacca sulla spalla e dice: "Ah, bravo, mi hanno riferito che a Trieste avete lavorato bene sull’Afghanistan". L’avevano informato circa la riunione dei ministri degli Esteri che, rappresentando l’Italia, presidente di turno, avevo coordinato a giugno. Quel gesto, spontaneo e caloroso, che pure sembra poca cosa, non era per nulla dovuto. Mi ha fatto davvero piacere».

Con Nicolas Sarkozy il rapporto è, invece, di lunga data.

«Quand’ero commissario europeo alla Sicurezza lui era ministro dell’Interno, ci siamo visti tante volte, ci diamo del tu, i rapporti sono più che buoni».

L’impressione è che, in campo internazionale, si sia voltata pagina alla ricerca di nuove forme di governance mondiale...

«Ritengo che il G8 rimarrà come formula di consultazione politica ristretta. Abbiamo bisogno di luoghi dove si possa parlare informalmente. Rimarrà, ad esempio, per discutere di proliferazione delle armi, di Iran, del come combattere insieme ad altri partner il terrorismo internazionale».

Ma come organo decisionale, il G8 sembra arrivato al capolinea...

«Il G8 non finisce certo: sui temi economici Cina, india e Brasile chiedono di sedersi allo stesso tavolo degli altri. Circa la sicurezza globale dico Europa più Russia più Usa; sui grandi temi economici, il G20 può essere, invece, il modello giusto».

L’Italia? L’immagine pare appannata...

«Tanto per cominciare, nel 2009 siamo passati nuovamente davanti al Regno Unito, diventando la sesta potenza economica al mondo. in tempo di crisi non è poco».

I più critici sostengono che sia stato un sorpasso in retromarcia, favorito dal cambio euro/sterlina...

«Mi attengo ai dati e cito fonti inglesi, non sospettabili di partigianeria. Già lo scorso marzo si è registrato un primo sorpasso: quello del reddito pro-capite; l’Economist pubblicò la notizia con enfasi. Sul finire di ottobre, poi, le stime dell’Office for national statistics e dei Citigroup hanno reso noto che nel terzo trimestre 2009 la nostra economia ha generato un Prodotto interno lordo (Pil, ndr) pari a 350 miliardi di sterline contro i 347,5 del Pil britannico».

I punti forti della politica estera Italiana del 2009?

«La presidenza del G8, con una sottolineatura sulla capacità di reagire alla crisi economico-finanziaria; il capitolo Afghanistan; il partenariato strategico con la Federazione Russa; il ritorno dell’Italia in Africa e nell’area del Golfo Persico».

Quali sono le cose di cui un italiano può andare fiero?

«Tra i 192 Paesi membri dell’Onu risultiamo all’undicesimo posto per il ruolo svolto a sostegno della sicurezza e al sesto posto per il finanziamento delle missioni di peacekeeping (per le quali abbiamo versato 335,3 milioni di dollari nel 2008 e 269,1 milioni nel 2009). Grazie alle migliaia di soldati schierati nei vari posti caldi del Pianeta siamo il primo Paese contributore di caschi blu in Europa e nel G8. Ma siamo anche secondi, dietro la Germania, nella classifica dei Paesi più competitivi redatta da Onu e Wto».

S’è mai trovato in imbarazzo nel difendere il premier Berlusconi?

«Sono uno sciatore che ama la discesa e dovendo scegliere preferisco il gigante.Quindi oso. Quando ho visto che marcava male, ho attaccato. Ho dovuto dire a qualche collega che rappresentava Paesi di provata democrazia: "Se nel tuo Paese pubblicassero articoli in cui una prostituta accusa il tuo Primo ministro senza dare elementi e senza spiegare perché, tu che diresti? Sostieni che da voi non accadrebbe una roba simile? Be’, in Italia è successo».


Luogo:

Roma

Autore:

Alberto Chiara

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