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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

02/01/2010


Dettaglio intervista

Sull'Iran, dice il ministro degli Esteri Franco Frattini, «l’Italia chiede una presenza europea: finora l'Europa non sempre è stata all'altezza delle aspettative». Da oggi è la Spagna alla guida della Ue e l'Italia chiede un messaggio europeo comune, un monitoraggio europeo continuo su Teheran: «Dobbiamo dare il senso dell'unità politica». L'Europa, secondo il ministro, deve battersi per il rispetto dei diritti umani fondamentali: «Ma senza chiudere ogni porta, poiché l'Iran è attore fondamentale per la crisi afghana, per quella mediorientale e nella delicatissima questione dell'escalation nucleare».

Quindi, ministro, come deve parlare la voce europea?

«Dobbiamo dire che in Iran sono in gioco libertà fondamentali. Ci arrivano via internet le immagini della repressione ai danni dei giovani iraniani, delle aggressioni dei pasdaran in motocicletta. Ecco, con la globalizzazione tecnologica, noi pretendiamo la globalizzazione dei diritti. Non interferiamo negli assetti politici di quel Paese. Ma non voltiamo la testa».

L'Europa può chiedere al governo iraniano di aprire un dialogo con gli oppositori?

«Tutte le parti devono riconoscere la dinamica democratica, basata sul pacifico dialogo. L'anelito di libertà di chi sta rischiando la vita va raccolto».

Musavi ha detto: «Sono pronto a morire».

«Conosco Musavi: so che dice sul serio. Io credo che il regime iraniano non possa affrontare a lungo un isolamento internazionale sempre più ampio. Devono comprendere che noi non siamo il Grande Satana occidentale intento a rivoltare un Paese sovrano».

L'Iran è un interlocutore decisivo in molti scenari.

«L'Iran si è detto pronto a collaborare per la stabilizzazione dell’Afghanistan. E a combattere i traffici di droga che passano anche attraverso il suo confine orientale, nella zona dove operano i soldati italiani. L'Iran è decisivo in Medio Oriente per i rapporti con Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e con la Siria. L'Iran minaccia Israele e anche molti paesi arabi con il possibile armamento nucleare. Dobbiamo muoverci affinché l'Iran abbia un’influenza positiva, perché sia una potenza non temuta ma rispettata».

In che modo?

«L'Iran ha diritto di essere un grande attore nella sua regione. Ha diritto di essere una potenza nucleare civile, non militare. Ma deve avviarsi verso una riconciliazione nazionale, perché quando un regime spara sul suo popolo, tocca il suo momento pi basso».

Sul tavolo ci sono anche nuove sanzioni?

«Dovranno essere deliberate sotto l'ombrello Onu. Bisogna però evitare sanzioni che provochino l'orgoglio nazionale iraniano, che portino a un possibile ricompattamento del regime con l'opposizione».

Quali sanzioni, dunque?

«Sono allo studio la limitazione della vendita dei prodotti della raffinazione del petrolio, come la benzina. O la limitazione dei viaggi di chi è coinvolto nella repressione. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu dovrebbe discuterne entro fine gennaio. L'Italia, primo partner commerciale dell'Iran in Europa, ha già congelato tutte le nuove iniziative economiche. Molte delle relazioni dell'Iran con il mondo stanno cambiando».

Per esempio?

«Resta forte il sostegno della Cina, ma l'appoggio russo è più tenue. La Russia non ha onorato il contratto per fornire all'Iran i missili “S 300” . L'India, principale fornitore di raffinati dal petrolio, ha ridotto il flusso. Stati Uniti ed Europa tengono consultazioni permanenti sulla crisi iraniana con Arabia Saudita, Emirati Arabi, Turchia. Ha senso rifiutare la nostra mano tesa?».

Ancora mano tesa?

«Ancora per poco. Ma la mano offerta da Obama è stata un'opzione corretta: grazie ad essa l'opposizione ha potuto “denudare” il regime. Chi governa a Teheran è logorato dalla repressione messa in atto. Per loro l'unica strada è il dialogo, devono offrire a chi lotta una via d'uscita dignitosa».

Dopo le sanzioni, se non dovessero funzionare, cosa resta?

«Potremo accettare ogni cosa meno una azione armata contro l'Iran. Solo pensarlo innescherebbe una catastrofe globale. Escludiamo opzioni militari anche a fronte di una guerra civile».

Una delegazione del Parlamento europeo sta per andare in Iran. Alcuni membri del Congresso Usa hanno sostenuto che «il momento non è appropriato».

«Credo invece che quella visita sia opportuna. Sono favorevole a ogni incontro interparlamentare. Inviterei subito a Montecitorio la commissione esteri del parlamento iraniano».

In Italia sull'Iran c'è unanimità fra maggioranza e opposizione?

«Di sicuro c'è una politica condivisa tra maggioranza e il Pd, maggior partito d'opposizione. Anche l'Udc è d'accordo e spero ci sia convergenza da parte dell' Idv».


Luogo:

Roma

Autore:

di Andrea Garibaldi

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